Introduzione
Gli effetti del cambiamento climatico costituiscono ormai un rilevante determinante della salute individuale e collettiva, oltre che una delle principali criticità ambientali, sociali ed economiche del XXI secolo. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 2030 e il 2050 il cambiamento climatico potrebbe causare circa 250.000 decessi aggiuntivi ogni anno [WHO, 2024].
In tale scenario, i sistemi sanitari occupano una posizione particolarmente complessa. Pur avendo come finalità primaria la tutela e il miglioramento della salute, essi contribuiscono in misura significativa alle emissioni di gas a effetto serra. Il settore sanitario è infatti responsabile di circa il 4-5% delle emissioni globali, una quota paragonabile, e in alcuni casi superiore, a quella attribuita a comparti quali l’aviazione e la navigazione [Health Care Without Harm, 2019]. Nei Paesi ad alto reddito, tale incidenza può raggiungere valori compresi tra l’8% e il 10%.
La sanità è chiamata a rispondere agli effetti del cambiamento climatico e, contemporaneamente, a ridurre l’impatto ambientale
Di fronte a quella che è stata definita la più rilevante minaccia globale per la salute del XXI secolo, la sanità è pertanto chiamata ad assumere una duplice responsabilità: rispondere agli effetti del cambiamento climatico sulla popolazione e, contemporaneamente, ridurre l’impatto ambientale generato dalle proprie attività [Romanello et al., 2024].
L’impronta ecologica del settore non si limita alle emissioni climalteranti. L’intensità media delle emissioni di anidride carbonica dell’industria farmaceutica è stata stimata in 54 tonnellate di CO₂ equivalente per milione di euro di fatturato, un valore superiore di circa il 50% rispetto a quello del settore automobilistico [Martuzzi, 2024]. Entro il 2040 potrebbe inoltre quadruplicare il volume delle emissioni connesse ai sistemi di raffreddamento delle strutture ospedaliere [Salas et al., 2020].
L’impronta ecologica del settore riguarda emissioni, produzione di rifiuti, consumo di acqua ed energia e impiego di sostanze chimiche
Un ulteriore ambito critico è rappresentato dalla produzione di rifiuti. Gli ospedali generano mediamente circa 29 libbre, equivalenti a 13 chilogrammi, di rifiuti per posto letto al giorno [Practice Greenhealth, 2021]. A tale impatto si aggiungono l’elevato consumo di acqua ed energia, il ricorso a materiali monouso e l’impiego di sostanze chimiche potenzialmente dannose per gli ecosistemi.
La crescente intensità della crisi climatica rende pertanto necessario integrare la sostenibilità ambientale nei processi decisionali, gestionali e assistenziali delle organizzazioni sanitarie. L’aumento della temperatura globale, rimasto per tredici mesi consecutivi oltre la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, conferma l’urgenza di una trasformazione strutturale e non più rinviabile [Copernicus Climate Change Service, 2024].
Gli effetti del cambiamento climatico sulla salute
Il cambiamento climatico non può essere considerato esclusivamente una questione ambientale. I suoi effetti incidono direttamente e indirettamente sulla salute, determinando rischi molteplici, interdipendenti e distribuiti in modo diseguale tra territori e gruppi di popolazione [United Nations, 2024].
L’aumento della frequenza, della durata e dell’intensità delle ondate di calore determina un incremento dei casi di colpo di calore e disidratazione e può aggravare patologie cardiovascolari, respiratorie e renali preesistenti [Watts et al., 2021]. Gli eventi meteorologici estremi, tra cui alluvioni, tempeste e uragani, causano inoltre lesioni, decessi e danni alle infrastrutture, producendo conseguenze di lungo periodo anche sulla salute mentale. Disturbo post-traumatico da stress, ansia e depressione sono frequentemente riscontrati nelle popolazioni esposte a eventi climatici distruttivi [Hayes et al., 2018].
Il cambiamento climatico incide direttamente e indirettamente sulla salute
L’inquinamento atmosferico, aggravato dalle trasformazioni climatiche, contribuisce all’aumento dell’incidenza e della gravità di patologie respiratorie quali asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva e accresce il rischio di ictus e infarto del miocardio [WHO, 2022]. Le variazioni dei regimi di temperatura e precipitazione modificano, inoltre, la distribuzione geografica e la stagionalità delle malattie trasmesse da vettori, tra cui malaria, dengue e malattia di Lyme, esponendo a tali rischi popolazioni precedentemente non interessate [Cissé et al., 2022].
