In occasione della Giornata mondiale dell’ipertensione del 17 maggio, le principali società scientifiche cardiologiche italiane rilanciano l’allarme sulla necessità di rafforzare prevenzione e diagnosi precoce delle malattie cardiovascolari.
A firmare l’appello sono l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), l’Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione (AIAC), la Società italiana di cardiologia interventistica (GISE), ITACARE-P e la Società italiana di cardiologia (SIC), insieme a Confindustria Dispositivi Medici.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oltre 1,4 miliardi di persone convivono con l’ipertensione e solo una su quattro riesce a controllarla adeguatamente. Una condizione spesso asintomatica, definita “killer silenzioso”, che aumenta il rischio di infarto, ictus, scompenso cardiaco e insufficienza renale.
In Italia le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte, con circa il 30% dei decessi e un impatto economico superiore ai 20 miliardi di euro tra costi diretti e perdita di produttività.
Prevenzione ancora disomogenea tra le Regioni
Le società scientifiche denunciano un sistema di prevenzione cardiovascolare ancora frammentato, con forti differenze territoriali nell’accesso agli screening e ai percorsi di trattamento.
«La prevenzione e il trattamento delle patologie cardiovascolari in Italia restano frammentati e disomogenei, con forti differenze tra Regioni nell’accesso agli screening e alle opzioni terapeutiche più efficaci e innovative», hanno dichiarato congiuntamente ANMCO, AIAC, GISE, ITACARE-P e SIC.
Il tema riguarda non solo l’ambito clinico ma anche l’organizzazione complessiva del sistema sanitario
Secondo gli esperti, servono programmi nazionali di screening cardiovascolare e percorsi diagnostico-terapeutici uniformi, capaci di intercettare precocemente le persone a rischio e ridurre eventi cardiovascolari maggiori.
Il Piano cardiovascolare per l’Italia
Nel contesto delle indicazioni europee del Safe Hearts Plan, che invita gli Stati membri a dotarsi entro il 2027 di un piano nazionale cardiovascolare, le società scientifiche insieme a Confindustria dispositivi medici hanno elaborato il “Piano cardiovascolare per l’Italia”, che individua alcune azioni prioritarie per rafforzare la prevenzione, migliorare l’organizzazione dei servizi e ridurre il carico delle malattie cardiovascolari:
- Definire un Piano nazionale cardiovascolare: per coordinare strategie, obiettivi e interventi su tutto il territorio, in linea con le indicazioni europee.
- Rendere strutturale la prevenzione: promuovere programmi continuativi di prevenzione primaria e secondaria, con particolare attenzione ai fattori di rischio modificabili.
- Attivare uno screening cardiovascolare diffuso e uniforme: per individuare precocemente ipertensione, dislipidemie e diabete, riducendo le disuguaglianze regionali.
- Rafforzare l’assistenza territoriale: valorizzando il ruolo di medici di medicina generale, farmacie e Case di Comunità nella prevenzione e nella presa in carico.
- Integrare ospedale e territorio: garantendo continuità assistenziale e modelli organizzativi condivisi per la gestione delle patologie croniche.
- Standardizzare i percorsi di cura a livello nazionale, attraverso PDTA omogenei per migliorare qualità, appropriatezza ed equità dell’assistenza.
- Ridurre ricoveri evitabili e accessi impropri, potenziando la gestione dei pazienti cronici e il follow-up sul territorio.
- Promuovere modelli di presa in carico integrata e multidisciplinare per una gestione più efficace e continuativa delle patologie cardiovascolari.
- Allineare programmazione e risorse ai bisogni di salute, superando logiche frammentate e orientando gli investimenti verso prevenzione, trattamento precoce e gestione integrata.
- Sostenere l’innovazione organizzativa e digitale, utilizzando strumenti e soluzioni che facilitino screening, monitoraggio e continuità delle cure, nel rispetto dell’appropriatezza e della sostenibilità del sistema.
Tecnologie e territorio come leve strategiche
Secondo Confindustria dispositivi medici, il tema riguarda non solo l’ambito clinico ma anche l’organizzazione complessiva del sistema sanitario.
«Serve una strategia nazionale che renda la prevenzione un livello essenziale e accessibile a tutti i cittadini», ha dichiarato Guido Beccagutti, direttore generale di Confindustria dispositivi medici. «Le tecnologie e i dispositivi medici possono supportare screening, monitoraggio e continuità delle cure, contribuendo a un modello più equo e sostenibile».




