La logistica sanitaria torna al centro del dibattito sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. A rilanciare il tema è LIPHE (già Assoram), che invita ad avviare un percorso condiviso tra pubblico e privato per accompagnare l’evoluzione dei servizi logistici nelle aziende sanitarie e ospedaliere. Secondo l’associazione, i cambiamenti organizzativi in corso nei sistemi sanitari regionali e le recenti criticità legate alla sicurezza degli approvvigionamenti rendono necessario ripensare il modello di gestione della supply chain sanitaria.
Dieci anni dopo la survey: criticità ancora attuali
LIPHE richiama i risultati della survey realizzata nel 2016 insieme a FIASO, SIFO e con il supporto scientifico della Scuola Superiore Sant’Anna, che aveva coinvolto 60 aziende sanitarie e ospedaliere e 41 operatori logistici.
Per LIPHE, le scelte organizzative relative alla logistica incidono sempre più direttamente sulla qualità dei processi clinico-assistenziali e sulla sostenibilità del sistema. La gestione di farmaci, dispositivi medici e beni economali rappresenta infatti una componente strategica dell’organizzazione sanitaria, anche alla luce degli obiettivi di efficientamento della supply chain richiamati dalla normativa nazionale.
La survey del 2016 evidenziava criticità in infrastrutture, digitalizzazione, competenze e governance
Negli ultimi anni molte aziende sanitarie hanno avviato percorsi di riorganizzazione della logistica, autonomamente o su impulso delle Regioni, con l’obiettivo di integrare questi servizi nei nuovi assetti organizzativi.
«Iniziava così – racconta Pierluigi Petrone, Presidente dell’Associazione LIPHE – la pubblicazione della survey Fiaso, Sifo, Assoram con il supporto scientifico della Scuola Superiore Sant’Anna presentata nel 2016 alla Asl Roma 1 sotto la direzione di Angelo Tanese, oggi alla guida di Agenas».
Secondo Petrone, quel lavoro rappresentò il primo tentativo di analizzare il rapporto tra gestione pubblica e partnership con operatori specializzati nella logistica sanitaria.
«Un lavoro prezioso che aveva intrapreso una riflessione seria sulla partnership pubblico- privato in relazione ai modelli make or buy di gestione della logistica sanitaria».
Infrastrutture, digitalizzazione e competenze le principali criticità
L’indagine aveva evidenziato numerose aree di debolezza del sistema logistico sanitario italiano. Tra le principali criticità figuravano la vulnerabilità delle infrastrutture, giudicate inadeguate nel 46% dei casi analizzati, un livello insufficiente di informatizzazione, l’eccessiva frammentazione dei processi organizzativi e la carenza di sistemi di monitoraggio e controllo.
L’associazione chiede una strategia condivisa per rafforzare sicurezza e resilienza della supply chain
A queste si aggiungevano la mancanza di professionalità specialistiche dedicate alla gestione della logistica, come ingegneri gestionali e figure informatiche, oltre alla necessità di rafforzare la formazione e la cultura organizzativa in questo ambito. Nell’80% delle aziende coinvolte risultavano inoltre assenti linee guida regionali dedicate all’organizzazione dei servizi logistici.
Un nuovo modello di collaborazione tra pubblico e privato
Secondo LIPHE, il contesto è profondamente cambiato rispetto al 2016 e richiede una nuova riflessione sul ruolo della logistica nel sistema sanitario.
«Era il 2016 e in questi dieci anni il panorama è mutato rapidamente», conclude il Direttore Generale Mila De Iure. «La fragilità evidenziata dai recenti furti impone di riprendere con urgenza il dibattito pubblico – privato sulla gestione degli asset logistici, sempre meno core per la rapida evoluzione scientifica e clinica delle strutture di cura. La sanità pubblica dovrebbe poter sfruttare appieno le competenze specialistiche e l’avanzato know-how delle aziende della distribuzione, che si stanno evolvendo a ritmi serrati per rispondere alle nuove e complesse richieste del mercato. Solo attraverso una sinergia virtuosa e un modello collaborativo strutturato potremo garantire efficienza, sicurezza e modernità alle nostre strutture di cura.»
Per l’associazione, il rafforzamento della collaborazione tra aziende sanitarie e operatori specializzati rappresenta una delle condizioni per migliorare resilienza, efficienza e sicurezza della supply chain sanitaria.