La riduzione della disponibilità di acqua e alimenti sicuri può determinare malnutrizione, carenze di micronutrienti e un aumento delle patologie trasmesse dall’acqua, come il colera [FAO, 2021]. I diversi fattori di rischio tendono ad amplificarsi reciprocamente, dando origine a una crisi sanitaria complessa e in rapida evoluzione.
I diversi fattori di rischio danno origine a una crisi sanitaria complessa e in rapida evoluzione
Ne deriva una crescente pressione sui servizi sanitari, chiamati a fronteggiare un aumento dei ricoveri, una maggiore domanda assistenziale e nuovi profili di morbilità. Gli effetti risultano particolarmente rilevanti per le fasce più vulnerabili della popolazione. Le persone anziane presentano una maggiore suscettibilità agli stress termici, mentre i bambini sono maggiormente esposti alle conseguenze dell’inquinamento atmosferico e dell’insicurezza alimentare [IPCC, 2022].
La risposta a tali fenomeni richiede quindi interventi coordinati di prevenzione, adattamento e mitigazione, capaci di coinvolgere non solo le istituzioni sanitarie, ma anche le amministrazioni pubbliche, le comunità locali, il sistema produttivo e la cittadinanza.
La sostenibilità come responsabilità etica e strategica
Il settore sanitario occupa una posizione peculiare nella crisi climatica. Da un lato, è chiamato a gestirne le conseguenze sulla salute; dall’altro, contribuisce alle emissioni, alla produzione di rifiuti e al consumo di risorse naturali.
La nozione di sviluppo sostenibile [WHO, 1998] offre un riferimento essenziale per affrontare tale apparente contraddizione. Il concetto, elaborato nel Rapporto Brundtland, richiama la necessità di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità, per quelle future, di soddisfare i propri [United Nations, 1987]. Applicata alla sanità, tale prospettiva implica la capacità di garantire cure efficaci, accessibili e di qualità, riducendo al contempo l’impatto ambientale dei processi assistenziali e organizzativi.
Lo sviluppo sostenibile implica la necessità di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità, per quelle future, di soddisfare i propri
La visione One Health, fondata sull’interdipendenza tra salute umana, salute animale e integrità degli ecosistemi, rafforza ulteriormente la necessità di superare approcci settoriali e frammentati [ISS, 2022]. La tutela della salute non può infatti essere separata dalla qualità dell’ambiente, dalle condizioni sociali e dalla sostenibilità dei modelli economici e produttivi.
L’adozione di politiche ambientali rappresenta, oltre che un imperativo etico, un’opportunità strategica. Una maggiore efficienza energetica, la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione nell’impiego delle risorse possono generare benefici economici e organizzativi. Il National Health Service inglese ha stimato che le iniziative di sostenibilità possano produrre risparmi fino a 400 milioni di sterline all’anno [NHS, 2020].
Un orientamento coerente alla sostenibilità può inoltre migliorare la reputazione delle organizzazioni sanitarie, accrescere il coinvolgimento del personale, favorire l’innovazione clinica e gestionale e rafforzare la relazione di fiducia con pazienti e cittadini. Un’indagine condotta tra professionisti sanitari ha rilevato che l’89% degli intervistati considera importante lavorare per un’organizzazione impegnata nella sostenibilità ambientale [Shah et al., 2024].
Le principali strategie per una sanità sostenibile
La transizione ecologica delle organizzazioni sanitarie richiede un insieme coordinato di interventi. Iniziative isolate, pur positive, non sono sufficienti a modificare in modo duraturo l’impronta ambientale del sistema. Risulta invece necessario intervenire sull’intera catena del valore sanitario, dalle infrastrutture agli acquisti, dalle tecnologie ai comportamenti professionali (Tabella 1).
Leva | Azioni principali | Risultato atteso |
Energia e tecnologie | Riqualificazione energetica, fonti rinnovabili, rinnovo delle apparecchiature | Riduzione dei consumi e delle emissioni |
Acquisti e rifiuti | Criteri ambientali, riduzione del packaging, corretta gestione dei flussi | Minore impatto della catena di fornitura |
Persone e comunità | Formazione, welfare, mobilità sostenibile, tutela delle aree verdi | Cambiamento culturale e promozione della salute |
Digitale e territorio | Telemedicina, integrazione ospedale-territorio, assistenza di prossimità | Minori spostamenti e maggiore accessibilità |
Governance | Obiettivi, indicatori, monitoraggio e diffusione di buone pratiche | Coordinamento e continuità della transizione ecologica |
Tabella 1. Le principali leve per una sanità sostenibile
Energia, edifici e impianti
La riqualificazione energetica degli edifici sanitari rappresenta uno degli ambiti prioritari di intervento. Le strutture ospedaliere sono caratterizzate da elevati consumi, legati alla continuità operativa, alla climatizzazione, all’illuminazione e al funzionamento di apparecchiature complesse.
