Terzo Piano di Azione sulla disabilità: 53 le misure per rendere l’Italia più inclusiva

di Ivana Barberini

Atteso da tempo dalle associazioni e dagli operatori del settore, il Terzo Piano di Azione per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità è diventato ufficialmente operativo. Il 21 maggio 2026 il provvedimento è stato pubblicato nel Supplemento ordinario n. 21 della Gazzetta Ufficiale n. 116, in allegato al Decreto del Presidente della Repubblica che ne formalizza l’adozione.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Piano è diventato ufficialmente operativo

Si tratta di un passaggio decisivo, che va oltre la semplice approvazione preliminare avvenuta nei mesi precedenti. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Piano acquista piena efficacia normativa e introduce impegni concreti e verificabili. I soggetti individuati come responsabili delle diverse azioni dovranno, infatti, presentare entro sei mesi un cronoprogramma dettagliato delle attività previste e successivamente rendicontare ogni anno lo stato di avanzamento degli interventi. Inizia così la fase attuativa della riforma, quella destinata a tradurre gli obiettivi in risultati misurabili.

Il Piano è il risultato del lavoro dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità (OND) e si sviluppa attraverso sette aree strategiche e 53 linee di azione. Per ciascun intervento si definiscono il contesto di riferimento, gli obiettivi da raggiungere, le priorità operative, gli indicatori per monitorare i risultati e i soggetti chiamati a garantirne l’attuazione.

Il quadro normativo di riferimento

Il Piano si inserisce in un percorso normativo che affonda le radici nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, adottata nel 2006 e ratificata dall’Italia nel 2009, che ha segnato il passaggio da una visione medica della disabilità a una prospettiva fondata sui diritti umani. A questa si affiancano la Strategia dell’UE per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 (che interessa circa 87 milioni di persone nell’Unione Europea) e la Carta di Solfagnano, adottata nell’ottobre 2024 durante il primo incontro dei Ministri del G7 dedicato alla disabilità, che ha posto l’inclusione al centro dell’agenda politica delle principali potenze economiche mondiali.

Il piano si sviluppa attraverso sette aree strategiche e 53 linee di azione

Sul piano nazionale, il riferimento cardine è la legge delega 22 dicembre 2021, n. 227, attuata attraverso tre decreti legislativi: il 222/2023 sulla riqualificazione dei servizi pubblici per l’accessibilità, il 20/2024 che istituisce l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e il 62/2024, che introduce la nuova definizione di disabilità basata sul modello bio-psico-sociale e il “progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato” come strumento centrale della riforma.

Le sette linee di intervento

Il Piano si struttura in sette ambiti strategici, ciascuno articolato in specifiche linee di azione.
La prima linea di intervento riguarda l’accessibilità universale e conta 15 linee di azione. Tra le misure più concrete: l’obbligo per i Comuni di dotarsi del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) (oggi adottato da appena il 10% dei Comuni italiani) e l’istituzione di un registro elettronico nazionale. Si interviene anche sull’accessibilità al patrimonio culturale, sui programmi radiotelevisivi e cinematografici (con l’obbligo di audiodescrizioni e sottotitolazioni), sugli spettacoli dal vivo, sul trasporto pubblico intermodale e sulla Carta europea della disabilità. Una misura specifica riguarda il CUDE (il Contrassegno Unificato Disabili Europeo) per il quale si prevede una piattaforma nazionale centralizzata e criteri uniformi per il rilascio, oggi applicati in modo disomogeneo sul territorio.

Tra le misure più concrete l’obbligo per i Comuni di dotarsi del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA)

La seconda linea di intervento

È dedicata a salute e benessere, punta a garantire alle persone con disabilità l’accesso agli stessi programmi di prevenzione e screening oncologici disponibili per la popolazione generale, con particolare attenzione alle donne. Prevede inoltre l’introduzione di corsi obbligatori sulla disabilità nei percorsi di laurea in medicina e nelle scuole di specializzazione in psichiatria, e la costruzione di una rete nazionale di strutture ospedaliere e territoriali per l’assistenza medica dedicata. Un’apposita linea di azione è riservata alle tecnologie assistive e all’intelligenza artificiale, con la richiesta alla Commissione nazionale LEA di includerle nel Nomenclatore tariffario delle prestazioni sanitarie protesiche.

La terza e quarta linea

La terza linea affronta l’inclusione lavorativa con 10 misure. Al centro c’è la revisione della legge 68/99 sul collocamento mirato, insieme al potenziamento dei Centri per l’impiego, alla promozione degli accomodamenti ragionevoli come diritto soggettivo del lavoratore e alla tutela del lavoro agile. Si interviene anche sul sistema previdenziale (con la ridefinizione dei requisiti per l’accesso alla pensione in relazione all’aspettativa di vita delle persone con disabilità) e sull’autoimprenditorialità, con misure per rimuovere gli ostacoli all’accesso al credito e alle professioni.

