Giornata mondiale dell’obesità: la sfida contro stigma e disuguaglianze

Il 4 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’Obesità. In Italia l’appuntamento è stato presentato in Senato dalle organizzazioni aderenti e partner della World Obesity Federation, in un evento promosso su iniziativa della Daniela Sbrollini, in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili.

L’Italia arriva a questa ricorrenza con un primato: è il primo Paese al mondo ad aver adottato una legge specifica sull’obesità, riconosciuta come malattia cronica e inserita nei Livelli essenziali di assistenza (LEA).

Un’emergenza globale con numeri in crescita

Secondo i dati diffusi dalla World Obesity Federation, oltre 1 miliardo di persone nel mondo convive con l’obesità. Entro il 2035, più della metà della popolazione globale vivrà in sovrappeso o con obesità, con un impatto economico stimato in 3,23 trilioni di dollari già nel 2030. Nel 2025 sono 543 milioni i bambini e adolescenti in sovrappeso o con obesità; ogni anno si registrano 1,7 milioni di decessi prematuri per malattie non trasmissibili correlate.

Presentata a Roma la Carta di Erice sull’obesità per promuovere la presa in carico omogenea su tutto il territorio nazionale

Lo slogan dell’edizione 2026, “8 Billion Reasons To Act on Obesity”, richiama la necessità di un’azione collettiva fondata su evidenze scientifiche, prevenzione, contrasto allo stigma e politiche pubbliche efficaci.

Il quadro italiano: dati e disuguaglianze

In Italia, secondo l’Italian Barometer Obesity Report 2025 di IBDO Foundation, l’11,8% della popolazione adulta vive con obesità (era l’11,4% nel 2022), mentre il 36,1% è in sovrappeso. Tra i bambini di 8-9 anni, circa il 19% è in sovrappeso e il 9,8% obeso. L’impatto è più marcato nelle regioni meridionali e nelle aree socio-economicamente svantaggiate.

Il ruolo delle istituzioni: dalla legge ai LEA

«In questa giornata rinnoviamo con forza il nostro impegno nel contrasto all’obesità, patologia che in Italia riguarda milioni di persone, sia adulti sia bambini. Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e il suo inserimento nel Piano Nazionale della Cronicità rappresentano un passaggio fondamentale: non un atto simbolico, ma risposte concrete ai bisogni delle persone. Ma possiamo fare ancora molto. Il Ministero della Salute continuerà a rafforzare il proprio impegno per la prevenzione, per una presa in carico sempre più efficace e per un accesso equo alle cure su tutto il territorio nazionale, affinché nessun cittadino sia lasciato solo. Così come continueremo a contrastare lo stigma nei confronti di chi è affetto da questa patologia. La sfida dell’obesità richiede il contributo di tutti e per questo è fondamentale lavorare insieme: istituzioni, professionisti e cittadini», dichiara il Ministro della Salute Orazio Schillaci.

Un passaggio chiave è rappresentato dall’approvazione della Legge n. 149/2025, proposta dall’On. Roberto Pella, che riconosce l’obesità come malattia e la include nei LEA, affiancata dal Fondo per la prevenzione dell’obesità (2025-2027) e da nuove iniziative dedicate all’età adolescenziale.

Parlamento e lotta allo stigma

«La Giornata Mondiale dell’obesità è un’occasione importante per dare voce ai numeri e alle criticità che riguardano questa malattia – dichiara la Senatrice Daniela Sbrollini – Come Intergruppo parlamentare abbiamo portato avanti in questa legislatura un lavoro intenso condiviso con tutti gli attori, la comunità scientifica, il mondo dei pazienti, per dare risposte concrete ai bisogni delle persone che vivono con questa malattia. E proprio a questo scopo, all’inizio di questa Legislatura l’Intergruppo parlamentare ha fortemente promosso un Patto di legislatura che si poneva come obiettivi centrali una legge che riconoscesse anzitutto l’obesità come malattia, e l’inserimento dell’obesità nel Piano Nazionale Cronicità. Oggi, grazie al raggiungimento di questi obiettivi, abbiamo la possibilità di contribuire non solo a migliorare la qualità della vita sotto il profilo sanitario delle persone con obesità, ma anche a contrastare sul piano culturale lo stigma che troppo spesso ancora oggi colpisce queste persone».

Sulla stessa linea l’Onorevole Roberto Pella: «L’obesità rappresenta un’emergenza globale, che interessa fortemente anche il nostro Paese. Riconoscerla come una vera e propria malattia e affrontarla come una priorità nazionale è il principale contenuto della legge che io ho proposto e che il Parlamento ha approvato in via definitiva lo scorso ottobre con largo consenso. Con questo passo importante, l’Italia è diventato il primo Paese al mondo ad avere una legge simile, e l’auspicio è che possa farsene anche portavoce a livello europeo: la legge sarà fondamentale per avviare iniziative di prevenzione e di sensibilizzazione. Ora è importante proseguire questo cammino e arrivare a una piena applicazione di quanto previsto per le persone che vivono con questa malattia e allo stesso tempo per promuovere la sostenibilità del nostro sistema sanitario».

