Ospedali del futuro: tra investimenti record e sfida della governance

Oltre 10 miliardi per rinnovare ospedali obsoleti. Tra innovazione, PNRR e ritardi strutturali, il nodo resta la governance. Il caso Campania mostra opportunità e innovazione del sistema

Oltre 10 miliardi di euro per ridisegnare l’ospedale del futuro, mentre più del 60% delle strutture italiane ha oltre cinquant’anni. È dentro questa tensione tra urgenza di rinnovamento e complessità attuativa che si inserisce il dibattito emerso al 4° Annual Meeting del Joint Research Partnership Healthcare Infrastructures del Politecnico di Milano, dove istituzioni, ricerca e industria si sono confrontate su un nodo fondamentale: come misurare davvero l’innovazione e orientare in modo efficace una stagione di investimenti senza precedenti. Una trasformazione che non riguarda soltanto l’aggiornamento edilizio, ma il ripensamento complessivo del modello ospedaliero, sempre più flessibile, digitalizzato e integrato con la rete territoriale.

Una trasformazione che non riguarda soltanto l’aggiornamento edilizio, ma il ripensamento complessivo del modello ospedaliero

Il confronto tra le Regioni ha però restituito un quadro tutt’altro che omogeneo. Accanto a programmi avanzati, capaci di coniugare alta specializzazione, ricerca e innovazione tecnologica, come nel caso dei nuovi poli ospedalieri in Campania, emergono contesti in cui la vera sfida è ancora quella della governance: tradurre le risorse in cantieri e opere completate, superando la frammentazione dei processi decisionali e la complessità amministrativa. È qui che il sistema mostra le sue maggiori fragilità, tra tempistiche lunghe, competenze tecniche da rafforzare e una gestione multilivello che coinvolge Regioni, Ministero della Salute, Enti attuatori e Università.

In questo scenario, la capacità di misurare l’innovazione diventa un passaggio decisivo: non solo per valutare l’impatto delle nuove soluzioni tecnologiche e organizzative, ma anche per rendere confrontabili le esperienze regionali e individuare modelli replicabili. Il rischio, altrimenti, è quello di un’Italia “a macchia di leopardo”, in cui la qualità delle infrastrutture sanitarie e la velocità di realizzazione degli interventi restano fortemente disomogenee.

Campania: il nodo non è solo costruire, ma realizzare bene e in tempo

È in questa cornice si inserisce l’esperienza della Campania, dove il tema non è soltanto cosa costruire, ma come farlo, nei tempi e con strumenti adeguati.

Roberta Santaniello

«Nella filiera dell’edilizia sanitaria italiana, il tempo è una variabile tutt’altro che neutra. Tra programmazione, progettazione e apertura dei cantieri possono trascorrere anni, spesso tre o quattro. Una lentezza che – come spiega Roberta Santaniello, ingegnere e dirigente di settore, opere pubbliche, interventi strategici, con particolare riferimento agli interventi sanitari ordinari e PNRR della Regione Campania – non è un’anomalia locale, ma un tratto strutturale del ‘sistema’ Paese. Il punto più critico si colloca a monte, nella fase di programmazione, dove si intrecciano competenze regionali e valutazioni ministeriali. È qui che si accumulano i ritardi più consistenti: il confronto tra atti regionali e verifiche del Ministero della Salute può richiedere anche un anno e mezzo prima di arrivare al via libera. A pesare sono, da un lato, le difficoltà delle aziende sanitarie nel predisporre documentazione tecnica adeguata e, dall’altro, la complessità dei processi di valutazione centrale».

Per affrontare questo nodo, la Regione Campania ha scelto una strategia di accompagnamento: tavoli di lavoro continui con le aziende sanitarie, coinvolte fin dalle prime fasi progettuali per costruire proposte più solide e coerenti con i requisiti ministeriali. Ma, secondo la dirigente, serve un salto ulteriore: «Riconoscere gli investimenti sanitari come interventi straordinari, applicando anche in regime ordinario le logiche accelerate sperimentate con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il PNRR – sottolinea Santaniello – ha dimostrato che rapidità e qualità non sono in contraddizione».

