Anche quest’anno si è svolta a Roma la nuova edizione dell’incontro annuale dell’Accademia dei Direttori di Medicina d’Emergenza-Urgenza organizzata da SIMEU, l’appuntamento annuale che ha riunito chi porta sulle spalle la responsabilità (e il peso crescente) della gestione delle strutture ospedaliere dell’Emergenza-Urgenza in Italia.
I lavori sono iniziati nel pomeriggio del 20 novembre con una tavola rotonda dal titolo “L’Emergenza Urgenza nel Servizio Sanitario Nazionale: la buona sanità non si nasconde”, con Simona Ravizza come moderatrice che ha aperto la discussione evidenziando diverse criticità del nostro SSN. Un confronto pensato per ribadire come la qualità dell’assistenza continui a essere garantita grazie all’impegno quotidiano di professionisti del SSN e per mettere in luce criticità e proposte di soluzione.
Un confronto per ribadire la qualità dell’assistenza e proporre soluzioni concrete alle criticità emergenti
Nel suo discorso di avvio dei lavori, il Presidente Riccardi ha parlato dei tanti nodi da sciogliere nel rapporto tra Emergenza-Urgenza, sanità pubblica e decisori politici. Dal boarding alla fuga dei medici dal Pronto Soccorso, agli accessi non appropriati, fino alla carenza di organico e alla responsabilità penale. Ha poi ribadito l’impegno SIMEU per il riconoscimento del lavoro usurante ai professionisti dell’Emergenza-Urgenza. «La retorica degli eroi è finita, ora va costruito un sistema in cui i professionisti, infermieri compresi, siano riconosciuti come specialisti con un ruolo e competenze precise. Un lavoro rispettato e rispettabile».
Un servizio di alto livello come garanzia per i cittadini
Diversi gli interventi alla tavola rotonda, come quelli di Paolo Petralia della FIASO, Cecilia Becattini della SIMI, Annalisa Mandorino di Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso e Fabio De Iaco, past president e responsabile dell’Accademia dei Direttori SIMEU. Si è parlato di comunicazione, case di comunità e medicina di prossimità, di diritto alla salute e della relativa spesa come “costituzionalmente necessaria”, dell’importanza delle diverse competenze e di quanto sia urgente una visione d’insieme, una sinergia. Perché nel 2025 in ospedale nessuno può lavorare da solo e il PS non può rispondere a tutti i bisogni di cura dei cittadini.
La prima giornata si è conclusa con una sessione scientifica dedicata alle raccomandazioni della recente Consensus Conference SIMEU “La gestione del dolore nelle non-urgenze: dal triage alla dimissione”, con l’obiettivo di approfondire i contenuti del documento e verificare quanto risultino applicati nella pratica dei Pronto Soccorso.
Pronto soccorso sotto pressione, organici in affanno: il 69% delle strutture sotto il 75% di copertura
Nei giorni 18 e 19 novembre 2025 la SIMEU ha realizzato un’indagine istantanea su circa 50 Pronto Soccorso del Servizio Sanitario Nazionale. Il campione, selezionato per numero di strutture e volumi di accesso (oltre 2,3 milioni nel 2024), rappresenta circa il 12% del totale nazionale. Una quota considerata significativa anche per la distribuzione dei livelli: 26% DEA di II livello, 63% DEA di I livello, 11% strutture di Pronto Soccorso.
Senza soluzioni strutturali, il sistema continuerà a dipendere da prestazioni aggiuntive e professionisti esterni
Ai Direttori delle strutture è stato chiesto di indicare la copertura dell’organico medico prevista per gennaio 2026, periodo in cui peserà la scadenza di diversi contratti stipulati con società di servizi o nati in epoca pandemica. Le risposte mostrano una situazione ancora critica:
- 31% delle strutture prevede una copertura dell’organico superiore al 75%
- 39% avrà tra il 50% e il 75% del personale necessario
- 26% scenderà sotto il 50%
- nel 4% dei casi l’organico sarà inferiore al 25%.
«Questi dati evidenziano come il 69% dei Pronto Soccorso preveda una copertura organica inferiore al 75%, con il 30% addirittura sotto il 50%», dichiara il presidente Riccardi. Una fotografia che, pur mostrando un leggero miglioramento rispetto agli anni precedenti, conferma la persistente crisi del personale medico. «Senza soluzioni strutturali – aggiunge – sarà inevitabile continuare a ricorrere a prestazioni aggiuntive o a professionisti con contratti esterni al SSN».
L’emergenza silenziosa della salute mentale
Una parte dell’indagine si concentra su aspetti meno discussi ma sempre più rilevanti nell’attività quotidiana dei Pronto Soccorso: le urgenze psichiatriche e la gestione dei codici rosa.
Per quanto riguarda la salute mentale, il quadro appare frammentato. Nel 54% delle strutture è attiva una guardia specialistica psichiatrica, nel 33% è prevista una reperibilità e nel 13% non è disponibile alcun intervento dedicato. «È un problema noto ma ancora irrisolto – osserva Fabio De Iaco. Il disagio psichico è in crescita, mentre le risorse non tengono il passo».
Le consulenze psichiatriche richieste nel 2024 ammontano a 40.000 nei PS del campione, pari a quasi il 2% degli accessi. Estendendo il dato a livello nazionale, si arriva a una stima di circa 350.000 interventi psichiatrici urgenti all’anno.
Il 10% delle consulenze psichiatriche del 2024 ha riguardato persone sotto i 18 anni
L’allarme cresce ulteriormente sul fronte degli adolescenti: se il 67% delle strutture ha un reparto psichiatrico interno, la possibilità di ricoverare persone minorenni con disturbi comportamentali scende al 39%. «Il 61% dei PS non ha alcuna possibilità di ricovero per un’adolescente» sottolinea Giovanni Noto, dell’Ufficio di Presidenza SIMEU. Tra le strutture abilitate, l’11% ha reparti di neuropsichiatria infantile, il 9% ricovera in reparti per adulti e il 19% in pediatria. Un ulteriore elemento critico: il 10% delle consulenze psichiatriche del 2024 ha riguardato persone sotto i 18 anni.
Codici rosa: un impegno enorme, non sempre sostenuto da risorse adeguate
Sul tema della violenza di genere, l’indagine registra nel campione poco più di 3.000 codici rosa nel 2024, un dato stabile dal 2022. Applicando la stessa incidenza a livello nazionale si arriva a una proiezione di circa 250.000 codici rosa nei PS all’anno.
«Il codice rosa è un evento complesso, in cui la parte clinica è solo una componente del percorso» sottolinea Antonella Cocorocchio, responsabile nazionale dell’Area Infermieristica della società scientifica. L’assistenza richiede spesso l’attivazione di percorsi di protezione, la disponibilità di luoghi sicuri, il coinvolgimento dei servizi sociali, anche in presenza di bambini.
Una fotografia che chiede risposte
L’indagine delinea quindi un sistema che continua a sostenere un carico crescente con strumenti spesso insufficienti. «Alle difficoltà legate alla carenza di personale, al fenomeno del boarding e all’aumento degli accessi – conclude Mirko Di Capua, segretario nazionale SIMEU – si sommano criticità che intrecciano aspetti clinici, sociali e assistenziali. Il disagio psichico e la violenza di genere sono solo due dei segnali più evidenti».
Un quadro che, pur richiedendo altri approfondimenti, conferma l’urgenza di interventi strutturali per sostenere chi lavora ogni giorno nei Pronto Soccorso e garantire risposte adeguate alle persone che vi accedono.







