Bambini e ambiente, l’allarme della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA): «La salute si costruisce prima della nascita»

«Il destino biologico e psicologico delle nuove generazioni si gioca prima ancora della nascita»: intervista ad Alessandro Miani, presidente SIMA

Aria inquinata, alimentazione, sostanze chimiche e persino le condizioni sociali influenzano in modo decisivo lo sviluppo dei bambini, lasciando tracce che iniziano già nel grembo materno. È l’epigenetica a dimostrarlo: i fattori ambientali non modificano il DNA, ma ne condizionano l’attività e possono determinare il rischio di malattie croniche nel corso della vita.

Un tema essenziale, che però riceve ancora poca attenzione da parte della politica e delle istituzioni e che sarà protagonista di una Conferenza internazionale di medicina ambientale (organizzata dalla SIMA in collaborazione con l’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti e della casa editrice scientifica Mdpi) dedicato all’epigenetica che si terrà a Chieti il 20 e 21 novembre.

Tra i relatori, Alessandro Miani, presidente SIMA, che abbiamo intervistato a TrendSanità per capire meglio quanto l’ambiente in cui viviamo incida sul futuro dei più piccoli.

L’epigenetica ci dice che l’ambiente lascia segni sul nostro DNA: in che modo questo avviene nei bambini ma anche negli adulti?

«L’epigenetica riguarda i meccanismi che regolano l’attività dei geni senza modificare la sequenza del DNA. I processi principali sono la metilazione del DNA, le modifiche istoniche e l’azione degli RNA non codificanti. Nei bambini, soprattutto durante la gravidanza e la prima infanzia, l’epigenoma è particolarmente sensibile: inquinanti atmosferici, alimentazione materna e stress psicosociale possono lasciare segni stabili e influenzare lo sviluppo di cervello, sistema immunitario e metabolismo. È stato dimostrato, ad esempio, che lo stress prenatale modifica la metilazione di geni che regolano l’asse dello stress, aumentando il rischio di disturbi d’ansia e depressione.

Negli adulti la plasticità epigenetica è minore, ma rimane: dieta mediterranea, attività fisica, riduzione del fumo e minore esposizione a inquinanti possono modulare positivamente l’“età epigenetica”, con benefici sulla salute e sulla prevenzione di malattie croniche».

Quali sono oggi le principali esposizioni ambientali (inquinamento, sostanze chimiche, stress sociale) che incidono sulla salute infantile?

«In Italia i principali fattori di esposizione sono l’inquinamento atmosferico, con livelli di polveri sottili (PM₂.₅ e PM₁₀), biossido di azoto (NO₂) e ozono (O₃) ancora superiori ai valori guida OMS in molte aree urbane, in particolare nella Pianura Padana. Seguono gli inquinanti chimici persistenti, tra cui pesticidi e sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), con casi documentati di contaminazione delle acque in Veneto che hanno richiesto interventi urgenti di sanità pubblica.

Anche l’ambiente indoor nei bambini ha un impatto forte dato il tempo trascorso in casa e a scuola: muffe, umidità, scarsa ventilazione, materiali da costruzione e allergeni contribuiscono a malattie respiratorie e allergiche. Non manca poi lo stress psicosociale, legato a disuguaglianze e precarietà socioeconomica, che può modificare l’epigenoma e aumentare il rischio di disturbi cognitivi e comportamentali. Questi fattori agiscono insieme, generando un “exposome” complesso che condiziona salute e sviluppo fin dalle prime fasi della vita».

A che punto siamo in Italia sul fronte della salute infantile e quali dati ci preoccupano di più?

«Alcuni indicatori recenti destano particolare attenzione. Partiamo dalla natalità: nel 2024 sono nati circa 370.000 bambini, con un tasso di fecondità di 1,18 figli per donna, il più basso della storia italiana. C’è poi sovrappeso e obesità: la sorveglianza nazionale “OKkio alla Salute 2023” ha rilevato che il 19,0% dei bambini in terza primaria è sovrappeso e il 9,8% obeso, con un 2,6% di obesità severa.

Seguono i disturbi del neurosviluppo, in cui la prevalenza dei disturbi dello spettro autistico in Italia è stimata intorno a 1 bambino ogni 77 nella fascia 7–9 anni, pari all’1,3% circa. Studi recenti indicano che l’incidenza di tutte le condizioni dello spettro è in aumento, con una parte attribuibile a fattori epigenetici e ambientali, come esposizioni prenatali a inquinanti e stress.

Anche la qualità dell’aria ha un impatto importante, poiché il particolato fine e l’ozono restano ai primi posti tra i fattori di rischio ambientali per i bambini, soprattutto in relazione a malattie respiratorie e cardiovascolari. Senza dimenticare poi la salute mentale negli adolescenti che, dopo la pandemia, registra un peggioramento del benessere psicologico, con aumento di ansia, depressione e disturbi del sonno.

