Nelle corsie degli ospedali e nei presidi sanitari delle aree più remote, il tempo non è soltanto denaro: può fare la differenza tra la vita e la morte. È in questo scenario che i droni si affacciano come nuovo alleato della logistica sanitaria, promettendo di ridurre in pochi minuti ciò che prima richiedeva ore su strada o via mare. In Svizzera, ad esempio, il trasporto di campioni biologici ha visto tempi di consegna scendere da 45 a 3 minuti grazie a rotte aeree autonome. In Italia, esperienze pilota, dall’Isola d’Elba fino alle zone montane toscane, stanno mettendo alla prova la possibilità di integrare i droni nella filiera del Servizio Sanitario Nazionale. Non più soltanto strumenti sperimentali, ma vettori potenzialmente cruciali per garantire l’accesso tempestivo a farmaci, emocomponenti e dispositivi salvavita, anche in condizioni difficili. Tuttavia, ci sono ancora dei nodi normativi da sciogliere.
Ne parliamo con Alessandro Iala, Ingegnere, Direttore Area Supporto ai Servizi Sanitari ed al Cittadino e Responsabile Transizione Digitale Azienda USL Toscana Nord Ovest.

Ingegner Iala, qual è il principale valore aggiunto che vede nell’uso di droni per il trasporto di beni sanitari rispetto ai mezzi tradizionali, e come pensa si possa integrare nei processi clinici esistenti? Ci sono casi d’uso, in Italia o in Europa, o studi scientifici in merito?
«Il valore aggiunto fondamentale è la risoluzione del problema della distanza (insularità o comunità montane), garantendo la rapidità di consegna H24/7 di beni sanitari sensibili. In contesti definiti “aree interne” come l’Isola d’Elba, questa velocità è vitale; ad esempio, l’esperienza in Svizzera ha dimostrato una riduzione drastica dei tempi di trasporto dei campioni biologici, passando dai 15-45 minuti su gomma a soli 3 minuti via drone. Tale efficienza non solo migliora il servizio al cittadino ma consente anche di reimpiegare i professionisti, liberati dal tempo dedicato al trasporto, in attività più qualificate e costruttive per l’ospedale. L’integrazione nel processo clinico deve avvenire inserendo il trasporto via drone nella filiera di cura, garantendo la movimentazione fisica di materiali tra nodi certificati del Sistema Sanitario Nazionale (es. magazzini ASL, farmacie ospedaliere, presidi territoriali). In Europa, l‘uso è consolidato in Svizzera per i campioni biologici (Ticino, Zurigo). In Italia, sebbene in fase sperimentale, la ASL Toscana Nord Ovest, la ASL Centro e la ASL Sud Est stanno valutando tratte essenziali come Elba-Piombino, Firenze, Zone Montane necessarie per la scalabilità BVLOS (Beyond Visual Line of Sight)».
Quali sono le principali sfide tecniche o operative nel garantire che i droni possano consegnare beni sanitari in sicurezza, soprattutto considerando la catena del freddo, i rischi di contaminazione e deterioramento e la gestione dei materiali sensibili?
«Le sfide tecniche e operative si concentrano sull’affidabilità del mezzo e sulla conservazione dell’integrità del carico, data la natura sensibile dei beni (farmaci, campioni biologici, emocomponenti). È essenziale proteggere i materiali da variazioni di temperatura, vibrazioni e urti, elementi critici che possono causare deterioramento o contaminazione.
Affidabilità del mezzo e conservazione dell’integrità del carico sono cruciali, insieme alla base giuridica e certificatoria
La soluzione cruciale risiede nell’adozione delle Smart Capsule. Queste non sono semplici contenitori, ma strumenti altamente tecnologici dotati di Intelligenza Artificiale (AI), capaci di mantenere costanti i parametri interni e garantire la tracciabilità in tempo reale del materiale lungo tutto il tragitto. A livello tecnico-operativo, l’affidabilità richiede la ridondanza di sensori e sistemi multipli di controllo, gestendo al contempo le variabili logistiche di partenza e arrivo, come l’autonomia delle batterie e i punti di ricarica (vertiporti). Inoltre, gli incidenti documentati, come la caduta di un drone in un lago o in un parco a Zurigo, hanno imposto l’adozione di sistemi di sicurezza meccanici e acustici potenziati e una rigorosa gestione del rischio proattiva».
