«Dietro ad ogni trattamento appropriato c’è un farmacista ospedaliero. Dietro ad ogni soluzione a problemi legati al farmaco c’è una farmacia ospedaliera. Questo in ogni centro di cura europeo»: l’ha affermato Nenad Miljković, Presidente della European Association of Hospital Pharmacist aprendo il 30° Congresso dell’EAHP a Barcellona. La centralità di questa professione, troppo spesso “invisibile” allo sguardo dei pazienti (e infatti una sessione dell’evento era dedicata a “come rendere più evidente ciò che fa il farmacista ospedaliero all’occhio dei cittadini”) è orgogliosamente sottolineata in questo convegno europeo a cui stanno partecipando migliaia di professionisti provenienti da tutto il mondo, Australia e Giappone compresi. Un evento in cui la componente italiana è particolarmente visibile, anche grazie alla presentazione di ben quaranta poster approvati dal Comitato Scientifico congressuale.
Carenze di medicinali e device, budget ridotti, terapie con costi ormai superiori al milione di euro, cronicità e terza (e quarta) età con sempre nuovi e maggiori bisogni, pesanti disparità territoriali: i sistemi sanitari sono fortemente sotto pressione e la necessità di governare le nuove criticità bussa forte alla porta di ogni professione coinvolta. Quello che conta – hanno precisato il Presidente del Congresso, Thomas De Rijdt, e Kathleen Vangronsvelt, Psicologa delle organizzazioni e Speaker della lectio magistralis che ha aperto l’evento di Barcellona – è che per gestire centri ospedalieri che operano in contesti sanitari sempre più complessi si punti sul lavoro in team (come sottolineato dal titolo del Congresso) e sulla capacità di una efficace leadership organizzativa. Questi sono i due caposaldi di una organizzazione sanitaria capace di inoltrarsi in un futuro in cui tutto sembra mutare.
«Dietro ad ogni trattamento appropriato c’è un farmacista ospedaliero. Dietro ad ogni soluzione a problemi legati al farmaco c’è una farmacia ospedaliera»
Uno dei grandi protagonisti del congresso EAHP è il quesito che riguarda uno dei motivi stessi del cambiamento in atto: come le nuove tecnologie (intelligenza artificiale, automazione delle farmacie ospedaliere, soluzioni hi-tech in ambito di dispositivi medici, ecc.) devono essere governate per assicurare il miglioramento effettivo di sistema? «Ciò che è risultato evidente durante queste prima giornate», puntualizza Chiara Lamesta, Rappresentante SIFO che in EAHP è Coordinatrice dei Giovani professionisti, oltre che essere Componente del Comitato Scientifico del Congresso di Barcellona, «è che l’innovazione tecnologica ci pone un problema di governance. La nostra professione, come tutte le altre in ambito sanitario, non può essere succube dello sviluppo tecnologico, ma deve dotarsi di un pensiero critico capace di divenire pensiero valutativo e validativo di strumenti, processi, organizzazioni e analisi dei dati». Prendiamo ad esempio l’intelligenza artificiale, che a EAHP è stata una delle grandi protagoniste, come dimostrato anche dell’Area poster, con decine di presentazioni dedicate al contributo che questi sistemi avanzati possono offrire in vari ambiti operativi della farmacia ospedaliera. Come gestire un’innovazione così pervasiva e potente, evitando di rimanerne schiacciati professionalmente? Risponde Lamesta: «Proprio nei confronti dell’AI risulta chiaro che il farmacista ospedaliero deve dotarsi di strumenti e competenze per combinare l’avanzamento tecnologico con l’umanizzazione delle cure. Crediamo non sia possibile sfuggire alla sfida della competenza nei confronti dell’intelligenza artificiale».
«Il farmacista ospedaliero deve dotarsi di strumenti e competenze per combinare l’avanzamento tecnologico con l’umanizzazione delle cure»
E qui, inevitabilmente, risulta cruciale comprendere il ruolo che i più giovani farmacisti ospedalieri possono interpretare. Sono loro, infatti, oggi e domani gli interpreti di questo vertiginoso sviluppo. Proprio a questo tema era dedicata una delle sessioni centrali delle giornate iniziali dell’appuntamento di Barcellona, “Farmacia tecnologicamente avanzata: opportunità e sfide per i giovani professionisti”. «Uno degli snodi cruciali che abbiamo condiviso a Barcellona è l’evidenza che abbiamo bisogno di formazione effettiva, concreta e continua», conclude Chiara Lamesta, «Stiamo parlando della necessità di godere di un training che parte dall’università, prosegue nel post-laurea e continua poi nella pratica di ogni giorno. Una formazione che non si riduce evidentemente alla conoscenza statica delle risorse tecnologiche disponibili, ma che si riflette nelle competenze acquisite e messe a disposizione dei servizi sanitari e dei pazienti».