Il vero gap è organizzativo: integrare infrastrutture, tecnologie e assistenza

«Inoltre – aggiunge la dirigente – non è una singola figura professionale a mancare nella macchina pubblica. Le competenze tecniche, ingegneristiche, architettoniche e digitali oggi sono più accessibili grazie alle recenti politiche di reclutamento. Il vero punto debole è organizzativo: manca una regia stabile, capace di integrare in modo strutturato le diverse dimensioni dell’investimento. L’edilizia sanitaria, infatti, non può essere letta solo come costruzione di spazi fisici, ma come un sistema complesso in cui convergono infrastrutture, tecnologie digitali e ingegneria clinica. È proprio questa integrazione a rappresentare la sfida più rilevante anche sul fronte dell’assistenza territoriale. Le nuove strutture previste dal PNRR, dagli ospedali di comunità alle piattaforme digitali, delineano un modello che supera la centralità dell’ospedale tradizionale. Tuttavia – sottolinea ancora Santaniello – la vera partita si giocherà dopo la realizzazione delle infrastrutture: renderle operative, connesse e pienamente funzionali alla presa in carico dei pazienti sul territorio. Senza questa seconda fase, il rischio è quello di avere contenitori innovativi ma modelli organizzativi ancora incompleti».

Serve riconoscere gli investimenti sanitari come interventi straordinari, applicando anche in regime ordinario le logiche accelerate sperimentate con il PNRR

Sul piano normativo, Santaniello non ha dubbi: una maggiore standardizzazione a livello nazionale può migliorare l’efficienza della spesa e ridurre le disuguaglianze territoriali. L’adozione di criteri omogenei, dai prezziari alle modalità progettuali, consentirebbe di limitare errori, sprechi e distorsioni legate a contesti economici molto differenziati, contribuendo al tempo stesso a rafforzare il principio di equità nel sistema sanitario.

Trasparenza e accountability: il ruolo della comunicazione pubblica

Infine, il tema della trasparenza. In un contesto segnato da investimenti ingenti, la Regione Campania ha sviluppato una piattaforma pubblica che consente ai cittadini di monitorare lo stato di avanzamento dei progetti sul territorio. Uno strumento di accountability che si affianca alle tradizionali attività di comunicazione istituzionale, ma che, osserva Roberta Santaniello, «dovrebbe essere accompagnato da uno sforzo più ampio di narrazione della complessità. Raccontare ciò che accade tra la programmazione e l’inaugurazione di un’opera, spesso invisibile all’opinione pubblica, può diventare infatti un elemento chiave per migliorare i processi stessi».

Numeri e obiettivi: la sfida di rispettare le scadenze del PNRR

Il piano di potenziamento dell’edilizia sanitaria nella Regione Campania è finanziato con oltre 3,1 miliardi di euro. Il programma prevede 270 interventi mirati alla modernizzazione tecnologica e alla costruzione di nuovi poli d’eccellenza, come il moderno Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona a Salerno. Tra i progetti principali figurano anche il nuovo Centro pediatrico Santobono a Napoli e l’Ospedale Unico della Penisola Sorrentina, concepiti per ottimizzare i percorsi di cura e l’accessibilità territoriale.

Raccontare ciò che accade tra la programmazione e l’inaugurazione di un’opera, spesso invisibile all’opinione pubblica, può diventare un elemento chiave per migliorare i processi stessi

«Tutta la regione è investita dalla realizzazione di dieci ospedali. Abbiamo circa 200 interventi di edilizia sanitaria, piccoli e grandi. E poi, ovviamente, i numeri del PNRR: 970 interventi, di cui 170 case di comunità, 45 ospedali di comunità e 60 centrali operative territoriali. È un investimento gigantesco – conclude la dirigente – che stiamo cercando di gestire nei tempi. Siamo abbastanza fiduciosi di raggiungere gli obiettivi entro il 30 giugno con un lavoro di concertazione continua con il Ministero della Salute».

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Silvia Pogliaghi
Silvia Pogliaghi
Giornalista scientifica, esperta di ICT in Sanità, socia UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione)