A Milano sta sorgendo il Nuovo Policlinico, un complesso ospedaliero ad alta sostenibilità ambientale che integra assistenza, ricerca, innovazione tecnologica e umanizzazione. Il Padiglione Sforza, cuore del progetto, ospiterà reparti clinici connessi da una piastra centrale alle sale operatorie e alle sale parto e sormontati da un giardino terapeutico pensile di circa 8mila m², concepito secondo principi di biofilia e umanizzazione delle cure. Un modello di sanità pubblica evoluta, autosostenibile e orientata al benessere globale del paziente. Il nuovo complesso ospedaliero si prevede che sarà ultimato nel marzo 2026.
TrendSanità ha intervistato Marco Giachetti, Presidente della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, per approfondire come l’innovazione, la visione, la sostenibilità e l’integrazione tra ricerca e cura siano la punta di diamante della nuova architettura sanitaria di Milano.

Presidente Giachetti, il Nuovo Policlinico è stato presentato come “l’ospedale del futuro”. Quali sono le innovazioni che lo rendono tale, dal punto di vista tecnologico, organizzativo e culturale?
«Il primo elemento di innovazione del Nuovo Policlinico è il modello di finanziamento. Diversamente da quasi tutti gli ospedali pubblici italiani, costruiti con risorse statali o regionali, il nostro progetto è stato realizzato per oltre il 70% grazie a fondi propri, senza gravare sulle tasse dei cittadini. Abbiamo valorizzato il patrimonio immobiliare storico del Policlinico, circa 1.700 appartamenti nel centro di Milano, creando un fondo dedicato all’housing sociale. In questo modo abbiamo potuto finanziare 200 milioni di euro del progetto, garantendo, nel contempo, continuità abitativa ai nostri inquilini e mettendo a disposizione del Comune centinaia di alloggi a canone calmierato.
Questo modello, sostenuto anche da Cassa Depositi e Prestiti e Fondazione Cariplo, ha reso possibile la costruzione di un grande ospedale pubblico moderno, sostenibile e inclusivo, senza sacrificare patrimonio né persone».
Entriamo nel merito della struttura: in che modo il Nuovo Policlinico è sostenibile dal punto di vista ambientale e architettonico?
«L’Ospedale nasce al centro di Milano, senza consumare nuovo suolo: abbiamo demolito undici vecchi padiglioni per ricostruirne uno unico e più efficiente. L’edificio è pensato secondo criteri di massima sostenibilità: facciate ad alte prestazioni, impianto di trigenerazione che copre il 70% del fabbisogno energetico, pannelli solari per l’acqua calda, sistema di geotermia e riciclo delle acque piovane per uso sanitario e irrigazione.
L’edificio è pensato secondo criteri di massima sostenibilità
Miriamo alla certificazione internazionale LEED in classe Platinum, un livello rarissimo per un ospedale, grazie anche all’uso esclusivo di illuminazione LED e materiali a basso impatto ambientale».
Lei parla spesso di “umanizzazione degli spazi”. Cosa significa concretamente?
«Significa rimettere la persona, cioè il paziente, il caregiver e l’operatore sanitario al centro. Il nuovo Policlinico sarà composto da due edifici: uno dedicato alla donna e al bambino, ovvero la Mangiagalli del futuro; il secondo a tutte le altre specialità. I due corpi sono uniti da una piastra centrale dove si trovano le sale operatorie, la radiologia e i servizi comuni, disposti in modo baricentrico per ridurre al minimo i tempi di spostamento.
Umanizzazione degli spazi significa rimettere il paziente, il caregiver e l’operatore sanitario al centro
Sopra questa piastra sorgerà il nostro giardino terapeutico pensile, un tetto verde di circa 8mila m², per farsi un’idea, grande quanto il Duomo di Milano, pensato come spazio di cura e di benessere. Ospiterà aree gioco per bambini, zone di lettura e musica, per le quali ci piacerebbe coinvolgere realtà importanti quali la Biblioteca Sormani, il MUBA (Museo dei Bambini) e il Conservatorio, aree per la pet therapy e perfino orti terapeutici per i pazienti lungodegenti o psichiatrici.
