RPCT 4.0: dalla mappatura dei rischi alla loro anticipazione

Il ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza evolve verso un approccio più dinamico e integrato. Indicatori, sistemi di early warning, formazione e intelligenza artificiale possono contribuire a individuare tempestivamente le criticità e rafforzare la governance delle organizzazioni sanitarie

Quante volte chiediamo al RPCT di “prevenire”, senza dargli il tempo, le informazioni e gli strumenti necessari per farlo davvero?

Nelle organizzazioni pubbliche il ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza è diventato progressivamente uno dei principali presìdi di integrità e governance. Eppure, permane una contraddizione difficilmente ignorabile: mentre aumentano gli obblighi, i monitoraggi e le responsabilità, gli strumenti utilizzati continuano spesso a essere fondati su logiche documentali e prevalentemente retrospettive.

In altre parole, chiediamo al RPCT di anticipare i rischi utilizzando strumenti pensati soprattutto per descriverli.

Come sta evolvendo il ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza?

C’è un dato di realtà che emerge con chiarezza. Il ruolo è formalmente centrale nelle organizzazioni pubbliche, ma nella pratica è spesso un incarico aggiuntivo, esercitato all’interno di strutture già sottoposte a forti pressioni organizzative.

In contesti complessi come quelli sanitari, il rischio non è tanto quello di non svolgere le attività previste, quanto di svolgerle tutte correttamente senza però riuscire a cogliere tempestivamente dove si stanno accumulando le criticità.

Il punto non è fare di più, ma vedere meglio.

Dalla mappatura documentale alla gestione operativa del rischio

Il modello operativo prevalente continua a basarsi su estese mappature dei rischi, aggiornamenti periodici e monitoraggi strutturati. Si tratta di strumenti indispensabili, ma ancora fortemente legati a una logica documentale e, inevitabilmente, ex post.

Negli ultimi anni, lavorando su questi processi, ho potuto constatare che il vero limite non è la volontà di presidiare il rischio, ma la difficoltà di renderlo leggibile e gestibile nel quotidiano.

Semplificare le schede di valutazione e coinvolgere i referenti migliora qualità e uniformità delle informazioni

Un primo passo concreto è stato quello di semplificare gli strumenti. Passare da modelli frammentati a una scheda unica, capace di mettere in relazione in modo chiaro evento rischioso, valutazione e contromisure, ha prodotto benefici immediati in termini di comprensione e utilizzabilità.

In questa fase è stato altrettanto importante strutturare i principali campi attraverso opzioni a scelta guidata, così da garantire maggiore uniformità delle informazioni e ridurre la variabilità delle valutazioni dei singoli process owner, pur mantenendo la necessaria flessibilità.

Parallelamente, il passaggio da una gestione basata sul semplice invio di schede via email a momenti di confronto diretto con i referenti di processo ha migliorato sensibilmente la qualità delle informazioni raccolte, la coerenza delle valutazioni e la consapevolezza organizzativa.

Il piano anticorruzione come strumento di programmazione

Un ulteriore cambiamento ha riguardato il piano anticorruzione.

Da documento prevalentemente orientato al consuntivo, è stato progressivamente ripensato come uno strumento di reale programmazione triennale. Ciò è avvenuto attraverso la definizione di un piano organico di verifiche, l’introduzione di obiettivi misurabili e l’individuazione di indicatori e target capaci di orientare l’azione della funzione nel tempo.

A questo si è affiancata la formalizzazione di momenti di monitoraggio infrannuali mediante report strutturati, i cui esiti vengono periodicamente condivisi con i vertici aziendali, rafforzando il collegamento tra attività di prevenzione e processi decisionali.

Indicatori dinamici ed early warning per anticipare le criticità

Un esempio concreto può aiutare a comprendere la differenza tra un approccio orientato al monitoraggio e uno orientato all’anticipazione.

Si pensi ad una misura anticorruzione formalmente monitorata e correttamente rendicontata. Il monitoraggio annuale può confermare che tutte le verifiche previste siano state eseguite, che la documentazione sia completa e che gli obblighi risultino rispettati.

Indicatori dinamici, dashboard ed early warning permettono di intercettare segnali di rischio prima che diventino criticità

Tuttavia, lo stesso sistema potrebbe non evidenziare tempestivamente segnali precoci come l’aumento dei tempi di lavorazione di un processo, la concentrazione di anomalie in una determinata unità organizzativa o il ripetersi di errori simili nel tempo.

In questi casi il rischio emerge quando il fenomeno è già consolidato.