La Carta di Erice 2026

Nel corso dell’evento è stata presentata la Carta di Erice 2026 sull’Obesità, promossa dalla Società Italiana dell’Obesità con il coinvolgimento di 20 organizzazioni scientifiche e rappresentanze dei pazienti.

«Con questa Carta il mondo scientifico italiano assicura il proprio fermo impegno a riconoscere l’obesità come malattia cronica e garantire accesso equo ed appropriato a tutte le possibilità di cura, incluse quelle farmacologiche e chirurgiche. Fra gli obiettivi centrali della Carta vi è quello di promuovere la presa in carico delle persone con obesità in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, contrastare stigma e qualsivoglia disuguaglianza, nonché promuovere l’Italia quale modello scientifico e istituzionale internazionale per il contrasto all’obesità», dichiara il presidente SIO Silvio Buscemi.

Un approccio integrato e multidisciplinare

«Ora è importante continuare a lavorare insieme affinché si sviluppi una rete regionale di centri multidisciplinari in grado di accogliere i pazienti con obesità e, allo stesso tempo, affinché il Servizio Sanitario Nazionale garantisca l’accesso alle cure tramite l’inserimento dell’obesità nei LEA. Tale innovazione assicurerebbe altresì una maggiore sostenibilità e una più equa accessibilità al SSN, prevenendo molte delle complicanze che questa malattia comporta», sottolinea Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di OPEN Italy.

Per Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, obesità e diabete «sono strettamente correlati e condividono fattori di rischio, determinanti sociali e conseguenze cliniche. Per questo è fondamentale un approccio integrato che rafforzi la prevenzione, favorisca la diagnosi precoce e garantisca percorsi terapeutici personalizzati e multidisciplinari. Solo attraverso una presa in carico strutturata e continuativa possiamo ridurre il peso delle complicanze e migliorare concretamente la qualità di vita delle persone».

Linguaggio, cultura e diritti

«La responsabilità per la prevenzione e il trattamento dell’obesità non ricade solo sulle professioni sanitarie, ma coinvolge le istituzioni politiche nazionali e locali, gli amministratori dei sistemi sanitari, le istituzioni educative ad ogni livello, i luoghi di lavoro, i cittadini» ricorda Luca Busetto, vicepresidente EASO (European Association for the Study of Obesity) per l’Europa meridionale. «L’EASO ha proposto una tassonomia dell’obesità in grado di fornire un linguaggio comune su questa malattia e utilizzabile nei molteplici contesti di interesse: l’Italia è stata  il primo elemento dell’associazione a proporre un adattamento della tassonomia alla lingua nazionale, con l’obiettivo di incoraggiare i cittadini Italiani all’utilizzo di un linguaggio corretto, rispettoso, e scientificamente accurato, per promuovere la salute e il benessere non solo di chi è affetto da questa malattia, ma di tutti».

«La cura dell’obesità richiede lo stesso livello di urgenza riservato alle altre malattie non trasmissibili, per le quali rappresentano un punto fermo aspetti quali un accesso equo alle cure, la centralità della persona e la presenza di risorse adeguate», aggiunge Paolo Sbraccia, presidente di IBDO Foundation: «È giunto il momento di mettere in atto soluzioni di politica sanitaria e di governance clinica che siano in grado di dare risposte concrete alle persone con obesità e soprattutto che coinvolgano e siano disponibili per l’intera popolazione, al fine di aumentare il supporto e diminuire le disuguaglianze di accesso alle cure sul territorio».

La voce delle reti e dei pazienti

«Nel contrasto all’obesità è fondamentale che sia considerata da parte dei governi, dei sistemi sanitari e delle stesse persone con obesità, come già fatto dalla comunità scientifica, una malattia cronica che richiede una gestione di lungo termine, e non una responsabilità del singolo», dichiara Giuseppe Fatati, presidente dell’Italian Obesity Network, sottolineando come sia necessario «un approccio multidisciplinare, di cui sia parte centrale, accanto alle politiche di prevenzione e agli interventi mirati su alimentazione e sport, anche la lotta allo stigma sociale e agli episodi di discriminazione verso chi ne è affetto».

«Occorre garantire pari dignità alle persone con obesità per favorire l’accesso alle terapie», conclude Iris Zani, presidente della Federazione Italiana Associazioni Obesità, indicando nella legge e nel Piano nazionale della cronicità un punto di partenza per rendere effettivo il diritto alla cura: «È essenziale considerare e trattare l’obesità come una malattia vera e propria, al pari delle altre patologie croniche non trasmissibili, piuttosto che come una semplice questione di scelte alimentari sbagliate o responsabilità individuali. La legge approvata nel nostro Paese e l’inserimento dell’obesità nel Piano Nazionale Cronicità segnano un’importante inversione di rotta, che va visto come un punto di partenza per la piena garanzia di accesso alle cure delle persone con questa malattia».

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