Payback dispositivi medici, Emilia-Romagna e Confindustria DM: «Serve una svolta»

Superare definitivamente il payback per i dispositivi medici e individuare una soluzione per i debiti maturati dal 2019, senza scaricarne il peso sulle imprese o sui bilanci dei Servizi sanitari regionali.

È la richiesta della Regione Emilia-Romagna, condivisa con associazioni di categoria e sindacati e destinata a essere formalmente ribadita al Governo. La Regione propone inoltre un adeguato finanziamento del Fondo sanitario nazionale e un nuovo modello strutturale di governo della spesa, basato su programmazione, dati e valutazione dell’appropriatezza.

Serve una soluzione nazionale al debito pregresso senza gravare su imprese e Regioni

«Non possiamo perdere ulteriore tempo, bisogna agire subito, perché questo sistema non può reggere con queste norme: il payback era nato come strumento di contenimento della spesa, ma si è progressivamente trasformato in un modello che la aumenta, scaricando i conti in maniera insostenibile sulle imprese e sui bilanci sanitari regionali – sottolineano il vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi -. Per questo è necessaria, subito, una sanatoria sostenibile riguardo la copertura dei pagamenti relativi al periodo 2019-2025, ma soprattutto va definitivamente archiviato l’intero meccanismo del payback dei dispositivi medici».

Oltre 5 miliardi di euro di scostamento

Il payback pone a carico delle imprese il 50% dello sforamento dei tetti regionali di spesa per i dispositivi medici. Secondo la Regione emiliana, il meccanismo ha però perso la capacità di rappresentare uno strumento sostenibile di governo della spesa.

In Emilia-Romagna la stima per il periodo 2019-2024, escluso il 2020 per l’eccezionalità pandemica, è di 428 milioni di euro. Includendo il 2025, si superano i 564 milioni. A livello nazionale lo scostamento 2019-2024 supera invece i 5 miliardi di euro, sempre escludendo il 2020.

La Regione chiede quindi una sanatoria nazionale che non ricada esclusivamente sulle imprese e non venga trasferita sui bilanci sanitari regionali, mettendo a rischio investimenti, occupazione e livelli essenziali di assistenza.

Confindustria Dispositivi Medici: «Serve una proposta condivisa»

La proposta dell’Emilia-Romagna trova il sostegno di Confindustria Dispositivi Medici. Il presidente Fabio Faltoni, intervenuto in Conferenza Stato-Regioni, ha definito il superamento del payback e la gestione del debito pregresso un «passo importante».

La Regione e l’industria chiedono una transizione ordinata, con tempi certi e adeguate coperture

«Imprese, Regioni e Servizio sanitario si trovano a fare i conti con una criticità comune: l’incoerenza tra fabbisogni sanitari reali e tetti di spesa, che non riflettono l’evoluzione della domanda di salute. Per questo possiamo e dobbiamo avanzare al Governo una proposta comune: superare il payback, tutelare gli equilibri dei bilanci regionali e costruire un nuovo modello di governance della spesa».

Faltoni ha sottolineato inoltre la necessità di una «transizione ordinata, con tempi certi e adeguate coperture», accompagnata da misure capaci di impedire la formazione di nuovo debito.

Da un controllo ex post a una governance preventiva

Le due posizioni convergono sulla necessità di superare il meccanismo senza rinunciare al controllo della spesa pubblica.

«L’eliminazione del payback – spiegano ancora Colla e Fabi – non rappresenta tuttavia una rinuncia al controllo della spesa, bensì il passaggio a una governance preventiva, fondata su dati, programmazione e valutazione dell’appropriatezza e del valore generato».

Una prospettiva condivisa da Confindustria Dispositivi Medici: «Superare il payback non significa rinunciare al controllo della spesa pubblica – ha concluso Faltoni – ma passare da un controllo ex post a una governance più efficace, fondata su programmazione, dati e valutazione del valore delle tecnologie».

Per Regione e imprese, l’obiettivo è dunque costruire una proposta comune al Governo che consenta di programmare la spesa in funzione dei reali bisogni di salute e intervenire tempestivamente sulle inefficienze.

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