di Ivana Barberini
L’Italia è un Paese attraversato da profonde disuguaglianze economiche e sociali, dove le difficoltà delle famiglie finiscono per condizionare anche l’accesso alla salute. È quanto emerge dal Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes, che analizza le trasformazioni della società italiana attraverso sessanta schede dedicate all’economia, al lavoro, alle istituzioni e ai cambiamenti demografici e sociali.
Il Rapporto, intitolato “Un Paese dimezzato. Rigenerare lo spirito di comunità e il senso dello Stato”, descrive un’Italia che fatica a superare le proprie divisioni. Tra le questioni più preoccupanti c’è la crescente difficoltà di accedere alle prestazioni sanitarie, con una quota significativa di cittadini che, per contenere le spese, rinuncia a visite, controlli e trattamenti.
Secondo l’indagine, il 34,6% degli intervistati ha rinunciato ai controlli medici periodici, una percentuale in aumento rispetto al 27,2% del 2025. Anche le cure odontoiatriche sono sacrificate sempre più spesso, mentre le differenze territoriali e la condizione lavorativa incidono sulla possibilità di curarsi.
«I dati emersi dall’indagine dell’Eurispes descrivono l’evoluzione di una delle forme più preoccupanti di disuguaglianza, quella del mancato diritto alle cure per la salute, poiché incide direttamente sulla qualità e sull’aspettativa di vita delle persone, condizionando la loro capacità di realizzarsi pienamente in diversi ambiti dell’esistenza», commenta Susanna Fara, Vicepresidente e Responsabile Comunicazione della Fondazione Eurispes – Istituto di Studi Politici Economici e Sociali.
Rinuncia alle cure, i dati del Rapporto Eurispes 2026

L’indagine evidenzia un aumento delle rinunce alle prestazioni sanitarie per ragioni economiche. I controlli di prevenzione sono la voce più penalizzata, con il 34,6% degli intervistati che dichiara di avervi rinunciato nell’ultimo anno, contro il 27,2% del 2025. Un incremento di 7,4 punti percentuali.
Seguono le cure odontoiatriche, alle quali rinuncia il 32,1%, rispetto al 28,2% dell’anno precedente. Il 23,4% ha rinunciato a visite specialistiche e il 19,8% a terapie o interventi medici. Anche l’acquisto di medicinali risente delle difficoltà economiche, con una quota di rinunce del 15,7%, in aumento rispetto al 13,2% del 2025.
I cittadini tendono a salvaguardare le spese considerate più urgenti, come quelle per i farmaci, mentre rinviano più facilmente i controlli periodici. Una scelta comprensibile quando le risorse economiche sono limitate, che rischia però di avere conseguenze sulla salute, soprattutto gli accertamenti necessari per una diagnosi precoce.
Come osserva Susanna Fara, «Aggrava il quadro il fatto che la prevenzione risulta la prima a essere sacrificata: il costo di oggi, individuale e collettivo, viene così rinviato, e un risparmio di breve periodo rischia di trasformarsi in un fattore di ulteriore difficoltà».
La rinuncia alle cure è più frequente al Sud e nelle Isole
La possibilità di curarsi cambia sensibilmente a seconda del territorio in cui si vive. I dati dell’Eurispes mostrano un divario particolarmente marcato nella rinuncia all’acquisto dei medicinali, che interessa il 9,9% degli intervistati nel Centro Italia e il 12,9% nel Nord-Est, mentre raggiunge il 21,2% al Sud e il 24,1% nelle Isole. Le difficoltà riguardano anche le visite specialistiche e le terapie mediche, con percentuali generalmente più elevate nelle regioni meridionali. Il rapporto tra territorio e rinuncia alle cure presenta, comunque, alcune particolarità. Il Nord-Est, per esempio, registra la quota più alta di persone che hanno rinunciato ai controlli medici periodici, pari al 41,2%. Un dato che dimostra come le difficoltà di accesso alla prevenzione non siano circoscritte alle aree economicamente più fragili.
