L’aderenza terapeutica nell’HIV non coincide soltanto con la corretta assunzione dei farmaci, ma riguarda la continuità dell’intero percorso di cura. A evidenziarlo sono due indagini condotte in Italia, che mostrano come, nonostante gli elevati risultati virologici raggiunti, persistano bisogni non pienamente soddisfatti.
Un’indagine quali-quantitativa condotta su 50 medici infettivologi e 101 persone con HIV rileva che circa la metà delle persone intervistate riferisce di dimenticare occasionalmente la terapia, nella maggior parte dei casi meno di una volta al mese. Dallo stesso studio emerge anche una significativa eterogeneità tra i clinici nella definizione di «non aderenza»: per alcuni il problema si presenta solo in caso di dimenticanze frequenti, mentre altri considerano rilevanti anche episodi sporadici.
Aderenza subottimale nonostante la soppressione virologica
Ulteriori evidenze arrivano dallo studio Positive Perspectives 3, condotto su 152 persone con HIV in terapia antiretrovirale residenti in Italia. A fronte di elevati tassi di soppressione virologica, quasi la metà dei partecipanti ha riportato un’aderenza subottimale. Il fenomeno è risultato associato in modo significativo al sesso femminile assegnato alla nascita e all’avvio tardivo del trattamento.
I partecipanti hanno inoltre evidenziato margini di miglioramento nell’assistenza e nei regimi terapeutici, nonostante l’elevata fiducia nei professionisti sanitari. Un elemento che suggerisce come l’aderenza possa essere influenzata anche dalla qualità e dall’organizzazione del percorso assistenziale.
«L’indagine ci mostra con chiarezza che l’aderenza non è solo un tema di ‘pillole prese o dimenticate’, ma il risultato di un percorso di cura che coinvolge il sistema sanitario, le persone con HIV e le loro reti di supporto. Se quasi una persona su due riferisce dimenticanze, anche occasionali, significa che dobbiamo lavorare di più sulla continuità di relazione, sull’ascolto dei bisogni e su modelli organizzativi che facilitino la retention in care», ha dichiarato Stefano Rusconi, primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Civile Legnano e associato di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Milano.
Per Davide Moschese, del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Luigi Sacco – Università degli Studi di Milano, co-autore dello studio Positive Perspectives 3, «pur in presenza di ottimi risultati virologici, quasi una persona su due vive un’aderenza subottimale e percepisce margini di miglioramento nella propria assistenza». Secondo Moschese, quindi, non basta disporre di terapie efficaci: occorre rendere il percorso di trattamento e cura più vicino ai bisogni reali delle persone.
Nuove opzioni e continuità della cura
Anche la prospettiva dell’innovazione terapeutica si inserisce in questo quadro. «Con i farmaci antiretrovirali a lento rilascio iniettabili abbiamo ora tutti gli elementi, unendo i vari tasselli, per ridurre in modo significativo la circolazione del virus: la partita si gioca nel coinvolgimento attivo delle persone vulnerabili, cioè di chi, per diverse ragioni, non trova una risposta completa nella terapia orale, non riesce ad inibire stabilmente la replicazione del virus o rischia di effettuare la prevenzione dell’infezione in modo irregolare. È in questo contesto che bisogna intervenire proattivamente offrendo opzioni farmacologiche che garantiscano aderenza», ha sottolineato Antonella Castagna, primario di Malattie Infettive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinaria di Malattie Infettive all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Il tema si inserisce anche nella Strategia Globale contro l’AIDS 2026–2031 di UNAIDS, che indica tra le priorità l’aumento dell’accesso e dell’aderenza al trattamento, insieme alla gestione delle coinfezioni e delle comorbilità e alla rimozione delle barriere che ostacolano l’accesso alle cure.
«L’aderenza è il punto in cui la qualità della ricerca incontra i risultati del mondo reale – ha aggiunto Fabio Vecchio, Market Access, Government Affairs and Communications Director di ViiV Healthcare Italia – Nelle patologie croniche, e nell’HIV in modo emblematico, anche terapie molto efficaci possono perdere parte del loro valore se non vengono seguite con continuità». Vecchio ha invitato infine a considerare l’aderenza una vera e propria variabile strategica della sostenibilità sanitaria: «Senza aderenza si riduce l’efficacia, si disperde valore e si indebolisce l’impatto dell’innovazione».
La nuova sezione “Aderenza in HIV”
È in questo contesto che ViiV Healthcare Italia ha realizzato la nuova sezione «Aderenza in HIV», pensata come strumento digitale di approfondimento per offrire a clinici e persone con HIV una fotografia aggiornata del contesto italiano.
La sezione raccoglie e mette a sistema raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e percezioni di medici e pazienti, con l’obiettivo di approfondire il ruolo dell’aderenza all’interno del percorso di cura.