Le azioni possibili comprendono l’utilizzo di fonti rinnovabili, l’adozione di sistemi di illuminazione a basso consumo, l’ammodernamento degli impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento e il miglioramento dell’isolamento degli edifici. Tali misure possono ridurre le emissioni di CO₂ e, nel medio-lungo periodo, contenere i costi operativi.
La riqualificazione energetica degli edifici sanitari e il rinnovo del parco apparecchiature sono ambiti prioritari di intervento
La sanità è inoltre un settore a elevata intensità tecnologica. Il rinnovo del parco apparecchiature può favorire l’introduzione di dispositivi che, a parità di efficacia e funzionalità, richiedano minori quantità di energia e risorse. Le decisioni di investimento dovrebbero quindi considerare non soltanto il costo iniziale e le prestazioni cliniche, ma anche i consumi energetici, la durata, le possibilità di manutenzione e le modalità di dismissione.
Una valutazione multidimensionale consentirebbe di integrare obiettivi clinici, economici e ambientali, evitando che la sostenibilità venga trattata come criterio accessorio.
Approvvigionamenti e selezione dei fornitori
Una quota rilevante dell’impatto ambientale delle aziende sanitarie deriva dalla catena di fornitura. L’integrazione di criteri ambientali nei processi di acquisto rappresenta pertanto una leva essenziale.
Le aziende possono privilegiare prodotti a ridotto impatto ambientale, materiali riciclabili, forniture con imballaggi contenuti e operatori economici dotati di certificazioni relative alla sostenibilità dei processi produttivi e distributivi. Quando compatibile con la normativa e con le esigenze di qualità, sicurezza e continuità delle forniture, può inoltre essere favorita una maggiore prossimità geografica dei fornitori.
Si possono privilegiare prodotti a ridotto impatto ambientale e una maggiore prossimità geografica dei fornitori
L’efficacia di tali strategie dipende dalla capacità di valorizzare concretamente i criteri ambientali nelle procedure di gara. Il loro inserimento formale nella documentazione non è sufficiente se non si traduce in elementi valutativi chiari, misurabili e realmente discriminanti nella selezione delle offerte.
Particolare attenzione dovrebbe essere riservata al packaging. La riduzione degli imballaggi eccessivi può generare benefici ambientali significativi, purché sia garantito il rispetto dei requisiti di sterilità, integrità del prodotto, tracciabilità e praticità d’uso per gli operatori.
Gestione dei rifiuti
La riduzione dei rifiuti sanitari richiede interventi lungo tutte le fasi del processo assistenziale. Occorre innanzitutto limitarne la produzione, anche attraverso una migliore programmazione degli acquisti, il controllo delle scadenze e la scelta di materiali riutilizzabili quando clinicamente appropriato.
Anche la riduzione dei rifiuti sanitari richiede interventi lungo tutte le fasi del processo assistenziale
La corretta separazione dei flussi consente inoltre di evitare che rifiuti assimilabili agli urbani vengano impropriamente classificati come pericolosi, con conseguente incremento dei costi e dell’impatto ambientale. Raccolta differenziata, riciclo, sterilizzazione alternativa all’incenerimento dei rifiuti infettivi e compostaggio dei materiali organici, ove applicabile, possono contribuire a un sistema più efficiente.
La comparazione tra dispositivi monouso e prodotti riutilizzabili o sterilizzabili dovrebbe considerare l’intero ciclo di vita. Non sempre, infatti, l’alternativa apparentemente più ecologica produce il minore impatto complessivo. Consumi di acqua ed energia, processi di sterilizzazione, trasporto, sicurezza e durata dei prodotti devono essere analizzati congiuntamente.
Formazione, sensibilizzazione e welfare aziendale
La sostenibilità richiede un cambiamento culturale che coinvolga professionisti sanitari, personale tecnico e amministrativo, pazienti e cittadini. La formazione continua può favorire la conoscenza degli effetti ambientali delle attività quotidiane e promuovere comportamenti più responsabili.
I percorsi formativi potrebbero riguardare la corretta gestione dei rifiuti, il contenimento dei consumi energetici, l’uso appropriato dei materiali, la mobilità sostenibile e l’integrazione dei criteri ambientali nelle decisioni cliniche e amministrative.
