La farmacia italiana cambia pelle: da dispensario di medicinali a hub multiservizi sotto casa. Non è più solo una tendenza, ma una realtà consolidata dai numeri del Rapporto Censis-Federfarma 2026, che certifica come oltre il 91% dei cittadini nutra una profonda fiducia nel farmacista. «La farmacia è ormai un presidio sociosanitario integrato, un perno centrale e integrante dell’assistenza erogata dal Servizio sanitario nazionale», afferma il Segretario nazionale di Federfarma, Michele Pellegrini Calace, sottolineando come questa evoluzione risponda alla necessità di una sanità di prossimità più accessibile e tempestiva.
Sanità di prossimità e farmacie rurali
Il modello della “farmacia dei servizi” ha raggiunto un’adesione del 73,8% a livello nazionale e sta ridisegnando il rapporto tra territorio e salute. I dati parlano chiaro: il 71,3% degli italiani e delle italiane si reca in farmacia almeno una volta al mese, non solo per l’acquisto di farmaci (94,9%), ma per usufruire di prestazioni un tempo esclusive di ospedali e Azienda Sanitaria Locale (ASL). «Questo processo contribuisce al decongestionamento delle strutture sanitarie e accelera i tempi degli accertamenti», spiega Pellegrini Calace. Oltre il 93% degli utenti apprezza il risparmio di tempo e la riduzione degli spostamenti derivanti dalla distribuzione di prossimità dei farmaci. Un tema cruciale è il contrasto alla “desertificazione sanitaria”. Per il Segretario: «La farmacia rurale rappresenta uno dei pochi argini alla carenza di professionisti nelle aree interne, dove vivono circa dieci milioni di italiani».
«La farmacia rurale rappresenta uno dei pochi argini alla carenza di professionisti nelle aree interne, dove vivono circa dieci milioni di italiani»
Grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, queste realtà si sono dotate di tecnologie per la telemedicina e monitoraggio delle cronicità. «La remunerazione dei nuovi servizi tiene conto della specificità delle farmacie rurali per garantirne la sostenibilità», precisa Pellegrini Calace, rassicurando sulla volontà di evitare una sanità a due velocità.

Tra prevenzione e assistenza domiciliare integrata
Sul fronte della sicurezza e dei requisiti professionali, il dibattito è acceso. Nonostante il 33,7% degli utenti desideri la presenza di un medico, Pellegrini Calace chiarisce che le attività in farmacia hanno funzione di prevenzione e monitoraggio, non di diagnosi. Le recenti sentenze dei TAR, ad esempio la n. 881/2025 del TAR Sicilia, hanno confermato la piena legittimità di questo modello, stabilendo che le farmacie non sono assimilabili ai laboratori d’analisi e operano secondo standard certificati dal SSN. La sfida futura riguarda l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), ferma al 6,5%. Secondo Pellegrini Calace: «Il limite non è nella volontà dei farmacisti, ma nella necessità di nuovi modelli organizzativi a livello di ASL che inseriscano la farmacia in una sinergia operativa con i medici di medicina generale. In un’Italia che invecchia – conclude – la rete delle ventimila farmacie si conferma una soluzione subito pronta per una sanità più vicina ai bisogni quotidiani».
Il nodo della sicurezza e delle competenze

Nonostante la crescita di questi servizi e la grande fiducia dei cittadini, non mancano però forti dubbi sulla sicurezza delle analisi e sul rispetto delle diverse competenze professionali. Il Presidente di Federbiologi Snabilp Sicilia, Pietro Miraglia, esprime una posizione di netta chiusura verso l’attuale sistema. Secondo Miraglia, il rischio principale è la banalizzazione dell’atto diagnostico attraverso l’uso di strumentazioni non paragonabili a quelle dei laboratori specializzati: «La farmacia deve fare la farmacia», e sottolinea come un apparecchio semplificato non possa garantire la precisione necessaria per monitorare patologie gravi, come nel caso del PSA (Antigene Prostatico Specifico) per i pazienti oncologici. Il Presidente mette in guardia contro l’illusione che la prossimità del servizio possa sostituire la specializzazione clinica, evidenziando come i laboratori siano soggetti a rigorosi controlli di qualità, interni ed esterni, che mancano nel contesto delle autoanalisi in farmacia. E punta il dito contro un sistema normativo che, a suo dire, confonde i ruoli e mette a rischio la sicurezza dei cittadini e delle cittadine.
Dubbi persistono sulla sicurezza delle analisi e sulle competenze professionali, nonostante la fiducia nei servizi
«La soluzione alle liste d’attesa non deve passare dall’improvvisazione, ma da un corretto finanziamento delle prestazioni specialistiche sul territorio, lasciando che ogni attore della sanità faccia ciò per cui è stato formato», conclude.
Sostenibilità economica e flessibilità operativa

Nonostante le tensioni riguardanti la distinzione tra monitoraggio e diagnosi clinica, il percorso verso una sanità di prossimità prosegue con decisione: il consolidamento della “farmacia dei servizi” segna infatti un passaggio cruciale per la sanità territoriale, supportato da nuovi stanziamenti e da una cornice normativa in evoluzione. Secondo il Presidente Fofi (Federazione Ordini Farmacisti Italiani), Andrea Mandelli, la Legge di Bilancio ha già messo a disposizione delle Regioni risorse specifiche per garantire la sostenibilità economica delle prestazioni.
«Lo stanziamento c’è – chiarisce – e i fondi della fase sperimentale sono stati finora gestiti in modo efficace, a dimostrazione del forte interesse delle Regioni verso il modello della farmacia dei servizi, sia per le ricadute positive sui cittadini, in termini di accesso alle prestazioni, sia per l’efficienza complessiva del Servizio sanitario regionale».
La Legge di Bilancio ha già messo a disposizione delle Regioni risorse specifiche per garantire la sostenibilità economica delle prestazioni
Un tema centrale riguarda il superamento dei limiti strutturali, grazie alla recente Legge Semplificazioni che permette ai farmacisti di associarsi o di utilizzare locali esterni per erogare i servizi. Il Presidente precisa però un vincolo fondamentale: «In questi nuovi spazi non può essere svolta altra attività se non l’erogazione delle prestazioni della farmacia dei servizi e quindi non la dispensazione dei medicinali. La legge offre una base giuridica chiara alla possibilità di esternalizzare le attività diagnostiche e gli altri servizi erogabili dai farmacisti sul territorio, superando le criticità interpretative emerse in passato sul piano amministrativo».
Mandelli ribadisce l’urgenza di questa trasformazione, specialmente dopo l’esperienza della pandemia: «La pandemia ci ha mostrato quanto il sistema territoriale fosse chiamato a rafforzarsi e quanto la sanità di prossimità sia fondamentale. In questo contesto, i farmacisti rappresentano un pilastro essenziale del Servizio sanitario per rispondere in modo concreto, tempestivo e capillare ai bisogni di salute della popolazione».
Anche sul fronte tecnologico la prospettiva indicata è quella della flessibilità: privilegiare modelli come il noleggio delle apparecchiature, piuttosto che l’acquisto, per consentire ai professionisti di disporre costantemente di strumenti aggiornati e adeguati all’evoluzione delle prestazioni e dei sistemi di refertazione.







