Liste d’attesa, un numero gratuito aiuta i cittadini a far valere i propri diritti

di Ivana Barberini

Attendere mesi per una visita specialistica o un esame diagnostico, senza sapere che un’alternativa esiste. È la condizione di molti cittadini che, di fronte a liste d’attesa sempre più lunghe, ignorano gli strumenti previsti dalla legge per far rispettare i tempi indicati nella propria prescrizione medica. Per colmare questo vuoto informativo, l’Associazione Luca Coscioni ha annunciato l’ampliamento del suo Numero Bianco, il servizio telefonico gratuito, nato per informare sui diritti nel fine vita, offre ora orientamento anche sulle liste d’attesa, spiegando ai cittadini come muoversi per ottenere visite ed esami nei tempi stabiliti.

L’Associazione Luca Coscioni ha ampliato il suo Numero Bianco – 06 9931 3409 – per informare anche sull’attivazione del percorso di tutela contro le liste d’attesa

Il problema ha dimensioni ormai note. Secondo i dati ISTAT, nel 2024 quasi un italiano su dieci (9,9%) ha rinunciato a visite o esami diagnostici pur avendone bisogno: si tratta di 5,8 milioni di persone, 1,3 milioni in più rispetto all’anno precedente. E la causa principale è proprio la lunghezza delle liste d’attesa.

Cosa prevede la legge

La normativa, in realtà, tutela il cittadino. Ogni prescrizione di primo accesso deve riportare una classe di priorità, a cui corrisponde un tempo massimo di erogazione: U (urgente), entro 72 ore; B (breve), entro 10 giorni; D (differibile), entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami diagnostici; P (programmabile), entro 120 giorni. Se la data proposta dal CUP supera questi limiti, il cittadino può chiedere l’attivazione del cosiddetto percorso di tutela. In base alla normativa, quando i tempi massimi non possono essere rispettati, le direzioni aziendali devono garantire la prestazione attraverso l’attività libero-professionale o il privato accreditato, senza costi aggiuntivi per l’assistito oltre all’eventuale ticket. Un obbligo previsto da molteplici norme e riconfermato dalla legge 107/2024, che ha convertito il decreto-legge sulle liste d’attesa.

Un diritto che resta sulla carta

Tra la norma e la pratica, però, il divario è ampio. Una rilevazione condotta da Salutequità a inizio 2025 ha descritto una vera e propria “babele” dei percorsi di tutela: procedure diverse da regione a regione e da azienda ad azienda, moduli da inviare via PEC o raccomandata, in alcuni casi persino via fax, con l’onere di far valere il diritto quasi sempre scaricato sul paziente. Molte persone, semplicemente, non sanno che questa possibilità esiste, non sanno a chi rivolgersi o non riescono a orientarsi tra moduli e procedure.

«Un diritto non conosciuto rischia, nei fatti, di non essere esercitato»

È qui che si inserisce l’iniziativa dell’associazione. «Un diritto non conosciuto rischia, nei fatti, di non essere esercitato. Questo vale quando una persona deve affrontare una scelta delicata sul fine vita, ma anche quando deve accedere a una prestazione sanitaria in tempi congrui. Su entrambi i temi, la complessità delle procedure e la difficoltà nel reperire informazioni chiare possono generare tempi incerti, confusione e impedire ai cittadini di conoscere e utilizzare pienamente i propri diritti», spiega a TrendSanità l’Associazione Luca Coscioni.

Come funziona il servizio

Chiamando il Numero Bianco (06 9931 3409), i cittadini possono ricevere informazioni su come attivare il percorso previsto per le liste d’attesa e su quali passaggi seguire per presentare la richiesta alla struttura sanitaria: dalla verifica della classe di priorità sulla prescrizione, fino alla compilazione del modulo con cui chiedere una soluzione alternativa quando l’attesa supera i limiti. La chiamata è gratuita e, se gli operatori sono impegnati, è possibile lasciare un messaggio ed essere richiamati.

La svolta (attesa) del nuovo Piano nazionale

Un rafforzamento dei percorsi di tutela arriva anche dal fronte istituzionale. Lo scorso 11 giugno la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) 2026-2028, che archivia il precedente Piano 2019-2021 e, in coerenza con la legge 107/2024, punta su appropriatezza prescrittiva, unificazione delle agende di prenotazione nei CUP (comprese quelle dell’intramoenia) e trasparenza dei dati.

Sul punto più delicato, il documento stabilisce un principio chiaro: se una prestazione di primo accesso non può essere garantita nei tempi massimi previsti dalla classe di priorità, è l’azienda sanitaria a dover attivare un percorso di presa in carico, senza che la ricerca di soluzioni alternative ricada sul cittadino.
Le Regioni avranno 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto di adozione per approvare i propri piani regionali.

Nel frattempo, però, tra l’approvazione delle norme e la loro attuazione concreta il diritto resta affidato soprattutto alla capacità dei cittadini di conoscerlo e rivendicarlo ed è esattamente qui che iniziative come il Numero Bianco provano a fare la differenza.

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