CIMO-FESMED: «Software in tilt, a rischio l’assistenza»

La digitalizzazione dovrebbe semplificare il lavoro dei professionisti sanitari e migliorare l’assistenza. Ma, secondo CIMO-FESMED, in molti ospedali italiani sta producendo l’effetto opposto: sistemi informatici in tilt, software che rallentano o bloccano le attività e difficoltà di accesso alle informazioni cliniche rischiano di trasformare la tecnologia in un ulteriore ostacolo tra medici e pazienti.

La digitalizzazione della sanità dovrebbe liberare tempo per l’assistenza, non sottrarne altro

Il tema è tornato al centro dell’attenzione dopo la protesta organizzata dai medici e dai professionisti sanitari di Trento, che hanno promosso un’assemblea e un sit-in davanti all’ospedale Santa Chiara per denunciare i continui malfunzionamenti del sistema informatico.

Quando i software rallentano le cure

Secondo CIMO-FESMED, le segnalazioni riguardano problemi sempre più frequenti: cartelle cliniche improvvisamente inaccessibili, dati non disponibili, difficoltà nel consultare esami e terapie o nell’inserire le attività svolte.

Disservizi che, sottolinea la Federazione, non rappresentano soltanto un problema tecnico. Quando i professionisti non riescono ad accedere rapidamente alle informazioni necessarie, infatti, si allungano i tempi delle attività assistenziali e, in particolare nei Pronto soccorso, anche quelli di attesa per i pazienti.

Coinvolgere i professionisti nella progettazione dei software è essenziale per sicurezza, efficienza e qualità dell’assistenza

Situazioni analoghe vengono segnalate anche nelle Marche, dove da mesi la nuova piattaforma per la gestione della cartella sanitaria elettronica avrebbe creato difficoltà nell’accesso a dati dei pazienti, esami, analisi e terapie, provocando rallentamenti nelle attività e iniziative di protesta da parte dei professionisti.

Quici: «La tecnologia deve liberare tempo per l’assistenza»

«Siamo arrivati al paradosso che la tecnologia, invece di aiutare i medici a curare i pazienti, impedisce loro di farlo», dichiara Guido Quici, Presidente di CIMO-FESMED.

Guido Quici

Il problema, secondo il sindacato, si aggiunge al peso crescente degli adempimenti amministrativi che già sottraggono tempo alla relazione di cura. «La digitalizzazione della sanità dovrebbe liberare tempo per l’assistenza, non sottrarne altro», afferma Quici.

CIMO-FESMED contesta inoltre l’introduzione di sistemi informatici che non sarebbero stati sufficientemente testati o progettati tenendo conto delle esigenze di chi li utilizza quotidianamente. «Gli operatori sanitari non possono essere trasformati nei collaudatori di software», aggiunge Quici.

Coinvolgere i professionisti nella scelta delle tecnologie

La Federazione chiede quindi la risoluzione definitiva dei malfunzionamenti segnalati negli ultimi mesi e un cambio di approccio nella progettazione e nell’adozione delle tecnologie digitali in sanità.

La richiesta è coinvolgere maggiormente medici e professionisti sanitari nella scelta dei sistemi informatici destinati agli ospedali, affinché le tecnologie rispondano concretamente alle esigenze organizzative e assistenziali.

«Quando un sistema informatico entra in un ospedale deve essere uno strumento affidabile, sicuro e realmente funzionale alle esigenze di chi cura», conclude Quici.

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