Il coinvolgimento dei professionisti nella progettazione degli interventi può favorire soluzioni più efficaci
Le iniziative di welfare aziendale possono rafforzare tale orientamento. Anche mediante gli strumenti previsti dalla contrattazione collettiva e dal welfare integrativo, le organizzazioni possono incentivare il trasporto pubblico, la mobilità ciclabile, la condivisione degli spostamenti e altri comportamenti coerenti con gli obiettivi ambientali.
La partecipazione del personale è essenziale. Le misure imposte esclusivamente dall’alto rischiano infatti di essere percepite come ulteriori adempimenti, mentre il coinvolgimento dei professionisti nella progettazione degli interventi può favorire soluzioni più efficaci e maggiormente compatibili con i processi di lavoro.
Tutela delle aree verdi e rapporto con la comunità
La sostenibilità delle strutture sanitarie riguarda anche gli spazi in cui esse sono inserite. La creazione, il mantenimento e la cura delle aree verdi all’interno e in prossimità degli ospedali possono contribuire al benessere dei pazienti, dei familiari e degli operatori.
La cura dell’ambiente circostante può diventare parte di una più ampia strategia di prevenzione e promozione della salute
Le aziende sanitarie possono promuovere direttamente tali interventi oppure aderire a iniziative territoriali e campagne di raccolta fondi finalizzate alla riqualificazione degli spazi urbani. La cura dell’ambiente circostante può diventare parte di una più ampia strategia di prevenzione e promozione della salute.
Una simile impostazione riconosce che la tutela del paziente non si esaurisce nel trattamento della malattia, ma comprende anche l’attenzione alle condizioni ambientali e sociali della comunità in cui la persona vive. Qualità dell’aria, disponibilità di spazi verdi, sicurezza urbana e vivibilità dei territori incidono infatti in modo rilevante sullo stato di salute della popolazione.
Governance regionale e responsabilità delle Direzioni Strategiche
La trasformazione verso un sistema sanitario sostenibile non può essere affidata esclusivamente all’iniziativa delle singole aziende. Le amministrazioni regionali svolgono un ruolo decisivo nel definire indirizzi comuni, obiettivi misurabili e strumenti di monitoraggio.
Un primo livello di intervento può svilupparsi secondo una logica top-down. Le Regioni possono assegnare specifici obiettivi ambientali alle aziende sanitarie, individuare indicatori di risultato e verificarne periodicamente il raggiungimento. Gli obiettivi potrebbero riguardare, ad esempio, la riduzione dei consumi energetici, la produzione di rifiuti per posto letto, l’impiego di materiali monouso, la mobilità del personale o l’introduzione di criteri ambientali nelle procedure di acquisto.
Un primo livello di intervento può svilupparsi secondo una logica top-down
L’inserimento di tali dimensioni nei mandati e nei sistemi di valutazione delle Direzioni Strategiche contribuirebbe a riconoscere la sostenibilità come parte integrante della responsabilità manageriale. La transizione ambientale non dovrebbe infatti essere considerata un’attività accessoria o affidata esclusivamente agli uffici tecnici, ma una componente della programmazione aziendale.
Accanto all’indirizzo centrale, appare altrettanto importante una logica bottom-up. Le esperienze sviluppate nelle singole aziende possono essere raccolte, valutate e condivise a livello regionale, favorendo la diffusione delle pratiche più efficaci. La messa a fattor comune delle iniziative locali consentirebbe di evitare duplicazioni, accelerare l’apprendimento organizzativo e adattare le soluzioni ai diversi contesti territoriali.
Appare altrettanto importante una logica bottom-up
Un ruolo specifico spetta inoltre alle centrali regionali di committenza e agli organismi di aggregazione degli acquisti. La loro capacità di orientare grandi volumi di domanda può incidere sui comportamenti dei fornitori e favorire la diffusione di prodotti, imballaggi e processi produttivi maggiormente sostenibili.
Procedure aggregate adeguatamente progettate potrebbero richiedere certificazioni ambientali, informazioni sul ciclo di vita dei prodotti e impegni relativi alla riduzione del packaging. La concentrazione della domanda rappresenta, in tale prospettiva, non soltanto uno strumento di contenimento dei costi, ma anche una leva di politica ambientale.
Comunicazione, prevenzione e coinvolgimento dei cittadini
La transizione ecologica del sistema sanitario richiede anche il coinvolgimento della popolazione. Le aziende sanitarie possono svolgere un’importante funzione educativa, collegando la tutela dell’ambiente alla prevenzione delle malattie e alla promozione di stili di vita salutari.
