Hantavirus: il Ministero della Salute rafforza sorveglianza e misure di prevenzione

di Ivana Barberini

Il Ministero della Salute ha diffuso l’11 maggio 2026 una circolare indirizzata a Regioni, Province autonome e principali istituzioni sanitarie italiane per aggiornare sul focolaio di hantavirus di tipo Andes (ANDV) registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius e per definire le misure di sanità pubblica da adottare in Italia.

Sorveglianza e coordinamento nazionale

Il Ministero della Salute ha attivato un sistema di coordinamento con Regioni, Istituto Superiore di Sanità, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani e organismi internazionali (OMS/RSI, EWRS, Health Security Committee, ECDC, Global Health Security Initiative) per monitorare l’evoluzione del focolaio, coordinare il contact tracing e organizzare la risposta laboratoristica.

L’8 maggio 2026, tramite il sistema di comunicazione EWRS della Commissione Europea, è pervenuta al Ministero l’informazione relativa a quattro persone presenti sul volo Sudafrica–Paesi Bassi del 25 aprile 2026 la cui ultima destinazione era l’Italia. Le Regioni interessate sono state immediatamente allertate e sono state attivate misure di quarantena fiduciaria e sorveglianza attiva. Nella stessa giornata si sono riuniti sia la Rete di esperti Dispatch, per la valutazione degli scenari di diffusione e dell’impatto sui servizi sanitari, sia il Gruppo di esperti per la rete nazionale dei laboratori, che include esperti dell’ISS, dell’INMI Spallanzani, degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e di società scientifiche. Entrambi i gruppi hanno confermato la valutazione di rischio molto basso per la popolazione generale, raccomandando comunque un approccio di massima cautela e il rafforzamento della sorveglianza.

Rischio basso per l’Italia

Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control e l’OMS, il rischio per la popolazione generale europea è molto basso, mentre è considerato moderato per i passeggeri e l’equipaggio della nave MV Hondius. Anche la rete italiana di esperti Dispatch e il gruppo nazionale dei laboratori hanno concordato su questa valutazione, pur evidenziando che il rischio di trasmissione interumana comunitaria non è completamente trascurabile, alla luce dell’eterogeneità delle misure di sanità pubblica adottate dai diversi Paesi di origine dei passeggeri. In Italia, inoltre, non è presente il principale roditore serbatoio del virus Andes, Oligoryzomys longicaudatus.

I casi di hantavirus registrati nel nostro Paese sono stati finora sporadici e per lo più associati a esposizioni avvenute all’estero

È tuttavia documentata la presenza nel Nord Italia di roditori sieropositivi per altri ceppi di hantavirus (Puumala e Dobrava-Belgrade), associati alla febbre emorragica con sindrome renale.

Definizione dei casi

La circolare distingue tra:

  • Caso sospetto: persona che ha condiviso o transitato su un mezzo di trasporto con un caso confermato o probabile, oppure è stata a contatto con un passeggero o membro dell’equipaggio della MV Hondius a partire dal 5 aprile, E presenta almeno un sintomo compatibile (febbre, dolori muscolari, astenia, brividi, cefalea, vertigini, sintomi gastrointestinali o respiratori).
  • Caso probabile: caso sospetto con collegamento epidemiologico noto con un caso probabile o confermato.
  • Caso confermato: positività ai test PCR o sierologici per ANDV.
  • Non caso: soggetto con test negativi. Se sviluppa successivamente sintomi compatibili entro il periodo massimo di incubazione, deve essere nuovamente testato e riclassificato.
  • Contatti ad alto e basso rischio.

Sono considerati ad alto rischio tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio della nave, oltre alle persone che hanno condiviso cabine, bagni, pasti o contatti stretti con casi confermati, gli operatori sanitari con esposizione non protetta e, su voli di durata superiore a 6 ore, i passeggeri seduti nella stessa fila o entro due file dal caso (per il contesto nazionale, a scopo precauzionale, si considerano ad alto rischio tutti i passeggeri dello stesso volo indipendentemente dalla durata). Per questi soggetti è prevista:

  • quarantena fiduciaria per sei settimane (42 giorni), con uso di una stanza propria, distanza di almeno due metri dai familiari, non condivisione delle stoviglie e aerazione degli ambienti; è possibile uscire indossando una mascherina medica/chirurgica resistente ai liquidi ed evitando assembramenti;
  • divieto di utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico e dei voli commerciali;
  • sorveglianza attiva quotidiana da parte delle autorità sanitarie;
  • valutazione medica immediata in caso di comparsa di sintomi.

