Educatori professionali a Congresso nazionale: «Più tutele e riconoscimento delle competenze»

Rafforzare il riconoscimento sociale e istituzionale degli Educatori professionali, tutelarne le competenze e migliorare le condizioni di lavoro. Sono alcune delle richieste emerse dal 2° Congresso nazionale degli Educatori professionali, dal titolo «L’educazione professionale tra formazione, ricerca e pratica nei servizi», che si è svolto a Roma il 30 e 31 ottobre 2026.

L’iniziativa ha riunito professionisti, docenti universitari, studenti e rappresentanti degli Ordini da tutta Italia, per discutere il ruolo della professione nei servizi sociali, sanitari, socio-sanitari e penitenziari. Al centro dei lavori, il rapporto tra formazione e ricerca, l’evoluzione delle competenze e la tutela dei diritti delle persone fragili.

Riconoscimento professionale e sicurezza sul lavoro

Nel suo intervento inaugurale, Maria Rita Venturini, presidente della Commissione di albo nazionale degli Educatori professionali, ha richiamato le responsabilità e le difficoltà che caratterizzano il lavoro quotidiano della categoria, sottolineando la necessità di un riconoscimento più adeguato.

L’educazione professionale non è buon senso relazionale: è scienza, metodo, riabilitazione e responsabilità etica codificata

«Quella dell’Educatore professionale è una professione straordinaria che sconta ancora un riconoscimento sociale e istituzionale non adeguato. Eppure siamo sul fronte ogni giorno, affrontando situazioni complesse e un carico emotivo impegnativo: tra le professioni sanitarie e socio-sanitarie, dopo quella degli infermieri, siamo quella con più infortuni denunciati all’INAIL», ha dichiarato.

Venturini ha inoltre contestato la distinzione tra ambito socio-sanitario e socio-pedagogico, definendola una «divisione artificiosa e frammentante» che, secondo la Commissione, rischia di disorientare i servizi e penalizzare i cittadini. Nel dibattito sulla revisione dei profili sanitari, ha ribadito la necessità di tutelare le competenze specifiche della professione: «L’educazione professionale non è buon senso relazionale: è scienza, metodo, riabilitazione e responsabilità etica codificata».

Formazione, competenze e rappresentanza nelle sedi decisionali

Al Congresso è intervenuto anche Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, che ha richiamato l’importanza di rafforzare la rappresentanza delle professioni nelle sedi decisionali, anche in vista dei decreti delegati alla riforma delle professioni sanitarie.

La Commissione contesta la separazione tra ambito socio-sanitario e socio-pedagogico della professione

«Con i decreti delegati alla Riforma delle professioni sanitarie si parlerà di competenze e di profili che hanno ormai oltre trent’anni, e ogni professione dovrà dire la propria», ha affermato. Catania ha inoltre indicato la necessità di superare il limite delle lauree triennali attraverso percorsi magistrali a indirizzo clinico e di affrontare le disparità economiche rispetto ad altre professioni.

Il programma scientifico ha approfondito i modelli europei di educazione sociale, il raccordo tra università e servizi e la stima del fabbisogno formativo e occupazionale. I laboratori hanno affrontato temi come case management, libera professione, intelligenza artificiale, aggressioni agli operatori e attuazione del D.Lgs. 62/2024 sulla disabilità.

La seconda giornata ha dato spazio alle esperienze professionali e alla premiazione dei poster scientifici. Il primo premio è stato assegnato a un lavoro sul gruppo come sostegno alla genitorialità di padri detenuti con disturbo da uso di sostanze.

A conclusione del Congresso, l’Assemblea congiunta con i presidenti e i delegati delle Commissioni di albo territoriali ha ribadito l’impegno a rafforzare la presenza degli Educatori professionali nelle sedi di programmazione sanitaria e sociale e ad affrontare la questione del personale negli elenchi speciali a esaurimento.

Può interessarti