Il verde non è decorativo: è parte integrante della cura. Studi scientifici dimostrano che la vista sul verde riduce i tempi di guarigione fino al 10%. E lo stesso vale per i nostri operatori, che potranno ritrovare equilibrio e serenità dopo turni difficili in un ambiente rigenerante».
Il Policlinico è anche un IRCCS, quindi un centro di ricerca. Come verrà integrata questa componente nella nuova struttura?
«Essendo un IRCCS politematico, uno dei pochi in Italia, abbiamo sette aree di accreditamento ministeriale che spaziano dalla medicina materno-infantile alle neuroscienze, alla trapiantologia e alla genetica.
Accanto all’ospedale clinico, stiamo realizzando, in via Pace, un grande centro di ricerca unificato di 4mila m², che riunirà tutti i laboratori oggi sparsi nei vari padiglioni. Questo permetterà ai ricercatori di lavorare fianco a fianco, condividere strumenti e conoscenze e accelerare le sinergie scientifiche.
Stiamo realizzando un grande centro di ricerca unificato di 4mila m²
Il progetto è autofinanziato grazie ai proventi della nostra Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, che gestisce i terreni agricoli e destina gli utili, circa due milioni l’anno, proprio alla ricerca biomedica.
Oggi siamo già il primo IRCCS pubblico italiano per qualità e produttività scientifica: con questo nuovo hub, lo saremo ancora di più».
La progettazione ha tenuto conto di studi scientifici su sostenibilità e benessere?
«Non abbiamo commissionato studi ex novo, ma ci siamo basati su ricerche consolidate, in particolare quelle legate alla biofilia e agli effetti positivi del contatto con la natura nei luoghi di cura. Abbiamo analizzato numerosi casi internazionali di ospedali immersi nel verde e li abbiamo adattati al contesto urbano milanese. Inoltre, per la parte pediatrica, abbiamo lanciato un concorso tra studi di architettura: il progetto vincitore ha ideato la “Città del Bambino”, dove i piccoli pazienti si muovono tra spazi che ricordano strade e case, con colori, luci e arredi pensati per renderli protagonisti attivi della propria degenza. Ogni stanza è personalizzabile, con lavagne digitali, aree di gioco, spazi per i genitori e connessioni dirette al giardino terapeutico».
Parliamo infine di tecnologia e intelligenza artificiale. Che ruolo avranno nel nuovo Policlinico?
«Stiamo già sperimentando sistemi di AI per la refertazione automatica, che ascoltano il medico e redigono il referto secondo i format ministeriali, liberando tempo per le visite e riducendo le liste d’attesa.
Stiamo sperimentando sistemi di AI, avatar digitali e wayfinding digitale
Inoltre, stiamo sviluppando un avatar digitale per i pazienti: una sorta di assistente virtuale che, per mezzo di un’applicazione guida nella preparazione agli esami, nelle prenotazioni, nel follow-up e nel monitoraggio domiciliare dei parametri clinici.
Abbiamo poi un progetto di wayfinding digitale, una specie di “Google Maps del Policlinico”, che orienta pazienti e visitatori tra i reparti.
Infine, in Radiologia stiamo addestrando intelligenze artificiali a interpretare le immagini diagnostiche, in collaborazione con i nostri specialisti, per migliorare precisione e tempestività delle diagnosi».
Quando sarà pienamente operativo il nuovo Policlinico?
«A gennaio 2026 apriremo i primi reparti non chirurgici; a marzo saremo operativi al 100%, con il giardino terapeutico completato e tutte le funzioni attive.
Siamo orgogliosi di portare nel cuore di Milano un grande ospedale pubblico, sostenibile, umanizzato e tecnologicamente avanzato.
Un luogo che, pur non potendo rendere piacevole la malattia, renderà sicuramente più umano e sereno il modo di curarsi».