Indicatori dinamici, dashboard di monitoraggio ed early warning consentono invece di individuare tali segnali nelle fasi iniziali, permettendo un intervento correttivo prima che il problema si trasformi in una criticità organizzativa più ampia.

Portare la prevenzione dentro i processi e coinvolgere il personale

L’evoluzione non ha riguardato soltanto strumenti e processi. È stato necessario rafforzare la presenza della funzione nei luoghi in cui i processi si svolgono concretamente. Questo ha comportato un incremento delle occasioni formative e di confronto diretto, attraverso la partecipazione alle riunioni periodiche di medici, coordinatori tecnico-assistenziali e professionisti sanitari nei diversi comprensori aziendali.

Formazione e confronto diretto favoriscono l’integrazione della prevenzione nei processi quotidiani delle organizzazioni sanitarie

La prevenzione della corruzione è stata così progressivamente portata fuori dai documenti e dentro i processi. L’utilizzo di casi concreti, un linguaggio meno tecnico e più vicino all’esperienza quotidiana, insieme alla diffusione di micro-pillole formative digitali fruibili in autonomia, ha favorito una maggiore consapevolezza dei rischi e una più ampia diffusione delle misure di prevenzione.

L’obiettivo non era semplicemente trasferire conoscenze, ma rendere la prevenzione più comprensibile, più accessibile e maggiormente integrata nella pratica operativa quotidiana.

Allo stesso tempo è emersa l’esigenza di affiancare al documento istituzionale una versione più sintetica e comunicativa, capace di rendere maggiormente accessibili contenuti spesso percepiti come complessi dagli stakeholder interni ed esterni.

Si tratta di interventi apparentemente semplici, ma che mettono in evidenza un punto essenziale.

Il problema non è soltanto cosa si fa, ma quanto ciò che si fa sia effettivamente utilizzabile.

È qui che si gioca il vero salto di qualità.

Il RPCT come interprete dei segnali di rischio

Le più recenti evoluzioni in materia di governance e risk management attribuiscono un’importanza crescente all’utilizzo di indicatori, sistemi di reporting e strumenti di monitoraggio in grado di supportare decisioni tempestive e basate sui dati.

In questa prospettiva il RPCT non è più soltanto il garante della corretta applicazione delle misure di prevenzione, ma diventa progressivamente un interprete dei segnali di rischio che emergono dall’organizzazione.

L’intelligenza artificiale può supportare l’analisi dei rischi, senza sostituire la responsabilità decisionale del RPCT

L’esperienza maturata nell’attività di prevenzione mostra come il vero valore degli indicatori non risieda tanto nella capacità di misurare ciò che è già accaduto, quanto nella possibilità di evidenziare anomalie, tendenze e segnali che, singolarmente considerati, potrebbero apparire irrilevanti. È proprio l’osservazione integrata di questi elementi che consente di orientare l’attenzione del RPCT verso aree che meritano approfondimento e di supportare i vertici aziendali nell’assunzione di decisioni più consapevoli.

Anche l’intelligenza artificiale può rappresentare una leva utile, a condizione che venga utilizzata come strumento di supporto alla capacità umana di analisi e valutazione e non come sostituto della responsabilità decisionale.

RPCT 4.0: una nuova prospettiva di governance

Il punto, però, resta soprattutto organizzativo.

Il RPCT è chiamato oggi a presidiare una complessità crescente con strumenti che non sempre si sono evoluti allo stesso ritmo.

Se non si interviene su questo equilibrio, il rischio è evidente: una funzione formalmente strutturata, ma sempre più difficile da sostenere nella pratica.

La sfida, quindi, non è aggiungere nuovi adempimenti. La sfida è rendere la prevenzione più leggibile, più vicina ai processi e realmente capace di anticipare.

Perché il futuro del ruolo non si giocherà sulla capacità di produrre più documenti o più controlli. Si giocherà sulla capacità di trasformare dati, evidenze e segnali deboli in conoscenza utile per i processi decisionali.

Per questo motivo il vero passaggio verso un “RPCT 4.0” non riguarda la tecnologia in sé, ma la capacità delle organizzazioni di rendere la prevenzione più tempestiva, più integrata e maggiormente orientata alla governance.

Perché la prevenzione efficace non consiste nel registrare ciò che è già accaduto, ma nel riconoscere i segnali di rischio e intervenire tempestivamente prima che si trasformino in criticità.

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Luigi Catapano
Luigi Catapano
Responsabile Internal Auditing e RPCT, Azienda Sanitaria dell’Alto Adige