Ospedali Dementia Friendly, le nuove linee di indirizzo della Federazione Alzheimer

Riconoscere precocemente la fragilità cognitiva, coinvolgere i familiari, formare il personale, adattare gli ambienti e garantire continuità assistenziale dopo le dimissioni. Sono alcune delle indicazioni delle Linee di indirizzo per la realizzazione di un Ospedale Dementia Friendly, presentate dalla Federazione Alzheimer Italia in occasione del XV Mese Mondiale Alzheimer.

Il documento nasce dal progetto «Dementia Friendly Hospital», avviato nel 2024 con un Tavolo di lavoro che ha coinvolto neurologi, geriatri, psicologi, familiari e persone con demenza. Alla definizione delle indicazioni hanno contribuito oltre 150 professionisti sanitari e circa 800 caregiver, attraverso due questionari.

Otto tappe per il percorso di cura

Le linee di indirizzo propongono un percorso operativo in otto tappe, dall’ingresso in ospedale al rientro a casa. Si parte dallo screening della fragilità cognitiva in Pronto Soccorso e dalla valutazione multidimensionale, che considera aspetti clinici, cognitivi, funzionali, nutrizionali e sociali.

Tra le priorità figura la prevenzione e gestione del delirium, attraverso l’identificazione dei fattori di rischio, la revisione dei farmaci, la mobilizzazione, l’idratazione e il mantenimento del ritmo sonno-veglia.

Le linee di indirizzo propongono otto tappe per l’assistenza ospedaliera alle persone con demenza

Centrale anche il ruolo del caregiver, da coinvolgere nella pianificazione dell’assistenza e da considerare una risorsa per conoscere abitudini e bisogni della persona ricoverata. Le indicazioni invitano gli ospedali a riconoscerlo come risorsa fondamentale per comprendere abitudini, preferenze, interazione e bisogni della persona ricoverata. Per questo viene raccomandata una maggiore flessibilità negli accessi ai reparti e il coinvolgimento dei familiari nella pianificazione dell’assistenza.

Per garantire continuità e coerenza lungo tutto il percorso di cura, il documento sottolinea l’importanza di una comunicazione strutturata tra i diversi professionisti coinvolti e dell’individuazione, ove possibile, di un referente di percorso: una figura capace di accompagnare la persona durante la degenza e favorire la condivisione delle informazioni tra le équipe e con i caregiver.

Viene poi posto l’accento sulla formazione continua del personale sanitario e sull’importanza di ambienti più accoglienti e facilmente comprensibili. Interventi spesso semplici e sostenibili, come una segnaletica più chiara, l’utilizzo di orologi e calendari ben visibili, la riduzione dei rumori, un’illuminazione adeguata e spazi dedicati ai familiari, possono contribuire a ridurre ansia e confusione.

Il documento sottolinea infine la necessità di programmare le dimissioni con anticipo, coinvolgendo in primis il caregiver e i professionisti della rete territoriale per garantire continuità delle cure e limitare il rischio di nuovi accessi in ospedale.

Il modello proposto vuole essere realistico e flessibile, adattabile all’organizzazione e alle risorse di ogni ospedale

Il modello proposto è quanto più realistico e flessibile: ogni ospedale può adattare tempi, modalità e priorità alla propria organizzazione e alle risorse disponibili, valorizzando anche pratiche e interventi che spesso sono già presenti grazie all’esperienza maturata sul campo.

«Alla base di queste Linee di indirizzo c’è un approccio che guarda alla cura nella sua complessità, intervenendo sulle tante dimensioni che contribuiscono al benessere della persona durante il ricovero: dalle caratteristiche del paziente a quelle del lavoro assistenziale e degli operatori, dall’organizzazione dell’équipe ai fattori organizzativi e ambientali fino al contesto istituzionale dell’ospedale», sottolinea Francesca Arosio, psicologa e psicoterapeuta della Federazione Alzheimer e rappresentante al Tavolo di lavoro.

Quattro ospedali hanno già avviato il percorso

Sono quattro le strutture che hanno già avviato il percorso «Dementia Friendly»: l’Ospedale Civile di Baggiovara, l’Ospedale di Sassuolo, l’Ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia e il Policlinico di Sant’Orsola di Bologna.

In questi ospedali sono stati introdotti interventi come formazione del personale, segnaletica semplificata, attività non farmacologiche, maggiore presenza dei familiari e percorsi di continuità assistenziale.

Una direzione che riflette anche il punto di vista di chi convive ogni giorno con questa condizione. Lo testimoniano per esempio le parole di Susana Inguil, persona con demenza vicina alla Federazione Alzheimer: «Sarebbe bello che ci fossero tanti posti così… non solo musei ma anche mezzi di trasporto e ospedali dove possiamo sentirci accolti e capiti. Soprattutto gli ospedali perché sono luoghi dove si deve andare per forza e dove anche a me è capitato di perdermi e avere paura».

Il progetto si inserisce in Dementia Friendly Italia, avviato dalla Federazione Alzheimer nel 2016 e che oggi comprende oltre 70 Dementia Friendly Community. L’obiettivo è estendere questo approccio anche agli ospedali, luoghi centrali per le persone con demenza e per le loro famiglie.

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