La sostenibilità entra nel procurement sanitario con la necessità di trasformare i criteri ESG da principio generale a requisiti applicabili, misurabili e proporzionati. È questo l’obiettivo delle 10 raccomandazioni per acquisti sostenibili presentate da Confindustria Dispositivi Medici, primo documento organico del comparto dedicato al Green Public Procurement (GPP).
Il documento, presentato il 15 settembre a Milano durante l’evento “Verso la transizione sostenibile della Sanità. Green public procurement, tecnologie e competenze al centro di una strategia condivisa”, propone un percorso per orientare la spesa pubblica verso soluzioni capaci di generare valore ambientale, sociale ed economico nel tempo, mantenendo fermi i requisiti di sicurezza ed efficacia clinica.
Criteri ESG chiari e introduzione graduale
Secondo Confindustria Dispositivi Medici, l’introduzione della sostenibilità negli acquisti sanitari deve partire dal dialogo con il mercato e dalle evidenze scientifiche, evitando criteri non omogenei o difficili da verificare.
I criteri ESG negli acquisti devono essere chiari, verificabili, proporzionati e introdotti gradualmente
«La sostenibilità è una componente qualificante del procurement sanitario, ma per produrre valore deve essere tradotta in criteri chiari, verificabili e proporzionati. Le nostre 10 raccomandazioni propongono un percorso concreto, che parte dal dialogo con il mercato e dalle evidenze, riconosce le specificità dei dispositivi medici e investe sulle competenze necessarie a costruire gare sostenibili. L’obiettivo è evitare che la sostenibilità si trasformi in burocrazia e farne invece una leva di sviluppo, qualità e innovazione, in dialogo con le istituzioni e con tutti gli attori del procurement. Vogliamo favorire un’evoluzione del procurement che valorizzi chi investe in sostenibilità, senza penalizzare, in questa fase, chi ancora sta costruendo la propria maturità ESG per non creare distorsioni del mercato», ha dichiarato Guido Beccagutti, Direttore Generale di Confindustria Dispositivi Medici.
Il rischio evidenziato dall’associazione è quello di una frammentazione dei criteri ESG, sia a livello regionale sia nel confronto con il mercato europeo. Requisiti differenti potrebbero aumentare gli oneri documentali per le imprese, soprattutto per le PMI, senza produrre un beneficio ambientale proporzionato e con possibili ricadute sull’equità di accesso alle tecnologie.
Le specificità dei dispositivi medici
Un elemento centrale del documento riguarda la necessità di tenere conto della diversità delle tecnologie disponibili. Secondo i dati dello studio “Decarbonising Healthcare: how a competitive MedTech industry can contribute” di MedTech Europe, i dispositivi medici incidono per il 15-25% delle emissioni complessive dei sistemi sanitari.
Con oltre 2 milioni di tecnologie sul mercato europeo, tuttavia, le caratteristiche e gli impatti ambientali possono variare significativamente da un dispositivo all’altro. Per questo, secondo Confindustria Dispositivi Medici, la sostenibilità non può essere ricondotta a un insieme uniforme di requisiti certificativi.
La formazione è essenziale per tradurre la sostenibilità in requisiti di gara applicabili
Tra le proposte rientra quindi il principio di equivalenza tra certificazioni e rating fondati su requisiti comparabili. Il documento propone inoltre di riconoscere le specificità dell’economia circolare, considerando reprocessing e refurbishment nel rispetto di MDR e IVDR, e di utilizzare la Life Cycle Assessment (LCA) come strumento di miglioramento interno alle aziende, anziché come criterio comparativo di gara.
Dalle competenze alle linee guida nazionali
Per rendere applicabili i criteri ESG servono anche competenze adeguate da parte di chi programma, governa e scrive gli acquisti. Il documento richiama quindi la necessità di rafforzare la formazione continua e di costruire un linguaggio condiviso tra settore pubblico e privato.
Servono linee guida nazionali per ridurre la frammentazione dei criteri ESG negli appalti sanitari
In questa direzione, la giornata ha segnato anche il lancio del nuovo percorso formativo di CDMS, la società di servizi di Confindustria Dispositivi Medici, dedicato al Green Procurement nei dispositivi medici.
L’obiettivo è arrivare alla definizione di metriche condivise e linee guida nazionali di settore, che possano supportare la valutazione di beni e servizi e favorire un procurement sostenibile più omogeneo sul territorio.
Le 10 raccomandazioni
Le proposte di Confindustria Dispositivi Medici prevedono:
- Promuovere il dialogo continuo — ascolto strutturato del mercato prima di introdurre criteri ESG.
- Riconoscere il principio di equivalenza — tra certificazioni e rating diversi ma basati su requisiti comparabili.
- Definire criteri ESG chiari e verificabili — fondati su evidenze scientifiche e standard tecnici riconosciuti.
- Rafforzare la programmazione strategica — partire dai fabbisogni reali, in logica value-based.
- Riconoscere le specificità dell’economia circolare — reprocessing e refurbishment secondo MDR e IVDR, non un generico «riuso».
- Usare la LCA come strumento di miglioramento — interno alle aziende, non come criterio comparativo di gara.
- Introdurre i criteri con gradualità — proporzionati alla maturità del mercato e al quadro normativo.
- Monitorare e aggiornare i criteri nel tempo — secondo un approccio value-based orientato agli esiti.
- Sostenere Linee Guida Nazionali — per un procurement sostenibile omogeneo su tutto il territorio.
- Investire nella formazione continua — competenze ESG per chi governa e scrive gli acquisti.