I contatti a basso rischio (tra cui passeggeri di aerei fuori dalla zona di vicinanza definita, contatti brevi occasionali o in porto, persone in ampi spazi aperti, operatori sanitari con DPI adeguati) devono effettuare automonitoraggio passivo per lo stesso periodo di 42 giorni, con obbligo di isolamento e segnalazione alle autorità sanitarie in caso di sintomi.

Test per la diagnosi

Il test molecolare PCR è raccomandato in via prioritaria nei soggetti sintomatici, in particolare con quadro compatibile con la sindrome cardiopolmonare da hantavirus. Nei contatti asintomatici non esistono evidenze scientifiche che giustifichino uno screening routinario, poiché i test eseguiti durante il periodo di incubazione possono risultare falsamente negativi. In caso di quadro clinico compatibile ma senza un chiaro collegamento epidemiologico con il focolaio, può essere contattato il medico reperibile dell’INMI Lazzaro Spallanzani.
Eventuali casi sospetti, probabili o confermati dovranno essere comunicati tempestivamente al Ministero della Salute corredati da breve relazione epidemiologica, in attesa della definizione di una scheda dedicata nel sistema nazionale PREMAL (sistema italiano di sorveglianza delle malattie infettive gestito dal Ministero della Salute).

Particolare attenzione è stata richiesta agli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (USMAF), chiamati a vigilare su eventuali eventi sanitari sospetti a bordo di aerei e navi, ad allertare tempestivamente gli Uffici centrali del Ministero in caso di sospetta trasmissione da hantavirus, a gestire i casi utilizzando idonei dispositivi di protezione individuale (FFP2, guanti, camice, protezione oculare) e a potenziare le attività di counselling ai viaggiatori sui rischi legati all’hantavirus. Le compagnie aeree sono tenute a segnalare tempestivamente agli USMAF eventuali sospetti di malattia infettiva a bordo e a coordinarsi per la raccolta dei Passenger Locator Form (PLF).

Che cosa sono gli hantavirus

Gli hantavirus sono virus zoonotici a RNA appartenenti al genere Orthohantavirus (famiglia Hantaviridae, ordine Bunyavirales), diffusi a livello globale. All’interno di questo genere sono state identificate oltre 20 specie virali. Il loro serbatoio naturale è costituito principalmente dai roditori, che possono trasmettere il virus all’uomo attraverso urine, feci e saliva contaminati, soprattutto per inalazione di particelle infette. L’esposizione avviene più frequentemente durante attività come la pulizia di ambienti infestati, ma può verificarsi anche nelle attività quotidiane in aree ad alta presenza di roditori. I casi umani sono più comuni in contesti rurali, come foreste, campi e fattorie.

L’infezione può causare forme cliniche anche molto gravi. Nelle Americhe prevale la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HPS), caratterizzata da sintomi inizialmente aspecifici (cefalea, febbre, mialgia, disturbi gastrointestinali), seguiti da un rapido peggioramento con distress respiratorio e ipotensione. I sintomi compaiono generalmente tra 1 e 6 settimane dall’esposizione, ma possono insorgere già dopo una settimana e fino a 8 settimane. In Europa e Asia è più frequente la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce principalmente reni e vasi sanguigni e si manifesta di solito entro 1-2 settimane dall’esposizione.
Nonostante la trasmissione avvenga principalmente da animale a uomo, sono stati descritti rari casi di trasmissione interumana, limitati al virus Andes in contesti di contatto stretto e prolungato. Episodi di trasmissione secondaria, inclusi casi tra operatori sanitari, sono stati documentati ma rimangono eccezionali e sembrano più probabili nelle fasi iniziali della malattia. In Europa e Asia non è stata documentata trasmissione interumana.