Le aziende sanitarie possono svolgere un’importante funzione educativa
Campagne informative rivolte ai cittadini possono illustrare gli effetti dell’inquinamento, del caldo estremo, della mobilità e dei comportamenti di consumo sulla salute. La comunicazione dovrebbe contribuire alla costruzione di una consapevolezza duratura e non limitarsi a promuovere singole iniziative.
Una maggiore comprensione delle ragioni che sostengono la transizione ambientale può facilitare l’adesione degli utenti ai cambiamenti organizzativi introdotti dalle aziende sanitarie. Misure come la riduzione dei materiali cartacei, la digitalizzazione delle comunicazioni, il ricorso appropriato alla telemedicina o la revisione di alcune modalità di accesso ai servizi risultano più facilmente accettabili quando ne vengono chiariti obiettivi e benefici.
Digitalizzazione, telemedicina e sostenibilità dei percorsi assistenziali
La digitalizzazione può contribuire alla sostenibilità ambientale, purché sia inserita in un ridisegno coerente dei servizi e non sia considerata un obiettivo autonomo.
Gli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) hanno favorito lo sviluppo di infrastrutture, competenze e strumenti per la telemedicina. Televisita, teleconsulto, teleassistenza e telemonitoraggio possono supportare percorsi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, integrando le competenze professionali e avvicinando i servizi ai cittadini.
La telemedicina può ridurre gli spostamenti e sostenere la continuità assistenziale nei territori con difficoltà di accesso
L’erogazione a distanza di prestazioni appropriate può ridurre gli spostamenti di pazienti, familiari e professionisti, con una possibile diminuzione delle emissioni associate alla mobilità. Può inoltre favorire un utilizzo più efficiente delle risorse tecnologiche e umane e sostenere la continuità assistenziale nei territori caratterizzati da difficoltà di accesso.
I benefici ambientali della telemedicina non devono tuttavia essere presunti in modo automatico. Consumi energetici delle infrastrutture digitali, produzione e sostituzione dei dispositivi, sicurezza dei dati, alfabetizzazione digitale e rischio di disuguaglianze di accesso devono essere considerati nella valutazione complessiva.
Il “Blue Hospital” è un’organizzazione che supera la rigida separazione tra ospedale e territorio attraverso tecnologie digitali, competenze integrate e assistenza di prossimità
In tale prospettiva, il modello del Green Hospital può evolvere oltre la sola sostenibilità dell’edificio fisico, includendo l’intera rete dei servizi ospedalieri, territoriali e domiciliari. La nozione di “Blue Hospital” può essere utilizzata, con valore prospettico, per descrivere un’organizzazione capace di superare la rigida separazione tra ospedale e territorio attraverso tecnologie digitali, competenze integrate e assistenza di prossimità.
Non si tratta semplicemente di virtualizzare il rapporto tra cittadino e professionista, ma di costruire percorsi nei quali il domicilio possa diventare, quando clinicamente appropriato, un setting sicuro, monitorato e collegato alla rete dei servizi. Qualità, sicurezza e personalizzazione delle cure devono rimanere i criteri prioritari, ai quali affiancare la valutazione dell’impatto ambientale.
Conclusioni
La sostenibilità ambientale costituisce ormai una dimensione essenziale della qualità e della responsabilità dei sistemi sanitari. La riduzione delle emissioni, dei consumi e dei rifiuti non può essere perseguita attraverso iniziative episodiche, ma richiede un cambiamento sistemico che coinvolga programmazione, investimenti, acquisti, tecnologie, processi assistenziali e comportamenti organizzativi.
Una leadership consapevole rappresenta una condizione determinante. Regioni e Direzioni Strategiche sono chiamate a definire obiettivi, responsabilità e strumenti di monitoraggio, favorendo al contempo la partecipazione dei professionisti e la diffusione delle migliori esperienze locali.
La tutela della salute presente e futura dipende anche dalla capacità delle organizzazioni sanitarie di proteggere l’ambiente
La sostenibilità deve inoltre essere integrata con la digitalizzazione, la prossimità delle cure e la trasformazione dei modelli assistenziali. Telemedicina e assistenza domiciliare possono contribuire a ridurre l’impatto ambientale del sistema, purché siano adottate sulla base dell’appropriatezza clinica, dell’equità di accesso e di una valutazione completa dei benefici e dei costi.
La tutela della salute presente e futura dipende anche dalla capacità delle organizzazioni sanitarie di proteggere l’ambiente nel quale le persone vivono. Un sistema sanitario realmente sostenibile non è soltanto un erogatore di cure, ma un attore istituzionale capace di promuovere prevenzione, innovazione e responsabilità verso le generazioni future.
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