Sanità, GIMBE: 65 tipologie di frodi e abusi nel SSN. «Serve una mappa nazionale dei rischi»

Frodi e abusi in sanità non vengono letti come episodi isolati, ma come distorsioni strutturali che attraversano l’intero Servizio sanitario nazionale, con impatti su allocazione delle risorse, accesso alle cure e fiducia dei cittadini. È il quadro delineato dal nuovo report dell’Osservatorio della Fondazione GIMBE, presentato a Roma presso la sede dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nell’ambito del protocollo di collaborazione tra i due enti.

Il documento colloca la sanità tra i settori maggiormente esposti a fenomeni corruttivi a livello internazionale, per effetto di caratteristiche strutturali come l’asimmetria informativa tra attori, la complessità dei processi decisionali e l’elevata discrezionalità nella gestione clinica e amministrativa. In Italia, il tema si intreccia con l’ampiezza della spesa pubblica: secondo ANAC, circa il 25% del valore dei contratti pubblici riguarda la sanità, pari a 70,5 miliardi di euro nel 2023.

La tassonomia GIMBE individua 65 tipologie di frodi e abusi nel SSN

«Questo dato, seppur non consenta di stimare con precisione l’impatto economico dei fenomeni corruttivi, indica comunque l’ampiezza dell’area di spesa pubblica più esposta a tali rischi. È proprio qui che servono strumenti più avanzati di trasparenza, tracciabilità digitale, controlli tempestivi e rafforzamento dell’accountability del sistema», ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE.

Una tassonomia per leggere i rischi del sistema

Uno dei principali elementi del report è la proposta di una tassonomia nazionale delle frodi e degli abusi in sanità, pensata per uniformare linguaggio, classificazione e monitoraggio dei fenomeni.

Il modello individua nove macro-aree di rischio che coprono governance, regolazione, ricerca, acquisti, gestione finanziaria e risorse umane, fino all’erogazione dei servizi. All’interno sono state identificate 65 tipologie di frodi e abusi, che includono anche pratiche opportunistiche e irregolarità amministrative non sempre penalmente rilevanti, ma con impatto sul funzionamento del sistema.

«Di fronte all’estrema variabilità delle pratiche corruttive e alla frammentazione della terminologia utilizzata nei diversi contesti, una tassonomia condivisa non è un esercizio classificatorio, ma uno strumento operativo. Serve a parlare la stessa lingua, misurare i rischi, confrontare i dati e orientare in modo più efficace le politiche di prevenzione e controllo», ha spiegato Cartabellotta.

Tassonomia GIMBE di frodi e abusi in sanità

Tassonomia di frodi e abusi in sanità
A. Policy-making e governance del sistema sanitario
A.1. Influenze indebite sulle politiche sanitarie (capture of health policy).
A.2. Omessa, ritardata o attuazione selettiva delle politiche sanitarie.
A.3. Influenze indebite sulle politiche non sanitarie (resistenza al principio “health in all policies”).
B. Regolamentazione del sistema sanitario
B.1. Approvazione impropria o accelerata di prodotti.
B.2. Ritardata, omessa o irregolare sospensione di prodotti sanitari.
B.3. Manipolazione dei processi di negoziazione e rimborsabilità di farmaci.
B.4. Ispezione inadeguata della qualità dei prodotti e delle buone pratiche di fabbricazione.
B.5. Selezione inappropriata di prodotti in prontuari, listini, repertori o cataloghi.
B.6. Attestazione impropria di qualifiche professionali.
B.7. Accreditamento o autorizzazione irregolare di strutture sanitarie private.
C. Ricerca clinica
C.1. Utilizzo improprio dei fondi assegnati alla ricerca.
C.2. Conduzione di studi non autorizzati o in violazione dei princìpi etici.
C.3. Fabbricazione, falsificazione e plagio (research misconduct).
C.4. Pratiche di ricerca discutibili (questionable research practices).
C.5. Registrazione, reporting e disseminazione distorta dei risultati.
D. Marketing e promozione di farmaci, dispositivi medici e altre tecnologie sanitarie
D.1. Promessa, offerta, corresponsione, sollecitazione o accettazione di utilità indebite da parte di professionisti sanitari.
D.2. Promessa, offerta, corresponsione, sollecitazione o accettazione di utilità indebite da parte di funzionari pubblici.
D.3. Finanziamenti o altre utilità indebite a società scientifiche e associazioni di pazienti.
D.4. Finanziamento condizionante della formazione continua.
D.5. Utilizzo improprio di studi post-marketing.
D.6. Affermazioni false, incomplete o fuorvianti su farmaci, dispositivi medici e altre tecnologie sanitarie.
D.7. Modifiche improprie delle soglie di malattia.
D.8. Disease mongering.
E. Acquisto di beni e servizi
E.1. Acquisti non necessari, inappropriati o sovradimensionati.
E.2. Manipolazione dei requisiti della gara d’appalto.
E.3. Frazionamento artificioso delle acquisizioni.
E.4. Ricorso indebito alla somma urgenza o ad altre deroghe emergenziali.
E.5. Selezione preferenziale dell’aggiudicatario.
E.6. Collusione tra i partecipanti alla gara.
E.7. Revoca, annullamento o riedizione strumentale della procedura di affidamento.
E.8. Varianti improprie in corso di esecuzione del contratto.
E.9. Proroghe tecniche indebite.
E.10. Difforme, incompleta o fraudolenta esecuzione delle prestazioni contrattuali.
E.11. Capitolati, clausole o soluzioni tecniche con effetto lock-in.
E.12. Valutazioni improprie della fungibilità di beni e servizi.
E.13. Comodati d’uso, valutazioni in prova e donazioni strumentali.
F. Distribuzione e stoccaggio di prodotti sanitari
F.1. Appropriazione indebita, sottrazione o deviazione di prodotti sanitari.
F.2. Immissione o reimmissione sul mercato di prodotti contraffatti, adulterati o non conformi.
F.3. Riconfezionamento, rietichettatura o ricondizionamento improprio di prodotti sanitari.
G. Gestione delle risorse finanziarie
G.1. Appropriazione indebita, distrazione o sviamento di fondi pubblici.
G.2. Appropriazione indebita, distrazione o sviamento di erogazioni liberali.
G.3. Gestione inadeguata o distorta del patrimonio immobiliare.
G.4. Spacchettamento tariffario indebito (unbundling).
G.5. Corrispettivi informali o pagamenti non tracciati.
G.6. Trattamenti preferenziali nell’accesso alle prestazioni sanitarie.
G.7. Indebita fruizione di esenzioni dalla compartecipazione alla spesa sanitaria.
G.8. Utilizzo indebito di identità, tessere o credenziali sanitarie altrui.
G.9. Rilascio, avallo o utilizzo di false certificazioni sanitarie.
G.10. Fatturazioni false, indebite o non documentate.
G.11. Falsificazione o codifica opportunistica della scheda di dimissione ospedaliera (upcoding).
G.12. Omesso o tardivo aggiornamento degli elenchi degli assistiti.
H. Gestione delle risorse umane
H.1. Selezione, conferimento o mantenimento indebito di incarichi e progressioni di carriera.
H.2. Rimozione arbitraria o penalizzazione di personale non gradito.
H.3. Condizionamento indebito delle attività lavorative.
H.4. Assenteismo, negligenza o inadempimento dei doveri di servizio.
H.5. Esercizio abusivo di professione sanitaria.
I. Erogazione dei servizi sanitari
I.1. Manipolazione e falsificazione della documentazione sanitaria.
I.2. Utilizzo a fini privati di strutture, attrezzature, beni di consumo e ore di lavoro.
I.3. Favoritismi.
I.4. Erogazione di servizi di qualità inferiore.
I.5. Manipolazione degli indicatori.
I.6. Dirottamento dei pazienti verso strutture private.
I.7. Utilizzo improprio dell’attività libero-professionale intramuraria (ALPI).
I.8. Manipolazione delle liste d’attesa.
I.9. Consulti specialistici e prestazioni non necessari.

