Noi Italia: 187 anziani per 100 giovani. I dati Istat

Dal 2008, con cadenza annuale, l’Istat diffonde la pubblicazione web Noi Italia che offre una selezione di oltre 100 indicatori statistici sulla realtà del nostro Paese, fornendo un quadro d’insieme dei diversi aspetti ambientali, demografici, economici e sociali dell’Italia, delle differenze regionali che la caratterizzano e della sua collocazione nel contesto europeo. Si tratta di un prodotto articolato in 6 aree tematiche e 19 settori corredati da grafici, glossario, riferimenti a pubblicazioni e link utili, con possibilità di esportare l’intera base di dati. Per ogni settore e contesto territoriale (Italia, Regioni, Europa), è possibile consultare la dashboard interattiva che consente la visualizzazione, la condivisione, il download di dati e grafici, nonché la personalizzazione delle tavole di dati e il relativo trasferimento sul proprio computer o dispositivo mobile in formato csv.

Di seguito i dati principali in tema di sanità e sociale

Popolazione

Al 1° gennaio 2022, con il 13% dei 447 milioni di abitanti dell’Unione europea (Ue), l’Italia si conferma tra i primi Paesi per importanza demografica, dopo Germania (83 milioni) e Francia (68 milioni).

Nel 2021, in Italia, alle conseguenze dirette e indirette della pandemia da COVID-19 sulla dinamica demografica osservate nel 2020, si aggiungono gli effetti recessivi dovuti al calo delle nascite. Il decremento della popolazione residente (-0,3% rispetto all’anno precedente) è dovuto in larga misura alla dinamica naturale. Oltre un terzo dei residenti è concentrato in sole tre Regioni: Lombardia, Lazio e Campania. Il Mezzogiorno si conferma l’area più popolata del Paese. Il decremento di popolazione interessa soprattutto il Centro Italia (-0,5%) e l’Italia settentrionale (-0,4% sia per il Nord-Ovest, sia per il Nord-Est).

Non si ferma la crescita degli indici di vecchiaia e di dipendenza che, al 1° gennaio 2022, raggiungono, rispettivamente, quota 187,9 (anziani ogni cento giovani) e 57,5 (persone in età non lavorativa, ogni cento in età lavorativa). Tra le Regioni, è sempre la Liguria a detenere il valore più elevato dell’indice di vecchiaia (267,2), mentre la Campania (143,6) presenta il valore più basso. In ambito Ue, l’Italia è il Paese con il più alto indice di vecchiaia e fa parte del gruppo dei Paesi con indice di dipendenza più elevato della media europea (56,0).

Nel 2022, la speranza di vita alla nascita della popolazione residente italiana è di 80,5 anni per i maschi e di 84,8 per le femmine. Si vive mediamente più a lungo al Centro-Nord, soprattutto nella Provincia Autonoma di Trento, dove la speranza di vita è di 81,9 anni, per i maschi e 86,3, per le femmine. Il valore minimo della speranza di vita si ha in Campania, sia per i maschi (78,8 anni), sia per le femmine (83,1 anni). L’Italia è tra i Paesi europei con la speranza di vita alla nascita più elevata.

Nel 2021, il numero medio di figli per donna è pari a 1,25, valore di gran lunga inferiore alla soglia minima a garantire il ricambio generazionale (circa 2,1 figli). L’età media della madre al parto è di 32,4 anni e l’Italia è fra i Paesi europei con il calendario riproduttivo più posticipato. A livello regionale, i livelli più alti di fecondità sono nelle Province autonome di Bolzano/Bozen (1,72) e Trento (1,42), mentre la Sardegna presenta il valore più basso (0,99). Nella graduatoria europea, l’Italia è tra i Paesi a più bassa fecondità.

Sanità e salute

In Italia, nel 2020, la spesa sanitaria pubblica è di gran lunga inferiore rispetto a quella di altri Paesi europei. A parità di potere di acquisto, a fronte di 3.747,2 dollari per abitante spesi in Italia nel 2020, Olanda, Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo e Svezia superano i 5 mila dollari, mentre la Germania, con i suoi 6.939 dollari per abitante, si conferma al primo posto per spesa pro capite.

Il confronto europeo evidenzia che, in Italia, nel 2021, la quota di spesa sanitaria privata sulla spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) è uguale al 24,4%, vicina alla quota osservata per l’Austria (23,6%). Il Paese in cui i contributi della spesa privata sono maggiori è il Portogallo (36,0%); tutti gli altri Paesi dell’Ue presentano quote inferiori al 30% e i contributi minori si registrano per la Germania (14,0%).

