di Rossella Iannone
Una sanità realmente digitale, ma anche inclusiva, partecipata e orientata alla persona: è il filo conduttore del quarto volume della collana “Le Donne incontrano la Salute”, curato dalla Commissione Donne di Associazione Scientifica Sanità Digitale (ASSD) e presentato al Senato con il supporto della senatrice Sandra Zampa. Il focus di questa edizione, “La medicina di genere: fondamenti, pratiche e prospettive future”, riguarda l’evoluzione della medicina di genere nell’era della trasformazione digitale, tra nuove opportunità tecnologiche e il persistere di diseguaglianze cliniche e culturali.
Un approccio “con le donne” non solo “per le donne”
Aprendo i lavori, Laura Patrucco, presidente ASSD, ha ricordato l’origine della collana: portare nel dibattito sulla sanità digitale uno sguardo capace di coniugare innovazione, inclusione e cura della persona. Una medicina “non per le donne ma con le donne”, ha ricordato Patrucco, sottolineando la necessità di empowerment femminile anche nell’innovazione digitale.
Presentato in Senato il quarto volume della collana “Le Donne incontrano la Salute” a cura della Commissione Donne di ASSD
La scelta del Senato come luogo istituzionale per la presentazione rafforza il valore politico del progetto: garantire equità e accesso al diritto alla salute anche attraverso il digitale.
Zampa: “Il digitale accelera la trasformazione, ma la politica è in ritardo”
Nel suo intervento, la senatrice Sandra Zampa ha richiamato l’importanza del lavoro delle associazioni come ASSD nel fornire conoscenze e visioni utili alla definizione delle politiche sanitarie, soprattutto in un contesto di trasformazione tecnologica accelerata. Zampa ha ricordato come, oggi più di ieri, la medicina di genere non sia più percepita come “medicina per le donne”, ma come approccio clinico e scientifico che integra complessità biologica, identitaria e sociale. Tuttavia, la politica – ha osservato – fatica ancora a recepire e tradurre tali avanzamenti in norme e programmazione.
Tra i nodi irrisolti Zampa ha citato l’inserimento sistematico della medicina di genere nella formazione universitaria e continua dei professionisti sanitari, condizione necessaria per evitare che il tema resti confinato a nicchie specialistiche.
Digitale, AI e medicina personalizzata: rivoluzione scientifica ma dati ancora incompleti
A delineare il contesto scientifico è intervenuta Giovannella Baggio, pioniera della medicina di genere in Italia, richiamando le profonde trasformazioni in corso nella pratica clinica dovute in particolare a intelligenza artificiale diagnostica e predittiva, medicina personalizzata basata su genomica, oncologia di precisione e immunoterapie mirate, telemedicina e dispositivi di monitoraggio remoto, chirurgia robotica e nanomedicina. Sottolineando però che queste innovazioni non sono automaticamente inclusive. La maggior parte dei dataset clinici utilizzati da algoritmi e modelli predittivi non è ancora disaggregata per genere, con il rischio di perpetuare bias diagnostici e terapeutici.
Molti dataset clinici non sono disaggregati per genere, alimentando bias diagnostici e terapeutici
Baggio ha portato esempi concreti di conseguenze cliniche ancora attuali:
- sintomi di infarto nelle donne non riconosciuti, con mortalità più alta rispetto agli uomini;
- fratture da osteoporosi negli uomini non identificate perché ritenute “patologia femminile”;
- dosaggi farmacologici derivati da trial condotti su campioni maschili che aumentano la mortalità femminile in alcune patologie cardiache;
- tassi di suicidio sottodiagnosticati negli uomini per mancato riconoscimento dei segnali clinici.
“Siamo in una fase di rivoluzione scientifica, ma la formazione universitaria e l’aggiornamento continuo non hanno ancora integrato stabilmente la prospettiva di genere,” ha chiosato Baggio.
L’Italia pioniera nella medicina di genere, ma serve continuità istituzionale
Elena Ortona, Istituto Superiore di Sanità, ha ricostruito l’evoluzione istituzionale della medicina di genere in Italia, tra i primi Paesi al mondo ad istituzionalizzare questo approccio: nel 2017 l’ISS ha creato il Centro di riferimento per la medicina di genere, attivo su ricerca, formazione, comunicazione e coordinamento di una rete nazionale che coinvolge regioni, università, IRCCS e società scientifiche. A livello normativo, un passaggio chiave è stato la Legge 3/2018, che ha introdotto il parametro genere nei PDTA, nella ricerca, nella formazione dei professionisti e nelle campagne informative, seguita nel 2019 dal Piano nazionale per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere.
Per monitorarne l’attuazione è stato istituito nel 2020 l’Osservatorio nazionale, operativo per tre anni con sei gruppi di lavoro (percorsi clinici, ricerca, formazione, comunicazione, farmacologia di genere, diseguaglianze). Il lavoro ha prodotto linee di indirizzo, protocolli per studi preclinici e clinici con disaggregazione per sesso, reti epidemiologiche regionali e un tavolo con oltre 60 società scientifiche. Oggi, però, i membri dell’Osservatorio sono decaduti e si attende la nomina dei nuovi componenti.
