Obesità, l’Europa frena: anche in Italia il fenomeno comincia a rallentare

L’obesità continua a rappresentare una delle grandi sfide per la salute pubblica globale, ma la sua diffusione non segue ovunque la stessa traiettoria. In molti Paesi ad alto reddito, infatti, la crescita registrata negli ultimi decenni mostra segnali di rallentamento, stabilizzazione e, in alcuni casi, anche di inversione di tendenza.

È quanto emerge dalla nuova analisi pubblicata il 13 maggio 2026 su «Nature», dedicata all’andamento dell’obesità nel mondo dagli anni Ottanta a oggi. Lo studio, coordinato da ricercatori dell’Imperial College di Londra nell’ambito del network internazionale NCD Risk Factor Collaboration – NCD-RisC, ha coinvolto studiose e studiosi di tutto il mondo. Tra loro anche Luciana Zaccagni ed Emanuela Gualdi dell’Università di Ferrara.

«Anche in Italia, tra le nazioni industrializzate ad alto reddito, si osserva una stabilizzazione della prevalenza dell’obesità, con una tendenza alla diminuzione», sottolinea Luciana Zaccagni, Professoressa del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione di Unife. «In particolare, la prevalenza stimata è pari al 14% per le donne e al 15% per gli uomini, mentre tra ragazze e ragazzi si attesta rispettivamente all’8% e al 12%».

Un quadro globale più articolato

La ricerca ha analizzato dati provenienti da 200 Paesi e territori, relativi al periodo compreso tra il 1980 e il 2024. I risultati mostrano che, dopo i rapidi incrementi osservati alla fine del XX secolo, la crescita dell’obesità è andata rallentando o stabilizzandosi nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito. Il fenomeno appare inizialmente nei bambini e nelle bambine in età scolare, per poi riflettersi, a distanza di circa un decennio, anche nella popolazione adulta.

Tra i Paesi europei ad alto reddito, l’Italia, insieme a Francia e Portogallo, mostra una diminuzione dell’incidenza dell’obesità. Questo dato invita a rileggere con maggiore cautela l’idea di una “epidemia globale” uniforme, perché le tendenze osservate cambiano profondamente da Paese a Paese e dipendono da molti fattori, tra cui disponibilità, qualità e accessibilità economica degli alimenti.

«Le differenze osservate tra Paesi a medio e basso reddito e Paesi ad alto reddito evidenziano crescenti disuguaglianze nutrizionali e sanitarie a livello globale», spiega Emanuela Gualdi dell’Università di Ferrara. «Per questo sono necessarie politiche pubbliche capaci di ridurre il divario, favorendo l’accesso ad alimenti sani anche nei contesti in cui oggi questo accesso è più difficile».

Le aree in cui l’obesità continua ad aumentare

Il quadro globale resta tuttavia complesso. La prevalenza dell’obesità continua infatti ad aumentare in molti Paesi a basso e medio reddito, in particolare in Africa, Asia, America Latina e nelle nazioni insulari del Pacifico e dei Caraibi.

Come evidenziato da Majid Ezzati, Professore alla School of Public Health dell’Imperial College di Londra e Direttore di NCD-RisC, l’analisi della velocità con cui l’obesità cambia nel tempo consente di individuare con maggiore precisione dove siano necessari interventi urgenti. Politiche sanitarie e alimentari solide possono aiutare i Paesi ad affrontare le trasformazioni economiche, tecnologiche e nutrizionali che incidono sulla salute pubblica.

Pur nella forte eterogeneità delle tendenze osservate, lo studio conferma la necessità di strategie efficaci di prevenzione, trattamento e supporto a lungo termine. Nel 2024, infatti, la velocità di crescita dell’obesità è risultata la più elevata degli ultimi 45 anni per le donne in 84 dei 200 Paesi considerati e per gli uomini in 109 Paesi.

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