Impatto su equità e qualità dell’assistenza

Secondo il report, frodi e abusi non si limitano alla sottrazione di risorse economiche, ma possono incidere sulla qualità delle cure, sull’equità di accesso e sulla distribuzione territoriale dei servizi sanitari.

La letteratura internazionale evidenzia inoltre associazioni tra livelli elevati di corruzione e peggiori esiti di salute, in particolare nei contesti più fragili, con effetti su aspettativa di vita, mortalità e accesso alle cure essenziali.

Le proposte GIMBE: dalla reazione alla prevenzione

«Alla luce delle criticità individuate – dichiara Cartabellotta – la Fondazione GIMBE propone di trasformare l’enorme patrimonio informativo già disponibile in un sistema nazionale di prevenzione, monitoraggio e accountability su frodi e abusi nel SSN. Non con l’obiettivo di introdurre nuovi adempimenti burocratici, ma di rendere interoperabili i dati, misurabili i rischi, verificabili i conflitti di interesse, utilizzabili tutte le segnalazioni, trasparenti gli esiti e responsabili le istituzioni».

Per la Fondazione GIMBE oggi è necessario passare da un modello prevalentemente reattivo a uno preventivo, a partire dalla standardizzazione della terminologia e dall’adozione di una tassonomia condivisa di frodi e abusi in sanità, proposta dal report come riferimento nazionale per classificazione, monitoraggio e valutazione dei rischi.

Tra le proposte operative l’istituzione di un Osservatorio nazionale su frodi e abusi in sanità in grado di integrare i flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari, il rafforzamento della capacità predittiva dei controlli tramite indicatori di rischio e strumenti di intelligenza artificiale, una più rigorosa e trasparente gestione dei conflitti di interesse, la protezione e valorizzazione del whistleblowing come strumento di intelligence, il potenziamento di audit interni e accountability delle aziende sanitarie.

Ridurre sprechi, frodi e abusi significa usare meglio il denaro pubblico e aumentare il valore della spesa sanitaria, non sostituire gli investimenti necessari per garantire il diritto alla tutela della salute

«Contrastare frodi e abusi – conclude Cartabellotta – non è solo una questione etica o giudiziaria, ma significa proteggere risorse pubbliche, pazienti e qualità delle cure. Tuttavia, il contrasto di questi fenomeni non può in alcun modo diventare un alibi per giustificare il definanziamento della sanità pubblica: il SSN continua ad avere bisogno di un incremento stabile e adeguato delle risorse, in particolare per il personale sanitario. Ridurre sprechi, frodi e abusi significa usare meglio il denaro pubblico e aumentare il valore della spesa sanitaria, non sostituire gli investimenti necessari per garantire il diritto alla tutela della salute. Perché in un sistema sanitario sottofinanziato e disfunzionale i comportamenti opportunistici e le scorciatoie improprie proliferano, contribuendo ad ampliare le diseguaglianze e a indebolire la fiducia dei cittadini».

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