Clustering Life Sciences & Health, da Torino un nuovo modello

Come trasformare la salute da centro di costo a motore di sviluppo economico, innovazione e competitività? È questa la domanda che ha attraversato l’intera giornata di lavori di “Clustering Life Sciences & Health: dagli ecosistemi di innovazione ai modelli integrati di sviluppo della filiera della salute”, appuntamento promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia insieme a BioIndustry Park Silvano Fumero, bioPmed Piemonte Innovation Cluster, Federated Innovation @MIND, Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia, Polo Tecnologico Alto Adriatico e AstraZeneca Italia, svoltosi al Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino.

L’evento ha segnato un passaggio chiave: non più solo ecosistemi territoriali, ma reti di ecosistemi connessi, capaci di operare come piattaforme nazionali di innovazione e sviluppo, superando la frammentazione tra territori per rispondere alle sfide dei sistemi sanitari contemporanei.

La salute come piattaforma di sviluppo

Clustering Life Sciences & Health

Ad aprire i lavori i saluti istituzionali di Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Marco Gay, Presidente Unione Industriali Torino, Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte, e Federico Riboldi, Assessore Sanità, Livelli essenziali di assistenza, Prevenzione e sicurezza sanitaria, Edilizia sanitaria – Regione Piemonte.

Dagli ecosistemi alle filiere integrate della salute

La keynote introduttiva di Pietro Presti, CEO di Sharing Progress in Cancer Care, Direttore Generale della Fondazione Tempia e componente del Comitato Scientifico di Bioindustry Park, ha offerto la cornice strategica della giornata. Al centro dell’intervento il passaggio dagli ecosistemi dell’innovazione alle vere e proprie filiere integrate della salute, in un contesto caratterizzato da sfide sempre più complesse: invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie croniche, medicina personalizzata, utilizzo dell’intelligenza artificiale e sostenibilità dei sistemi sanitari.

Non basta generare innovazione: bisogna trasformarla in impatto concreto

Presti ha lanciato il messaggio chiave della giornata: “Non basta generare innovazione: bisogna trasformarla in impatto concreto. I cluster non sono semplici reti di relazioni, ma infrastrutture strategiche di capitale relazionale. La competizione del prossimo decennio non sarà tra singole organizzazioni, ma tra ecosistemi”.

Dalla ricerca all’innovazione: collaborazione tra accademia, industria e sanità

La prima tavola rotonda ha approfondito il tema della collaborazione tra ricerca, industria e sistema sanitario come condizione indispensabile per accelerare il trasferimento dell’innovazione verso il mercato e verso i pazienti.

La tavola rotonda ha visto confrontarsi: Fabrizio Grillo, Presidente Federated Innovation @MIND, Marta Betti, Responsabile Clinical Trial center DAIRI – AOU Alessandria, Erika Cecchin, Direttore Farmacologia sperimentale e clinica – IRCCS CRO Aviano, Giandomenico Nollo, Dip. Ing. Industriale Università di Trento, Consorzio iNEST, Presidente SIHTA, Davide Minniti, Direttore AOU San Luigi Orbassano e Roberta Lauro, Campania Bioscience.

Le Life Sciences richiedono oggi filiere collaborative capaci di connettere ricerca, industria, sanità e territori.

È emersa con chiarezza una visione condivisa: l’innovazione nelle Scienze della Vita non nasce più all’interno di singole organizzazioni ma lungo filiere collaborative integrate che coinvolgono ricerca clinica, università, ospedali, imprese e cluster territoriali.

Clustering in azione: casi concreti della filiera salute

La seconda sessione ha portato l’attenzione sui modelli concreti di costruzione degli ecosistemi territoriali, mostrando come il clustering possa diventare uno strumento di accelerazione dello sviluppo economico e dell’innovazione.

La logica dei progetti isolati viene superata da modelli basati su ecosistemi stabili e cooperativi

I modelli di governance congiunti Regione–Cluster che devono allineare ricerca, politiche sanitarie e strategie industriali sono stati al centro della prima parte della seconda sessione. Sono intervenuti: Alessia Rosolen (Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia), Alberta Pasquero (Bioindustry Park), Andrea Paolini (Toscana Life Sciences) e Mauro Casotto (Trentino Sviluppo), evidenziando rispettivamente la necessità di visione di lungo periodo, il ruolo della governance pubblico-privata, la centralità delle reti internazionali e la trasformazione dei territori periferici in nodi strategici.