Secondo lei, in che modo si possono affrontare le questioni regolatorie e di compliance per operazioni BVLOS (“Beyond Visual Line of Sight”) in ambito sanitario e come pensa possa evolvere il quadro normativo in Italia, anche per certificazioni di sicurezza, nei prossimi anni?
«Le operazioni BVLOS sono indispensabili per rendere il servizio scalabile e non confinato a brevi tratte sperimentali. Affrontare la compliance richiede che la normativa sia vista non come un ostacolo, ma come una vera e propria infrastruttura essenziale e abilitante. Per superare le attuali incertezze giurisprudenziali e le resistenze, che spesso frenano l’operatore, è necessario creare un Tavolo Nazionale che coinvolga tutti gli stakeholder. Tale tavolo dovrebbe definire linee guida e impiegare l’Health Technology Assessment (HTA). L’HTA è fondamentale per inquadrare le sperimentazioni, valutare l’efficacia della tecnologia e fornire ai decisori politici i dati necessari per stabilire i requisiti di sicurezza e orientare la legislazione. Il quadro normativo evolverà verso la definizione di servizi standardizzati e non più solo sperimentali. Tuttavia, la sfida più grande nei prossimi anni sarà la creazione di una base giuridica e certificatoria per l’uso dell’Intelligenza Artificiale in sanità, essenziale per sistemi di volo e controllo avanzati, un elemento che al momento manca».
La normativa non deve essere vista come un ostacolo ma come una infrastruttura essenziale e abilitante
Chi ritiene debba essere coinvolto nella fase di progettazione e implementazione di un sistema di trasporto sanitario via drone (es. clinici, pazienti, autorità aeronautiche, fornitori tecnologici) per competenze e responsabilità e come pensa si possano coordinare?
«La progettazione e l’implementazione devono coinvolgere tutti gli attori della nostra triade (Tecnologia, Organizzazione, Persone) per garantire un approccio olistico e sistemico. Gli attori chiave includono: i decisori politici (per la visione e l’indirizzo strategico), le autorità aeronautiche (ENAC/ENAV) (per la sicurezza del volo e le rotte), i fornitori tecnologici (per le soluzioni Smart Capsule e di volo), e, crucialmente, i professionisti sanitari (medici, infermieri, farmacisti). Fondamentale è anche il coinvolgimento dei cittadini/pazienti per guadagnare fiducia e rispondere alle loro preoccupazioni, specialmente riguardo all’affidabilità di sistemi automatizzati che trasportano farmaci salvavita. Il coordinamento si ottiene definendo chiaramente ruoli e competenze e sfruttando il task sharing e il task shifting. Queste discipline permettono di ridistribuire le attività professionali, destinando il personale sanitario a compiti più qualificati, mentre il trasporto fisico viene delegato alla tecnologia. L’intero processo deve essere supportato da una formazione continua di tutti gli operatori».
Guardando avanti, come immagina il ruolo dei droni nella logistica sanitaria e quali innovazioni tecnologiche ritiene saranno determinanti per rendere scalabile questa soluzione e, per ultimo, quali sfide tecnologiche rimarranno aperte?
«Tra 5 e 10 anni, il ruolo dei droni non sarà più sperimentale, ma diverrà una componente integrante e consolidata del sistema logistico sanitario nazionale e regionale. Immagino reti di vertiporti coordinati capaci di gestire vari servizi avanzati, non limitati al solo trasporto, ma includendo anche la gestione delle emergenze e l’uso in caso di catastrofi. L’innovazione tecnologica determinante per la scalabilità sarà l’integrazione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale. L’AI non solo garantirà l’autonomia decisionale e il controllo dei sistemi di volo, ma sarà supportata da hardware sempre più accessibile e potente (come i chip capaci di operare a Petaflop).
L’innovazione tecnologica determinante per la scalabilità sarà l’integrazione pervasiva dell’AI
Questo permetterà lo sviluppo di servizi avanzati a supporto del trasporto, come la telepresenza o la realtà aumentata per assistere il caregiver nella somministrazione di farmaci complessi. La sfida più grande che rimarrà aperta, pur non essendo puramente tecnologica, è la mancanza di una base giuridica e certificatoria chiara e definita per l’uso affidabile e sicuro dell’AI in sanità, oltre alla necessità di standardizzazione nell’integrazione dei dispositivi medicali».