Ogni linea del Terzo Piano di Azione prevede obiettivi misurabili, priorità operative e responsabilità chiaramente assegnate

La quarta riguarda istruzione, università e formazione. Tra le misure più rilevanti: l’introduzione di un meccanismo di conciliazione per risolvere in via extragiudiziale i conflitti tra famiglie e scuole sulle ore di sostegno (oggi il contenzioso coinvolge circa il 6% dei casi), il miglioramento della continuità didattica con contratti biennali per i docenti di sostegno e l’estensione all’università del concetto di Bisogni Educativi Speciali. Si prevede inoltre l’istituzione di Scuole di specializzazione per il sostegno didattico presso gli atenei già autorizzati.

La quinta linea

È dedicata al progetto di vita, il cuore della riforma introdotta dal d.lgs. 62/2024, e comprende 16 linee di azione, la più numerosa del Piano. Sono definiti indirizzi nazionali per la valutazione multidimensionale, affrontati i temi dell’abitare indipendente, della genitorialità, dell’affettività, dei diritti politici e della partecipazione al volontariato e al Servizio Civile Universale. Una linea specifica è dedicata al contrasto della violenza contro le donne con disabilità, con la previsione di linee guida nazionali per l’accessibilità dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio e il potenziamento del numero 1522 con strumenti accessibili come la LIS e la Comunicazione Aumentativa Alternativa.

La sesta e settima linea

Questa riguarda la sicurezza inclusiva e la cooperazione internazionale. Prevede l’istituzione di un tavolo permanente integrato sulla protezione civile inclusiva, coordinato dalla Presidenza del Consiglio, per garantire che le persone con disabilità siano adeguatamente tutelate in caso di calamità naturali o emergenze umanitarie, e il rafforzamento della presenza istituzionale dell’Italia nelle sedi europee e internazionali sul tema.

La settima costruisce i sistemi di monitoraggio, con l’obiettivo di colmare le significative lacune informative oggi esistenti. Si prevede l’istituzione di una cabina di regia nazionale per un Sistema Informativo Unitario sulla condizione di disabilità, il potenziamento della piattaforma statistica ISTAT e un monitoraggio sistematico sia del Piano stesso sia dell’attuazione della Convenzione ONU, affidato all’Autorità Garante e all’OND.

Un Piano che ora deve diventare realtà

Il Terzo Piano di Azione non è un documento programmatico generico, ogni linea d’azione identifica obiettivi misurabili, azioni prioritarie e soggetti istituzionali responsabili, dai ministeri alle regioni, dall’ANCI all’INPS. Il modello di governance prevede che entro sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ciascun soggetto responsabile presenti un cronoprogramma, e che ogni anno produca un report sull’avanzamento da presentare all’OND.
Resta aperta la questione delle risorse: il documento specifica che le azioni dovranno essere realizzate nell’ambito delle risorse già previste a legislazione vigente, ricorrendo a interventi compensativi solo se strettamente necessario. Una clausola che, come spesso accade in questi documenti, rischia di trasformarsi nell’ostacolo principale all’attuazione concreta di quanto previsto.

L’opinione di CONFAD

Intervistato da TrendSanità, Alessandro Chiarini, presidente CONFAD (Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità) spiega che il Piano, pur presentandosi come innovativo, ripropone logiche già viste in passato e purtroppo poco efficaci: «Non si presenta come un vero e proprio strumento operativo, perché rinvia a nuovi tavoli e nuove linee guida invece di produrre cambiamenti concreti.

L’elemento principale è l’assenza di risorse aggiuntive: il Piano pretende di attuare la riforma con mezzi già esistenti, rendendo così difficile un reale rafforzamento dei diritti

Alessandro Chiarini

Nel testo sussiste l’uso di verbi deboli come “promuovere” e “favorire”, a fronte di una mancata assunzione di obblighi più incisivi per le pubbliche amministrazioni. Il sistema di monitoraggio viene giudicato fragile, perché misura soprattutto adempimenti formali e non risultati concreti nella vita delle persone. Mancano, infatti, indicatori numerici chiari e dati di base solidi, così il controllo rischia di restare solo burocratico.

È debole l’approfondimento del tema relativo alla transizione dei giovani con disabilità verso l’età adulta, con servizi ponte e percorsi di accompagnamento. Un altro limite riguarda il lavoro e l’inclusione nella pubblica amministrazione, dove il Piano pare ignorare inadempienze e strumenti di controllo già previsti dalla normativa. È inoltre segnalato il mancato coinvolgimento dei LEPS, con il rischio di mantenere disparità territoriali.

In sintesi, considero il Piano elegante nella forma ma forse debole nella sostanza, temo che purtroppo sia un piano incapace di mettere realmente in moto un concreto avanzamento dei diritti delle persone con disabilità».

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