di Silvia Pogliaghi
Non solo farmaci, visite e terapie, ma sempre più spesso i determinanti sociali e ambientali incidono sullo stato di salute tanto quanto l’assistenza sanitaria. Sono i luoghi della relazione, della bellezza e dell’esperienza condivisa che possono incidere nel benessere quotidiano. È su questa traiettoria che si inserisce il progetto Museo Benessere, avviato dall’ASL TO3 del Piemonte come esempio concreto di prescrizione sociale, o, come preferisce definirla il direttore generale, Giovanni La Valle, di vera e propria “prescrizione di salute”.

«Non parliamo semplicemente di welfare», spiega La Valle. «Queste attività si integrano perfettamente nel percorso di cura. È un tassello che completa la presa in carico del paziente». Un pilastro che nasce da un’evoluzione lunga: dalla medicina centrata sul singolo specialista, alle équipe multidisciplinari, fino a un approccio multiprofessionale e aperto al terzo settore. Oggi, sottolinea La Valle, la sfida è una presa in carico globale, coerente con la definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: non assenza di malattia, ma benessere complessivo. Ed è qui che entra in gioco l’arte.
“Museo Benessere: percorsi di cura attraverso l’arte e la cultura”
È un progetto sperimentale promosso dall’ASL TO3 del Piemonte che porta la cosiddetta prescrizione sociale nei musei del territorio. Grazie a una “ricetta bianca” i Medici di Medicina Generale possono oggi prescrivere ai pazienti visite guidate, laboratori e altre attività artistiche presso istituzioni culturali come il Castello di Rivoli e la Reggia di Venaria: un approccio olistico che integra arte e cultura nei percorsi di cura per migliorare il benessere psicofisico, ridurre isolamento e fragilità sociali e affiancare i trattamenti tradizionali con strumenti non farmacologici basati sulle evidenze internazionali sul ruolo delle arti nella salute.
Un progetto pilota in una delle aree più fragili
Museo Benessere è partito da un territorio volutamente complesso: l’area montana di Oulx e dell’Alta Valle di Susa, zona transfrontaliera e distante dai principali servizi sanitari. L’ASL TO3, la più grande del Piemonte per estensione territoriale, copre infatti un bacino di circa 580mila abitanti, spaziando dall’area metropolitana torinese fino al confine con la Francia. Proprio in questo contesto, caratterizzato da isolamento geografico e spesso anche sociale, sono stati presi in carico i primi pazienti: ad oggi, racconta La Valle, il progetto coinvolge circa 36 persone.
Non solo farmaci, visite mediche e terapie, ma sempre più spesso i determinanti sociali e ambientali incidono sullo stato di salute tanto quanto l’assistenza sanitaria
«L’obiettivo di Museo Benessere» – sottolinea La Valle – «non è sostituire la terapia, ma affiancarla con un approccio “salutogenico”: generare salute attraverso esperienze capaci di attivare emozioni positive, ridurre la solitudine e rafforzare la motivazione».
Dai musei un impatto sul benessere e sull’aderenza terapeutica
I partecipanti vengono accompagnati in piccoli gruppi in luoghi d’arte simbolici del territorio, come il Castello di Rivoli e la Reggia di Venaria, partner fondamentali del progetto. «Visitare un museo in questo modo significa vivere un’atmosfera che aiuta anche a dimenticare, almeno per un momento, la malattia», osserva La Valle. «Si creano emozioni, si liberano endorfine, si attivano meccanismi interiori che migliorano l’umore e il senso di benessere».
L’obiettivo di Museo Benessere non è sostituire la terapia, ma affiancarla con un approccio “salutogenico”
Anche se i dati clinici definitivi sono ancora in fase di raccolta, le prime evidenze riguardano soprattutto l’adesione immediata dei pazienti, con richiesta di continuare il percorso, un miglioramento percepito nella motivazione e una maggiore attenzione alla terapia: «La faccio più volentieri e me ne dimentico meno», riferisce La Valle «Un segnale importante, soprattutto nei pazienti fragili e soli, dove l’aderenza terapeutica rappresenta uno snodo decisivo anche per gli esiti clinici».
Monitoraggio scientifico e sostenibilità
Un punto centrale per l’ASL TO3 è la possibilità di trasformare questa sperimentazione in un modello replicabile. Per questo, conferma La Valle, il progetto Museo Benessere prevede la raccolta di dati standardizzati e un’analisi dei costi.
«Avendo un finanziamento esterno possiamo codificare bene le spese e valutare i risultati in termini di salute», spiega. Il progetto è sostenuto dalla Compagnia di San Paolo, che ha permesso l’avvio e la strutturazione iniziale. L’obiettivo è ambizioso: dimostrare efficacia e sostenibilità per rendere questi interventi parte integrante dell’assistenza territoriale, fino a ipotizzarne un riconoscimento strutturale.
«L’auspicio è che un domani possa diventare qualcosa di definitivo, magari persino un LEA», afferma La Valle.
Una visione nazionale che si sta consolidando
Il progetto si inserisce inoltre in un quadro istituzionale in evoluzione: proprio in questi giorni, ricorda La Valle, è stato firmato un protocollo d’intesa tra Ministero della Salute e Ministero della Cultura per promuovere l’integrazione tra arte e percorsi di cura. Un segnale che iniziative come Museo Benessere non sono più soltanto esperimenti locali, ma possibili modelli di sanità del futuro.
Perché prendersi cura, oggi, significa anche questo: non solo curare la patologia, ma accompagnare la persona in un percorso che generi salute.



