di Ivana Barberini
Quando medicina e diritto si incontrano o si scontrano, ne scaturisce un confronto serrato, a tratti vivace e ricco di spunti. Quando però il dialogo funziona si apre uno spaccato di realtà a tratti molto complessa ma anche istruttiva, soprattutto per i non addetti ai lavori.
È quanto è accaduto al convegno organizzato da S.I.S.O. ETS, in collaborazione con Avvidasa, associazione di avvocati esperti in responsabilità sanitaria, e APMO – Associazione pazienti malattie oculari, tenutosi venerdì 6 febbraio presso l’auditorium della Lumsa. L’incontro, moderato dall’avvocato Michele Allamprese, segretario APMO e socio Avvidasa, ha riunito professionisti della medicina, dell’avvocatura e della magistratura, arricchito dal saluto istituzionale della dottoressa Antonella Giammaria, capo Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero della Giustizia, a nome del ministro Carlo Nordio.
Complicanze cliniche, medicina difensiva e responsabilità professionale
La prima parte dei lavori è stata dedicata agli aspetti clinici delle complicanze in ambito oculistico. Il professor Teresio Avitabile, presidente S.I.S.O. ETS e ordinario di Malattie dell’apparato visivo all’Università di Catania, insieme al professor Cristoforo Pomara, ordinario di Medicina legale nello stesso ateneo, ha approfondito il tema della medicina difensiva e le preoccupazioni dei sanitari rispetto al rischio di contenzioso giudiziario.

Avitabile ha sottolineato la necessità di criteri chiari e condivisi: «Non serve impunità, ma regole chiare per tutti, non solo per i medici. È fondamentale capire il confine tra cause umane e cause naturali. Il paziente va risarcito se il medico ha sbagliato, ma chi lo stabilisce? È centrale il ruolo del consulente tecnico del giudice, che deve avere conoscenze specifiche e pratiche e le competenze necessarie». Segue immediata la replica di Pomara, che ha richiamato il bisogno di distinguere «la colpa dalla fatalità con un criterio di buonsenso» e ha ribadito l’importanza del confronto tra discipline. «Il tribunale deve avvalersi di un albo di consulenti preparati. Quando scatta il risarcimento paga l’azienda sanitaria e questo rischia di sottrarre fondi all’assistenza alimentando la medicina difensiva.
La medicina non ha superato la sua fallibilità e resta difficile stabilire criteri per la valutazione del danno. Il compito del medico legale è fare da ponte tra legge e medicina
Pomara ha evidenziato anche il valore della documentazione clinica: «La cartella clinica è un atto pubblico, l’unica testimonianza del medico. Se è ben compilata diventa un atto difensivo e dimostra completezza dell’atto medico». Il confronto è proseguito con l’analisi di un caso pratico di complicanza clinica oftalmologica illustrato dalla dottoressa Sarah Nalin e dall’avvocato Simone Grimaldi, con la partecipazione del medico legale Matteo Perilli, mentre Riccardo Cornaghi, Affinity Manager di Marsh Spa, ha affrontato il tema delle coperture assicurative nella responsabilità sanitaria in oftalmologia e si è soffermato sul nodo delle coperture e sulla ripartizione delle spese legali in caso di contenzioso. Nalin ha ribadito la necessità di affiancare il giudice con competenze adeguate: «Accanto al giudice deve esserci un medico legale competente o un collegio di esperti, non semplicemente chi conosce la materia in modo generico».
Nesso causale, danno e prospettive future del dialogo interdisciplinare
La seconda sessione ha approfondito gli aspetti giuridici con gli interventi del magistrato Giacomo Travaglino, già presidente della Terza Sezione della Corte di Cassazione, e di Alberto Cisterna, sostituto procuratore presso la Procura generale della Corte di Cassazione, che hanno chiarito i punti chiave relativi al nesso di causalità e alla quantificazione del danno.
Travaglino ha evidenziato «la difficoltà di comunicazione tra medicina e giurisprudenza» e ha ricordato come «la responsabilità medica nella storia sia sempre stata un pendolo oscillante». Ha sottolineato anche l’importanza della relazione con il paziente: «Serve dedicare più tempo alla comunicazione e sviluppare competenze relazionali». L’ultimo intervento, quello di Alberto Cisterna, è stato dedicato alle conseguenze risarcitorie dell’adattamento alla cecità: «Esistono diverse forme di risarcimento, anche legate alle conseguenze che l’errore ha sulla vita del paziente. È necessario mantenere elevati standard delle consulenze tecnico-legali ed evitare diserzioni. Fare il consulente per il tribunale è complesso, ma fondamentale».
A chiudere i lavori è stata l’avvocato Caterina Cristina Bressan, presidente di Avvidasa che ha evidenziato il messaggio che emerge da quanto discusso. «Alla luce del ruolo essenziale dell’alta specializzazione dei CTU, Avvidasa si propone di avviare una condivisione sistematica dei dati sulle esperienze di ciascun socio con i CTU dei diversi fori. L’obiettivo è mettere in comune le esperienze per individuare quei consulenti meritevoli di essere nominati più spesso dai giudici e, al contrario, evidenziare i casi in cui il lavoro risulta più superficiale – spiega Bressan. L’attività dei CTU, infatti, si riflette direttamente sulla bontà e sulla solidità delle sentenze, delle pronunce definitive dei giudici che si basano sulle loro relazioni, essendo gli ausiliari tecnici del magistrato. Questo impegno era già presente tra le priorità, dell’Associazione ma ora verrà portato avanti con ancora maggiore convinzione, soprattutto in un ambito altamente specialistico come quello dell’oculistica, dove è fondamentale che il collegio peritale sappia esattamente ciò che fa».
Al termine dell’incontro, i presidenti di S.I.S.O. ETS e Avvidasa hanno annunciato l’intenzione di rendere l’appuntamento periodico per rafforzare il dialogo tra tutti gli attori coinvolti nel contenzioso sanitario in oftalmologia e promuovere una cultura condivisa della responsabilità.