Uno dei temi centrali della giornata ha riguardato la capacità di trasformare la ricerca in impresa e sviluppo industriale. Per questo motivo, la seconda parte della seconda sessione è stata incentrata sull’approfondimento del modello economico e organizzativo che collega ricerca, clinica e azienda lungo tutto il percorso di sviluppo dell’innovazione. Al panel hanno partecipato Giorgio Ciron (InnovUp, Assolombarda) e Rosilari Bellacosa (SynDiag; GammaDonna Ambassador).

Il confronto ha evidenziato come il valore della ricerca non possa essere misurato esclusivamente dalla qualità scientifica prodotta, ma anche dalla capacità di generare startup, attrarre investimenti e accompagnare le imprese innovative nelle fasi di crescita e industrializzazione.

Infrastrutture, dati e logistica: gli acceleratori dell’innovazione

Le infrastrutture, i dati sanitari e la logistica emergono come elementi abilitanti fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi delle Life Sciences. Le grandi infrastrutture di ricerca e le piattaforme tecnologiche aperte consentono di mettere competenze e strumenti avanzati a disposizione di imprese e ricercatori. In parallelo, i dati sanitari vengono identificati come la “nuova materia prima” dell’innovazione, mentre la logistica farmaceutica e sanitaria assume un ruolo sempre più strategico per garantire l’accesso tempestivo e sicuro alle terapie.

I dati sanitari rappresentano la nuova infrastruttura strategica per guidare innovazione e decisioni nei sistemi complessi

Al confronto hanno partecipato Caterina Petrillo (Presidente Area Science Park), Massimo D’Angelo (Direttore Azienda Zero Piemonte) e Ilaria Catalano (Vicepresidente LIPHE).

Pubblico e privato: investire negli ecosistemi della salute

Il confronto ha evidenziato la necessità di rafforzare la collaborazione tra finanza pubblica e capitale privato per sostenere lo sviluppo del comparto Life Sciences. Al centro, la costruzione di ecosistemi attrattivi per gli investitori, in cui ricerca, imprese, infrastrutture e sistema sanitario operano in modo integrato. È emersa inoltre l’esigenza di superare la logica del finanziamento dei singoli progetti, orientandosi verso il sostegno a ecosistemi capaci di generare effetti moltiplicativi in termini di innovazione, occupazione e crescita industriale.

Al dibattito hanno preso parte Mario Alparone (Finpiemonte), Raffaele Fantelli (Agorai Innovation Hub), Elisabetta Borello (Bio4Dreams), Luigi Gallo (Invitalia) e Claudio Longo (Farmindustria).

Verso le “Innovation Valleys della salute”

È stata rilanciata per il 2027 la prospettiva di una collaborazione strutturata e permanente tra ecosistemi regionali delle Life Sciences, con l’obiettivo di costruire reti interterritoriali capaci di affrontare le sfide globali della sanità, della ricerca e della competitività industriale. Al centro, la futura evoluzione verso le “Innovation Valleys della salute” e un programma condiviso tra Regioni, cluster, imprese, ricerca e sistema sanitario.

Le differenze territoriali diventano un valore se integrate in una strategia nazionale condivisa e coordinata

Al confronto hanno partecipato Alessia Rosolen (Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia), Andrea Tronzano (Regione Piemonte) e Francesco Marcolini (Lazio Innova).

Considerazioni finali: dalla visione alla rete nazionale

La sessione conclusiva, a cura di Francesca Patarnello (AstraZeneca Italia) e Alessandra Gelera (Cluster Tecnologico Nazionale ALISEI), ha sintetizzato la necessità di rafforzare la collaborazione tra territori, competenze e filiere, superando approcci frammentati per costruire una rete nazionale integrata delle Life Sciences. Il punto centrale è la valorizzazione delle differenze territoriali come leva di sistema, all’interno di una strategia comune di sviluppo.

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