La sfida è trasformare l’approccio di genere in pratica standard
Sul piano scientifico, Ortona ha ribadito la necessità di includere sesso e genere in tutte le fasi della ricerca: dagli studi cellulari (dove spesso non si indica il sesso di origine delle linee) ai modelli animali (in prevalenza maschili per “evitare variabilità ormonale”), fino ai trial clinici, soprattutto nelle fasi precoci ancora condotte in prevalenza su uomini. Una corretta rappresentazione, ha ricordato, riduce non solo bias clinici, ma anche costi sanitari ed economici legati ad avvertenze e ritiri di farmaci testati su popolazioni non rappresentative.
La sfida, ha concluso, è trasformare l’approccio di genere in pratica standard: passo cruciale è l’inserimento del sesso/genere nei criteri metodologici per lo sviluppo delle linee guida cliniche, condizione per arrivare a una medicina personalizzata basata sull’equità, non sulla mera uguaglianza.
Tavola rotonda: donne, innovazione e medicina di genere
La salute delle donne e la medicina di genere rappresentano ancora oggi un terreno su cui l’Italia deve colmare gap significativi. Lo confermano i dati del Global Gender Gap Index, che colloca il nostro Paese all’85° posto su 148, con punti di forza nell’istruzione (51°) e nell’empowerment politico (65°), ma evidenti criticità nella partecipazione economica (117°) e soprattutto nella salute (89°). Non solo le donne si prendono cura degli altri come caregiver, ma spesso trascurano la propria salute, con conseguenze importanti sull’aspettativa di vita. Anche gli investimenti in ricerca e sviluppo riflettono questo divario: nel 2024 solo il 6% degli investimenti sono stati dedicati alle cure oncologiche femminili, e meno dell’1% alle altre malattie specifiche delle donne.
Questi temi sono stati al centro della tavola rotonda, moderata da Annabella Amatulli (Head of Regulatory Affairs, Enterprise Therapeutics; Commissione Donne ASSD), con la partecipazione di Giulia Capelli (Dirigente medico in chirurgia generale, ASST Bergamo Est, Women in Surgery), Giuliana Cecere (Dirigente oncologa, IFO Regina Elena Roma, Direttivo Women for Oncology Italia) e Sabrina Scarpati (Donne 4.0 Commissione sanità digitale, Community Leader FemTech Italy)
Sabrina Scarpati ha illustrato come la tecnologia e il FemTech stiano offrendo soluzioni concrete per colmare le lacune nella salute femminile. Dispositivi indossabili, piattaforme di telemedicina e app per il monitoraggio dei livelli ormonali, del sonno e dei parametri vitali possono offrire strumenti utili di supporto per monitorare in maniera efficiente e autonoma la salute delle donne, prevenendo in alcuni casi il ritardo diagnostico.
Il FemTech può essere utile per ridurre alcuni gap sulla salute delle donne
In particolare, anche a livello europeo, iniziano ad esserci esperienze di valore su temi come menopausa, malattie autoimmuni e croniche, salute ormonale, soprattutto in Germania, Irlanda e Italia. La chiave, ha sottolineato Scarpati, è l’empowerment del paziente attraverso l’innovazione tecnologica e l’educazione sanitaria.
Giulia Capelli ha approfondito il ruolo dell’AI in chirurgia, evidenziando come strumenti automatizzati di supporto al chirurgo siano già realtà in molte sale operatorie italiane. Con diversi livelli di interazione e automazione, ad esempio integrando dati di movimento, parametri vitali e interazioni in sala operatoria, l’intelligenza artificiale può aiutare a standardizzare i gesti chirurgici, migliorare precisione e sicurezza, e prendere decisioni personalizzate sul singolo paziente. E anche in questo settore la medicina di genere è fondamentale per garantire che le tecnologie siano sicure ed efficaci per tutti i pazienti e le pazienti.
Se l’AI migliora la standardizzazione e la precisione delle procedure, la medicina di genere è fondamentale per superare i possibili bias
Giuliana Cecere ha quindi sottolineato che la medicina di genere è la forma più immediata e importante di medicina di precisione. Nella pratica clinica, osservare le differenze di incidenza, risposta ai trattamenti e tossicità tra generi permette di personalizzare le terapie. In oncologia toracica, ad esempio, circa il 20% dei tumori polmonari insorge in non fumatori, spesso donne, evidenziando la necessità di modelli predittivi basati su dati accurati.
La rappresentanza femminile nella ricerca e nelle posizioni apicali resta però bassa: nelle società chirurgiche italiane solo il 10% dei membri è di sesso femminile, senza presidenti donna, e nella sanità e accademia la quota di leadership femminile scende al 17-20%.
Oltre l’innovazione tecnologica, la riduzione dei gap passa da cultura e mentorship
La tavola rotonda ha evidenziato infatti che, accanto a innovazione e tecnologia, la riduzione dei gap passa anche per la cultura e la mentorship. Le associazioni femminili come Women in Surgery e Women for Oncology promuovono la documentazione del bias di genere, la creazione di reti di mentorship e la valorizzazione delle carriere femminili in ambito sanitario e scientifico, per garantire inclusione e pari opportunità.
Digitale e medicina di genere come leva, ma serve un salto culturale
Sia dagli interventi istituzionali sia da quelli clinici è emerso un messaggio chiave: integrare la medicina di genere nei modelli digitali – dalla formazione al design dei dati, fino alle piattaforme di telemedicina – non è un’aggiunta ma una condizione per realizzare una sanità davvero basata sul bisogno delle persone.




