Presentato il Rapporto CREA 2026 sulle performance socio-sanitarie Regionali

Il XIV Rapporto sulle Performance socio-sanitarie Regionali del Sistema Sanitario Italiano, curato dal CREA Sanità (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità), offre una fotografia dettagliata sulle performance a livello regionale in tema di opportunità di tutela della salute. Il Veneto si conferma la Regione più performante, raggiungendo il 64% del valore massimo teorico della performance, mentre la Calabria si posiziona all’ultimo posto con il 36%. Il trend nazionale è comunque positivo, con un indice medio di performance che passa dal 43,4% del 2019 al 46,1% del 2025. Tuttavia, la percezione di miglioramento da parte dei cittadini rimane limitata e molto variabile tra le diverse aree del Paese.

Circa un terzo delle Regioni non supera il 40% della performance massima

Le dimensioni che più incidono sulla performance, valorizzate da un panel di 114 stakeholder, che hanno contribuito all’elaborazione del Rapporto, suddivisi tra istituzioni, utenti/cittadini, professioni sanitarie, management delle aziende sanitarie, industria life sciences, sono gli esiti (31,2%) e l’appropriatezza (27,5%), seguite dalla dimensione economico-finanziaria (12,7%), sociale (11,8%), equità (9,9%) e innovazione (6,9%). Dopo alcuni anni, si inverte la tendenza e crescono nuovamente di importanza gli esiti e l’appropriatezza: fenomeno che suggerisce che secondo il panel non è più scontata la capacità del sistema di tutela di garantirli in modo universalistico; aumenta anche il peso della dimensione economico-finanziaria, soprattutto per il management e i professionisti sanitari, segno di una “sofferenza” gestionale e operativa. Al contrario, equità e innovazione riducono il loro contributo rispetto alle precedenti edizioni; il contributo del sociale aumenta invece per i cittadini e le istituzioni; l’integrazione sociosanitaria resta un punto debole, soprattutto nell’assistenza domiciliare e nella presa in carico degli anziani non autosufficienti.

L’analisi integrata di performance, soddisfazione e percezione dei miglioramenti offre indicazioni preziose per orientare le politiche sanitarie, con la raccomandazione di rafforzare l’assistenza residenziale e domiciliare, nonché l’integrazione sociosanitaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione, in cui cresce il numero di soggetti non autosufficienti.

Tutte le Regioni migliorano, ma il divario è ancora forte

Tutte le Regioni hanno registrato miglioramenti, in generale più marcati dove i livelli di partenza erano bassi: la Toscana ha avuto l’incremento maggiore (+0,08 punti percentuali), seguita da Calabria (+0,065), Veneto (+0,059) e P.A. di Trento (+0,057). Il Centro e il Mezzogiorno hanno mostrato miglioramenti mediamente superiori rispetto al Nord, contribuendo a ridurre parzialmente le disuguaglianze. Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Piemonte hanno avuto incrementi più contenuti (+0,01), probabilmente per vincoli strutturali e livelli già elevati.

Il divario tra le Regioni migliori e peggiori resta comunque significativo: circa un terzo delle regioni non supera il 40% del valore massimo di performance ottenibile.

Il divario tra le Regioni migliori e peggiori resta significativo

Analizzando nel dettaglio il ranking regionale, il Veneto è in testa, seguito dalla Provincia Autonoma di Trento, che raggiunge il 62%. Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche e la Provincia Autonoma di Bolzano si attestano su valori compresi tra il 56% e il 50%.

Un gruppo intermedio comprende Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Lazio, Abruzzo e Umbria, con performance tra il 48% e il 42%. In coda alla classifica si trovano Puglia, Basilicata, Campania, Valle d’Aosta, Sicilia, Molise e Calabria, tutte sotto il 40% della performance massima.

La percezione dei cittadini

CREA Sanità ha promosso una indagine su un campione rappresentativo della popolazione italiana per verificare come le opportunità di tutela regionali si riflettano nella percezione dei cittadini rispetto ai servizi erogati dai servizi sanitari: dopo l’indagine del 2025 dedicata ad analizzare i livelli di soddisfazione, quest’anno è stato indagata la percezione dei cittadini relativamente ai trend di miglioramento/peggioramento nel medio periodo.