La rinuncia alle cure rilevata non si distribuisce a caso: ricalca le fragilità già presenti nella società e nei territori
Disoccupati e cassintegrati rinunciano più spesso alle prestazioni sanitarie
La condizione lavorativa è un altro elemento che incide sulla possibilità di sostenere le spese per la salute. Le percentuali più elevate di rinuncia riguardano, infatti, le persone in cerca di una nuova occupazione e i lavoratori in cassa integrazione. Tra chi cerca lavoro, il 58,6% ha rinunciato ai controlli medici di prevenzione e il 52,6% alle cure odontoiatriche. Percentuali altrettanto elevate si registrano tra i cassintegrati, con il 57,6% che ha rinunciato ai controlli periodici e il 45,5% alle cure dentistiche. In quest’ultima categoria, inoltre, il 39,4% ha rinunciato all’acquisto di medicinali.
Sono dati che mostrano quanto la perdita o la riduzione del reddito possa incidere direttamente sulle decisioni sanitarie. Quando il bilancio familiare è già compromesso, anche prestazioni importanti per la salute possono essere rinviate o eliminate dalle spese.
Una famiglia su quattro ha difficoltà a sostenere le spese mediche
Le rinunce alle cure si inseriscono in una situazione economica che il Rapporto descrive come caratterizzata da una vulnerabilità ormai diffusa. Il 75,6% delle famiglie non riesce a mettere denaro da parte e il 62,1% arriva alla fine del mese con difficoltà. Inoltre, il 33,1% è costretto ad attingere ai risparmi accumulati in passato.
In particolare, il 25,5% degli intervistati dichiara difficoltà nel sostenere le spese mediche. Anche in questo caso le differenze territoriali sono rilevanti. Nel Mezzogiorno la quota raggiunge in media il 31%, mentre nel Centro Italia si attesta al 28,6%. Le percentuali scendono al 20,6% nel Nord-Ovest e al 19,4% nel Nord-Est.
La pressione sui bilanci familiari riguarda anche il costo delle prestazioni e dei prodotti sanitari. Il 68,8% degli intervistati segnala rincari per spese come ticket e medicinali.
Un contratto sociale che si spezza
L’analisi richiama i princìpi su cui è nato il Servizio sanitario nazionale nel 1978, quando l’Italia ha scelto di garantire l’assistenza sanitaria come diritto universale. Secondo Eurispes, oggi questa promessa è messa in difficoltà dal sottofinanziamento del sistema pubblico, dalle lunghe liste d’attesa, dalla carenza di personale e dall’indebolimento dell’assistenza territoriale.
Il rischio è che la possibilità di accedere tempestivamente alle cure dipenda sempre di più dalle risorse economiche individuali. Chi può permetterselo si rivolge alla sanità privata, mentre chi non dispone di redditi sufficienti è costretto ad aspettare o, nei casi peggiori, a rinunciare.
«Il diritto alla salute è riconosciuto dalla nostra Costituzione ed è inteso non solo come assenza di malattia, ma come condizione complessiva di benessere fisico, psichico e sociale. Riveste dunque una doppia valenza come diritto soggettivo inalienabile della persona e interesse collettivo la cui tutela è necessaria per garantire il benessere generale e la coesione sociale», ricorda Susanna Fara.
La rinuncia alle prestazioni sanitarie assume quindi una dimensione che supera la difficoltà economica della singola famiglia. Il mancato accesso alla prevenzione e alle cure può aggravare le condizioni di salute e aumentare, nel tempo, il bisogno di assistenza.
«Emerge una tendenza da osservare nel tempo che investe la tenuta stessa dei dispositivi di welfare e la loro capacità di assorbire gli effetti sociali di una congiuntura economica difficile e prolungata. Monitorare questi comportamenti è la premessa per orientare politiche sanitarie e sociali in grado di raggiungere i gruppi più esposti, prima che la rinuncia da eccezione diventi regola».




