In Italia mancano almeno 497 pediatri di libera scelta e quasi l’80% delle carenze si concentra in tre grandi Regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. A evidenziarlo è un’analisi della Fondazione GIMBE, che richiama l’attenzione sulle difficoltà di accesso all’assistenza pediatrica in diverse aree del Paese e sulle incertezze legate al ricambio generazionale della categoria.
Secondo i dati analizzati da GIMBE, al 1° gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 pediatri di libera scelta, a fronte di quasi 5,8 milioni di assistiti. La media nazionale è di 917 assistiti per pediatra, ma in alcune Regioni si supera il massimale di 1.000 previsto dall’Accordo collettivo nazionale: Piemonte (1.126 assistiti per pediatra), Provincia autonoma di Bolzano (1.114) e Veneto (1.018).
Quasi l’80% delle carenze si concentra in Lombardia, Piemonte e Veneto
«Con questi livelli di saturazione il principio della libera scelta rimane solo sulla carta: in molte aree del Paese trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più difficile, se non impossibile», afferma il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta.
Carenze concentrate nel Nord Italia
La stima della Fondazione, elaborata utilizzando il rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti previsto dal nuovo Accordo collettivo nazionale, individua una carenza complessiva di 497 professionisti. Lombardia (186 pediatri mancanti), Piemonte (109) e Veneto (96) rappresentano da sole il 78,7% del fabbisogno nazionale.
Secondo GIMBE, il dato regionale rischia inoltre di sottostimare le difficoltà presenti a livello locale, soprattutto nelle aree interne, montane e a bassa densità abitativa, ma sempre più spesso anche nei grandi centri urbani.
Meno pediatri, nonostante il calo delle nascite
L’analisi evidenzia come il progressivo calo della natalità non abbia risolto il problema della disponibilità dei pediatri di famiglia. Tra il 2019 e il 2025 il numero dei professionisti in attività è diminuito del 15%, passando da 7.373 a 6.284 unità.
Il progressivo calo della natalità non ha risolto il problema della disponibilità dei pediatri di famiglia
«La riduzione dei pediatri di famiglia supera ampiamente gli effetti del calo delle nascite e dimostra che il problema non può essere spiegato solo dalla dinamica demografica», osserva Cartabellotta.
A incidere è anche la difficoltà di accesso ai medici di medicina generale: molti ragazzi continuano infatti a rimanere in carico ai pediatri oltre i primi anni di vita, contribuendo ad aumentare il numero di assistiti nella fascia 6-13 anni.
Oltre 1.500 pensionamenti entro il 2029
Un ulteriore elemento di criticità riguarda il ricambio generazionale. Secondo i dati della Federazione italiana medici pediatri (FIMP), tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta.
Negli ultimi anni il numero delle borse di specializzazione in pediatria è aumentato in modo significativo, ma resta incerto quanti specialisti sceglieranno la pediatria di famiglia anziché la carriera ospedaliera.
«Non possiamo sapere se le nuove leve saranno sufficienti a garantire un ricambio generazionale adeguato e omogeneo tra le Regioni, né a colmare le carenze già oggi presenti», sottolinea Cartabellotta.

La riforma e l’ipotesi dell’assistenza fino a 18 anni
L’analisi di GIMBE si sofferma infine sulla bozza di riordino dell’assistenza primaria, che prevede un maggiore coinvolgimento dei pediatri nelle Case della Comunità e l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni.
Secondo la Fondazione, mantenendo l’attuale rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, sarebbero necessari oltre 3.500 pediatri aggiuntivi per garantire la presa in carico dell’intera popolazione tra 0 e 18 anni, oltre ai circa 500 professionisti già oggi mancanti.
«L’ipotesi di estendere l’assistenza pediatrica fino alla maggiore età senza modificare il rapporto ottimale e il massimale di assistiti non è realistica», conclude Cartabellotta. Per GIMBE, la riforma dell’assistenza territoriale dovrà essere accompagnata da una programmazione più accurata del fabbisogno professionale, da strumenti in grado di favorire il ricambio generazionale e da modelli organizzativi capaci di garantire una presenza capillare dei pediatri sul territorio.