Ricordando che la mediana nazionale della soddisfazione nel 2025 è risultata pari a 7,1 su 10, con valori generalmente superiori alla sufficienza, ma con ampie differenze tra territori e tipologie di servizio, l’indagine 2026 dice che la quota di cittadini che ha percepito un trend di miglioramento dei servizi del SSN è bassa, variando dall’8,6% al 25,9%, con la maggior parte delle regioni tra il 17% e il 22%.

Abruzzo e Molise registrano la quota più alta di cittadini che percepiscono miglioramenti (25,9%), seguite da Lombardia (22,9%), Veneto (22,7%) e Umbria (22,6%). Al contrario, il Trentino-Alto Adige si distingue per la percentuale più bassa (8,6%), seguito da Sardegna (15,3%) e Friuli-Venezia Giulia (16,8%). In Regioni come Liguria, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Piemonte e Valle d’Aosta, la quota si attesta tra il 17% e il 21%.

Le aree di assistenza territoriale restano percepite come critiche e meno soddisfacenti

Una percezione di miglioramento è più diffusa nei servizi standardizzati come l’accesso ai farmaci (30% a livello nazionale, con punte oltre il 40% in alcune Regioni), mentre resta bassa nei servizi residenziali e domiciliari, e quelli legati alla long-term care (ad esempio, solo il 14,6% per l’assistenza domiciliare e il 16,8% per la non autosufficienza). In Lombardia, il 30,2% dei cittadini ha percepito miglioramenti nella prevenzione e il 33,1% nell’accesso ai farmaci; in Veneto, il 36,4% nella prevenzione e il 22% nell’assistenza ai non autosufficienti.

Permangono, quindi, criticità nella capacità di rendere visibili i progressi nei servizi territoriali, con una forte variabilità regionale e nessun chiaro gradiente Nord-Sud: i cittadini riconoscono i miglioramenti soprattutto nei servizi più consolidati, mentre le aree di assistenza territoriale restano percepite come critiche e meno soddisfacenti.

Le priorità di intervento

Il panel coinvolto ha definito le priorità per la promozione della tutela della salute: a conferma della multidimensionalità della performance, gli utenti si concentrano su esiti e condizioni di vita, le istituzioni cercano un equilibrio tra equità, prevenzione e sostenibilità, i professionisti sanitari puntano sulla qualità clinica e sugli esiti, il management aziendale si concentra su efficienza ed esiti, mentre l’industria delle life sciences dà maggiore importanza a innovazione, accesso ed esiti.

L’indagine sulla percezione dei cittadini è complementare a quella della performance indicando in quali aree e più urgente intervenire: nel Nord l’attenzione si dovrebbe concentrare sull’assistenza domiciliare e residenziale, la prevenzione e il rapporto con il medico di medicina generale. Nel Centro, sull’attenzione alla non autosufficienza e sull’assistenza domiciliare. Nel Sud e nelle Isole, pur registrandosi un miglioramento percepito in tema di assistenza domiciliare e nei ricoveri programmati, persistono difficoltà generalizzate nei servizi territoriali.

Evidenze, criticità e soluzioni

L’analisi evidenzia che il trend evolutivo delle opportunità di tutela della salute è positivo, ma la distanza dai livelli ottimali resta ampia e le differenze territoriali sono marcate. I miglioramenti sono più evidenti nelle Regioni che partivano da livelli più bassi, contribuendo a una parziale riduzione delle disuguaglianze. Ma la dinamica di questi miglioramenti non si ritrova nella percezione di miglioramento da parte dei cittadini, soprattutto per quanto concerne la residenzialità, domiciliarità e la long-term care, che rappresentano il principale punto di debolezza del sistema. Le aree più strutturate, come la farmaceutica e la prevenzione, mostrano invece livelli più elevati e uniformi di soddisfazione e miglioramento percepito.