Infine, l’oncologia pediatrica. Il cancro è oggi la prima causa di morte per malattia in età pediatrica. In Italia l’incidenza è di circa 176 nuovi casi ogni milione di bambini e adolescenti (0–14 anni), leggermente superiore alla media europea. Nei lattanti sotto 1 anno di età, i tumori rappresentano circa il 20% di tutte le morti per malattia, con un tasso anch’esso più elevato rispetto alla media UE».

Quanto contano dieta e stili di vita sani per “proteggere” l’epigenoma dei più piccoli?

«La dieta e lo stile di vita sono determinanti. L’adesione alla dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio d’oliva, si associa a una migliore regolazione epigenetica e a una minore incidenza di obesità e malattie croniche. Nutrienti come folati, vitamine del gruppo B e polifenoli agiscono come “epinutrienti”, capaci di influenzare direttamente la metilazione del DNA e proteggere lo sviluppo del sistema immunitario e nervoso. L’attività fisica regolare, l’assenza di fumo e alcol, il sonno di qualità e il contatto con la natura contribuiscono a modulare positivamente l’epigenoma. Nei bambini queste abitudini hanno un impatto particolarmente forte, perché si innestano in un periodo di grande plasticità biologica».

Perché i primi 1.000 giorni di vita sono così determinanti?

«I primi 1.000 giorni, dal concepimento ai due anni di vita, rappresentano la finestra critica per la formazione degli organi, lo sviluppo cerebrale, la maturazione del sistema immunitario e la colonizzazione del microbiota intestinale. In questo arco di tempo, l’epigenoma è estremamente plastico: la nutrizione materna, l’allattamento, la qualità dell’aria, l’esposizione a inquinanti e le cure genitoriali lasciano tracce profonde sul rischio futuro di malattie.

È stato dimostrato che un ambiente sano nei primi 1.000 giorni riduce l’incidenza di obesità, diabete, disturbi cognitivi e malattie cardiovascolari, con benefici duraturi per tutta la vita

Investire in questa fase è una delle strategie di prevenzione più efficaci anche in termini economici».

Che cosa dovrebbero fare le istituzioni per tradurre la ricerca scientifica in misure concrete di prevenzione e quali messaggi dovrebbero arrivare con più forza all’opinione pubblica?

«È necessario un piano integrato di prevenzione che agisca su più livelli:

  • Qualità dell’aria: portare i limiti nazionali agli standard OMS 2021 e intensificare le misure di riduzione delle emissioni da traffico e riscaldamento domestico, con monitoraggi specifici intorno a scuole e asili.
  • Controllo delle sostanze chimiche: stabilire limiti più stringenti per PFAS e interferenti endocrini, accelerando le bonifiche nei siti contaminati e garantendo la sicurezza delle acque potabili.
  • Primi 1.000 giorni: integrare un pacchetto di interventi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), comprendente counselling nutrizionale, sostegno psicologico in gravidanza, promozione dell’allattamento, accesso a spazi verdi e qualità dell’aria indoor.
  • Promozione nelle scuole: inserire programmi permanenti di educazione alimentare, attività fisica quotidiana e riduzione della sedentarietà e dell’uso degli schermi.
  • Messaggi da trasmettere alla popolazione: “respirare aria pulita è prevenzione pediatrica”, “i primi 1.000 giorni contano più di tutti”, “la dieta mediterranea è un farmaco naturale per l’epigenoma”, “un ambiente sano, dentro e fuori casa, significa bambini più sani”».

Quali sono, secondo lei, le priorità per proteggere la salute delle nuove generazioni?

«Le priorità sono sei:

  1. Ridurre in tempi rapidi l’inquinamento atmosferico da PM₂.₅, NO₂ e ozono, trasformando le città in ambienti più vivibili attraverso mobilità sostenibile, zone a basse emissioni e maggiore verde urbano.
  2. Gestire gli inquinanti persistenti come i PFAS, con controlli più severi, sorveglianza sanitaria e bonifiche ambientali.
  3. Rendere operativo e stabile un piano nazionale per i primi 1.000 giorni, inserendolo nei programmi di prevenzione sanitaria nazionali e regionali.
  4. Contrastare obesità e sovrappeso infantile con politiche scolastiche, mense sane, sport quotidiano e ambienti urbani favorevoli all’attività fisica.
  5. Rafforzare la salute mentale dei bambini e adolescenti, introducendo psicologi scolastici e programmi di prevenzione delle fragilità psicosociali.
  6. Educare famiglie e comunità a riconoscere il ruolo dell’ambiente come determinante di salute, attraverso campagne nazionali chiare e continue.

Sono azioni decisive per proteggere la salute fisica e mentale delle nuove generazioni, ridurre l’incidenza di malattie croniche e garantire un futuro più sano ed equo».

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Ivana Barberini
Giornalista specializzata in ambito medico-sanitario, alimentazione e salute