Dati epidemiologici

Le infezioni da hantavirus sono relativamente rare a livello globale, ma presentano una significativa letalità. Nella Regione delle Americhe, nel 2025 sono stati segnalati 229 casi con 59 decessi (letalità del 25,7%), con un aumento significativo dell’incidenza in Bolivia e Paraguay e un incremento della letalità in Argentina e Brasile rispetto agli anni precedenti. Le aree considerate più rilevanti per la circolazione del virus Andes rimangono il sud dell’Argentina e il Cile, in particolare le regioni andino-patagoniche. In Europa, nel 2023 sono stati riportati 1.885 casi (0,4 per 100.000 abitanti), mentre in Asia orientale, in particolare in Cina e Corea del Sud, la HFRS continua a causare migliaia di casi ogni anno, sebbene con un trend in diminuzione.
Non esistono al momento vaccini autorizzati né terapie antivirali specifiche. La diagnosi si basa su test molecolari (PCR), in grado di rilevare la viremia nelle fasi iniziali, e test sierologici (IgM), che diventano positivi dopo la comparsa dei sintomi. Test diagnostici eseguiti durante il periodo di incubazione possono dare risultati falsamente negativi.

Da dove nasce il focolaio

Il 2 maggio 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un cluster di gravi malattie respiratorie a bordo della MV Hondius. All’11 maggio erano stati identificati nove casi, di cui sette confermati come infezione da virus Andes e due classificati come probabili. Tre persone sono decedute, con una letalità del 33%.
A bordo si trovavano 147 persone provenienti da 23 Paesi, mentre altre 34 erano già sbarcate sull’isola di Sant’Elena. Il caso indice ha sviluppato i sintomi il 6 aprile 2026; la prima diagnosi di hantavirus è stata effettuata su un suo contatto stretto il 26 aprile 2026, mentre la prima diagnosi specifica di ANDV è stata effettuata il 2 maggio 2026 su un ulteriore caso correlato.

Due voli di evacuazione medica, provenienti da Capo Verde, con a bordo tre passeggeri della nave (2 casi confermati sintomatici e 1 caso sospetto), sono atterrati nei Paesi Bassi il 6 e il 7 maggio 2026. All’8 maggio, quattro pazienti risultavano ricoverati: uno in terapia intensiva a Johannesburg (Sudafrica), due nei Paesi Bassi e uno a Zurigo (Svizzera). Il caso sospetto è stato trasferito in Germania, dove è risultato negativo sia al test PCR che a quello sierologico per il virus Andes, e non è pertanto più considerato un caso dalle autorità tedesche e dagli organismi internazionali. Il 6 maggio la nave ha lasciato Capo Verde diretta alle Isole Canarie, in Spagna, dove ha attraccato il 10 maggio 2026. Il focolaio ha richiesto un’ampia risposta internazionale coordinata, che comprende indagini epidemiologiche approfondite, isolamento e gestione clinica dei casi, evacuazioni mediche, test di laboratorio e tracciamento internazionale dei contatti. Sono in corso ulteriori indagini sulla potenziale fonte del focolaio, in collaborazione con le autorità di Argentina e Cile.

Sintomi e decorso clinico

I casi osservati hanno presentato inizialmente sintomi aspecifici, come cefalea, diarrea, febbre e disturbi respiratori lievi. In molte persone il quadro clinico è peggiorato rapidamente nell’arco di 24-48 ore con comparsa di astenia, vertigini, tachipnea, riduzione della diuresi e segni di coinvolgimento sistemico.
In alcuni casi il decorso è stato ancora più rapido, con sintomi gastrointestinali lievi seguiti entro 24 ore da polmonite severa, evoluta rapidamente in sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) e morte, oppure con progressione verso shock, iperpiressia, vomito, incontinenza urinaria e dolore toracico che ha richiesto il ricovero in terapia intensiva.

Le conclusioni del Ministero

Pur confermando che il rischio di diffusione del virus Andes in Italia e in Europa è molto basso, il Ministero della Salute sottolinea la necessità di mantenere un elevato livello di attenzione clinica e diagnostica, al fine di individuare tempestivamente eventuali casi importati e attivare rapidamente le misure di prevenzione e controllo necessarie. Il Ministero continuerà a monitorare costantemente l’evoluzione del quadro epidemiologico internazionale, riservandosi di emanare ulteriori indicazioni sulla base delle evidenze tecnico-scientifiche progressivamente disponibili.

Può interessarti