L’offerta ospedaliera continua a ridursi nel tempo, con un conseguente risparmio di risorse economiche. La tendenza verso un modello di rete ospedaliera sempre più integrato con l’assistenza territoriale ha determinato una diminuzione del numero di ospedali (da 1.378, nel 2002, a 1.048, nel 2020) e della dotazione di posti letto che, negli stessi anni, è passata da 4,4 ogni mille abitanti a 3,1. I posti letto ospedalieri diminuiscono in tutte le Regioni italiane: Lazio, Toscana, Molise, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Bolzano/ Bozen, registrano la riduzione maggiore. Nel 2020, si osserva un ampio divario tra le aree geografiche del Paese: il Mezzogiorno presenta valori al di sotto della media nazionale (2,8 per mille abitanti). In particolare, il valore più basso si registra in Campania e Calabria (2,6 posti letto per mille abitanti), mentre il valore più alto si osserva in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (3,9). L’Italia è tra i Paesi dell’Ue con i livelli più bassi di posti letto per mille abitanti.

Nel 2021, viene recuperato, anche se parzialmente, il decremento dell’attività ospedaliera registrato nel 2020, in conseguenza della pandemia da COVID-19. Nel 2021, i ricoveri ospedalieri per 100 mila abitanti, in regime ordinario, per le malattie del sistema circolatorio, sono il 15,4% in meno rispetto al 2019 (da 1.810 nel 2019 a 1.530 nel 2021); quelli per tumori il 7,2% in meno (da 1.102 a 1.023). La riduzione dei ricoveri per malattie del sistema circolatorio è stata più consistente per i maschi (il tasso nel 2021 ha avuto una variazione negativa del 13,7% rispetto al 2019),), mentre per i tumori è stata più forte per le femmine (il tasso nel 2021 ha avuto una variazione negativa del 5,5% rispetto al 2019).

Nel 2021, con il recupero di parte dell’attività ospedaliera dopo lo shock pandemico, rispetto al 2020, anche l’emigrazione ospedaliera è in aumento in tutte le Regioni, eccetto Provincia Autonoma di Trento, Lazio e Abruzzo, dove rimane ai livelli del 2020. L’indice di attrazione continua ad essere superiore a 1 in molte Regioni del Centro-Nord (per effetto di una mobilità in entrata, maggiore di quella in uscita), ma in diminuzione in Lombardia.

In Italia, nel 2020, il tasso di mortalità per le malattie del sistema circolatorio, principali cause di decesso insieme ai tumori, ridottosi negli ultimi 10 anni, ha subito una battuta d’arresto, tornando ai valori del 2018 (28,1 decessi per 10 mila abitanti). Si evidenzia uno svantaggio delle Regioni del Mezzogiorno, dove il tasso è uguale a 31,8 decessi per 10 mila abitanti, mentre, nelle ripartizioni del Centro-Nord, questo valore è di 26,5.

Continuano a diminuire, in Italia, anche la mortalità per tumori (23,9 decessi per 10 mila abitanti) e le differenze di genere in quest’ambito. I tassi più elevati si registrano nel Nord-Ovest (24,3 decessi per 10 mila abitanti), ma nel confronto tra le Regioni, Sardegna e Campania hanno i tassi più elevati per la componente maschile della popolazione (rispettivamente, 34,0 e 32,9).

In Italia, i maschi presentano livelli di mortalità superiori a quelli delle femmine, sia per malattie del sistema circolatorio, sia per tumori, dove il divario di genere diminuisce nel tempo. A livello europeo, i tassi di mortalità per tumori e per malattie del sistema circolatorio registrati in Italia sono entrambi inferiori a quelli della maggior parte dei Paesi Ue (dati 2020).

In Italia, il tasso di mortalità infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e benessere di un Paese, presenta, fin dal 2014, un valore inferiore a tre decessi per mille nati vivi. Nel 2020, il tasso è pari a 2,5 decessi per mille nati vivi, come nel 2019. Anche la mortalità infantile è più elevata nel Mezzogiorno (3,2 decessi per mille nati vivi), mentre nel Nord-Est mostra il valore più basso (1,9). La disuguaglianza territoriale tra Mezzogiorno e Nord d’Italia, ridottasi nel 2019, è tornata ad aumentare. L’Italia si conferma tra i Paesi con il più basso valore del tasso di mortalità infantile (2,6 per mille nati vivi, mentre la media Ue è di 3,3 per mille), valore simile a quello della Spagna.

Nel 2021, In Italia, si registra un incremento, rispetto all’anno precedente, delle percentuali di fumatori (19,0%), e delle persone obese (10,7%), mentre diminuisce la quota di consumatori di alcool a rischio (14,5%). In particolare, tra le ripartizioni, la quota di fumatori più alta si rileva nel Centro (21,5%), mentre nel Centro-Nord è più alta la quota di consumatori di alcool a rischio (16,3%); nel Mezzogiorno quella di persone obese (13,9%).

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