L’analisi offre quindi indicazioni preziose per orientare le politiche sanitarie: è necessario rafforzare l’assistenza territoriale e in particolare l’integrazione sociosanitaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione. Una sfida per il futuro sarà, anche, quella di rendere più visibili e percepibili i progressi. La strada verso l’eccellenza rimane ancora lunga e richiede un impegno costante per ridurre le disuguaglianze e rafforzare le aree più deboli, con particolare attenzione ai bisogni emergenti di una popolazione in rapido invecchiamento.

Le Regioni con performance più alta (Tabella 1) non sempre coincidono con quelle dove i cittadini percepiscono maggiormente i miglioramenti (Tabella 2), a conferma della parziale indipendenza tra performance oggettiva e soddisfazione/gradimento percepito.

Classifica delle Regioni per performance complessiva
PosizioneRegioneIndice di performance (%)
1Veneto64
2P.A. di Trento62
3Toscana56
4Friuli-Venezia Giulia54
5Marche52
6P.A. di Bolzano51
7Emilia-Romagna48
8Liguria46
9Piemonte44
10Sardegna43
11Lombardia43
12Lazio43
13Abruzzo42
14Umbria42
15Puglia39
16Basilicata39
17Campania38
18Valle d’Aosta38
19Sicilia37
20Molise37
21Calabria36

Tabella 1. Classifica delle Regioni secondo l’indice sintetico di performance, che tiene conto di indicatori multidimensionali (appropriatezza, esiti, equità, innovazione, sociale, economico-finanziaria) e delle preferenze di un panel di stakeholder

Classifica delle Regioni per gradimento dei cittadini
(percezione di miglioramento dei servizi SSN)
PosizioneRegione/Area Accorpata% cittadini che percepisce miglioramento
1Abruzzo e Molise25,9
2Lombardia22,9
3Veneto22,7
4Umbria22,6
5Liguria21,8
6Lazio20,9
7Puglia e Basilicata19,9
8Calabria19,9
9Campania19,2
10Piemonte e Valle d’Aosta17,9
11Friuli-Venezia Giulia16,8
12Toscana17
13Marche17
14Sardegna15,3
15Trentino-Alto Adige8,6
Fonte: Survey su popolazione italiana 2026, CREA Sanità

Tabella 2. Quota di cittadini che ha percepito un miglioramento dei Servizi sanitari regionali nel medio periodo

Le aree di intervento per migliorare performance e giudizi dei cittadini

In tutte le regioni, per migliorare la performance e il giudizio dei cittadini, è fondamentale ridurre le disuguaglianze di accesso, investire nella prevenzione e nella comunicazione, e rendere più visibili i miglioramenti ottenuti. L’integrazione sociosanitaria e la presa in carico della non autosufficienza restano le priorità comuni.

Per alcune Regioni limitrofe i problemi (e le soluzioni) sono analoghi (Tabella 3).

Aree prioritarie di intervento per migliorare percezione da parte del cittadino

RegioneAree
Piemonte e Valle d’AostaRicoveri programmati; assistenza domiciliare; prevenzione
LombardiaAssistenza in residenze; assistenza domiciliare
Trentino-Alto AdigePrestazioni ambulatoriali; assistenza domiciliare; non autosufficienza
VenetoMMG/guardia medica; ricoveri in residenze
Friuli-Venezia GiuliaAssistenza domiciliare; ricoveri in residenze; non autosufficienza
LiguriaRicoveri in residenze; prestazioni ambulatoriali
Emilia-RomagnaRicoveri in residenze; assistenza domiciliare
ToscanaRicoveri in residenze; assistenza domiciliare; non autosufficienza
UmbriaAssistenza ai non autosufficienti; assistenza domiciliare
MarcheRicoveri programmati; non autosufficienza
LazioAssistenza domiciliare; non autosufficienza
Abruzzo e MoliseAssistenza domiciliare
CampaniaRicoveri in residenze; assistenza domiciliare
Puglia e BasilicataRicoveri programmati; assistenza in residenze
CalabriaAssistenza domiciliare; prestazioni ambulatoriali
SiciliaAssistenza domiciliare; non autosufficienza
SardegnaRicoveri programmati; MMG/guardia medica; assistenza domiciliare

Tabella 3. Aree prioritarie di intervento per migliorare la percezione da parte del cittadino

Può interessarti