Cuore e rene sono strettamente interconnessi: la malattia renale cronica aumenta il rischio cardiovascolare, mentre le patologie cardiovascolari possono contribuire alla progressione del danno renale. Le nuove linee guida della European Society of Cardiology rafforzano questa visione integrata, richiamando l’attenzione sulla salute renale nella valutazione del rischio cardiovascolare.
In questo scenario, il rapporto albumina-creatinina urinaria (uACR) rappresenta uno strumento importante per intercettare precocemente il rischio cardio-renale. Ma perché possa contribuire davvero alla diagnosi precoce e alla prevenzione, è necessario che il test sia accessibile e che modalità di esecuzione e interpretazione siano condivise e standardizzate. Di questo parliamo con Alberto Dolci, direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano e professore associato di Biochimica Clinica all’Università degli Studi di Milano.






