Equità di genere, la Società italiana di igiene adotta un piano triennale con indicatori misurabili

di Ivana Barberini

La Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) si è data un piano per l’equità di genere e l’inclusione, tra le prime società scientifiche italiane a farlo. Il documento copre il triennio 2026-2028, è stato redatto dal Gruppo di lavoro “Prevenzione di genere” e ha già avuto il via libera della Giunta esecutiva. Sarà presentato ai soci a Genova, durante il 59° Congresso nazionale in programma dal 21 al 24 ottobre.
A promuovere il lavoro sono anzitutto i numeri della società stessa. Le donne rappresentano il 58% degli iscritti, eppure in Giunta esecutiva siedono cinque donne e nove uomini, le sezioni regionali hanno quattro presidenti donne su quindici e in quasi un secolo e mezzo di storia c’è stata una sola presidente. Nelle plenarie del Congresso 2025, infine, hanno preso la parola 15 donne su 52 relatori.
Il Piano adotta, inoltre, un approccio intersezionale in cui l’obiettivo dichiarato è contrastare le disuguaglianze legate non solo al genere, ma anche all’identità, all’etnia, alla condizione socioeconomica, alla disabilità e ad altri fattori di vulnerabilità.

Le ragioni di uno squilibrio

Mara Morini

Secondo Mara Morini, coordinatrice del Gruppo di lavoro, le cause vanno cercate fuori e dentro la professione. «Tra i principali ostacoli riteniamo agisca una diffusa cultura che vede ancora la donna più “relegata” a ruoli di supporto, le pause nello sviluppo di carriera per l’accudimento familiare, una società che complessivamente non sostiene la parità di genere. Noi, certo, non ci prefiggiamo di risolvere tutte le questioni, ma puntiamo ad agire coerentemente nei limiti societari per avviare una riflessione su questi punti: perché le iscrizioni alla nostra Società riguardano prevalentemente donne, ma difettano nei ruoli strategici e decisionali? Questo è già un buon punto di partenza. Mettere in evidenza i contrasti e le contraddizioni, sottolinearli e avviare un processo di cambiamento culturale, forzato da strumenti di valutazione dello stesso. Tutte le azioni del piano vanno in questo senso e siamo fiduciosi che i nostri iscritti ne saranno dei validi protagonisti, sostenuti da una presidenza convinta e motivata che accompagnerà tutto il percorso».

Tre aree e azioni misurabili

Il Piano si articola in tre aree di intervento – “cultura e comunicazione”, “partecipazione e leadership” e “valorizzazione e sostegno” – a cui si aggiunge un obiettivo trasversale dedicato al monitoraggio. Ogni azione ha il suo indicatore. Sono previsti due momenti formativi l’anno, linee di indirizzo per un linguaggio attento al genere, un aumento annuale del 10% della quota femminile tra le relazioni nelle plenarie del Congresso e un monitoraggio ogni due anni della composizione degli organi decisionali, con i dati pubblicati in forma aggregata. Non sono previsti meccanismi automatici, né vincoli statutari, la strategia punta piuttosto sul monitoraggio e sulla trasparenza dei dati.

Il Piano si articola in tre aree di intervento: “cultura e comunicazione”, “partecipazione e leadership” e “valorizzazione e sostegno”

Nei moduli di iscrizione comparirà inoltre la possibilità di indicare un genere non binario o di scegliere “preferisco non dichiarare”. Oggi infatti la SItI, come gran parte delle istituzioni italiane, raccoglie dati solo in forma binaria, lasciando fuori le persone non binarie, intersex e agender.

Un osservatorio per verificare i risultati

Resta il rischio che un documento di questo tipo si fermi alle buone intenzioni. «L’osservazione è pertinente e il rischio alto ma, proprio per questa consapevolezza, abbiamo inserito alcuni elementi che vogliono contrastare questo pericolo», spiega Morini «come ad esempio la costruzione di un piano con temi e obiettivi da raggiungere, senza lasciare alla buona volontà degli iscritti della nostra Società scientifica il percorrerli o meno, bensì andando a individuare un insieme di azioni per ciascun obiettivo con indicatori precisi e quantificabili, come la realizzazione di un “Osservatorio permanente” che va a monitorare le singole azioni e ne rendiconta lo stato di raggiungimento, annualmente, alla Presidenza e Giunta di SItI».

Il piano punta a trasformare gli obiettivi in azioni concrete, con indicatori precisi e quantificabili, per evitare che resti una dichiarazione di intenti

In una prima fase l’osservatorio sarà affidato allo stesso Gruppo di lavoro, che dovrà definirne il funzionamento entro tre mesi. È prevista anche una call per raccogliere idee e proposte dagli iscritti. «Si tratta, naturalmente, di strumenti, ma allo stesso tempo importanti, per dare struttura alle nostre intenzioni. Il 2026 è l’anno di definizione e diffusione del Piano strategico, quindi l’avvio di un processo che ha costruito le sue basi con il lavoro di 4 anni del Gruppo di Lavoro “Prevenzione di Genere”della SItI», aggiunge Morini.

Il Piano ha durata triennale. Alla scadenza del presente Piano, nel 2028, sarà avviata una valutazione dei risultati raggiunti, sulla base degli indicatori definiti, al fine di aggiornare e ridefinire le priorità strategiche per il triennio successive.

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