Investire nella dirigenza delle professioni sanitarie è una scelta considerata ormai necessaria per garantire qualità, sostenibilità e capacità di innovazione al Servizio sanitario nazionale. È il messaggio rilanciato dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp) nel corso di un evento tenutosi al Senato della Repubblica, che ha riunito istituzioni, accademia e professionisti.
Al centro del confronto un dato che evidenzia un forte squilibrio strutturale: circa 1,7 dirigenti delle professioni sanitarie ogni 1.000 professionisti, a fronte di modelli europei molto più consolidati. Un divario che, secondo la Federazione, si riflette in modo diretto sulla capacità dei sistemi regionali di programmare, coordinare e innovare i modelli organizzativi.
Rafforzare la dirigenza sanitaria migliora governance e tenuta del SSN
A supporto della rilevanza del tema, il Report 2024 del Sistema di valutazione della performance dei sistemi sanitari regionali della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa evidenzia come i territori con una rete dirigenziale più strutturata registrino migliori esiti di salute e maggiore efficienza nell’erogazione dei servizi.
«Rafforzare la dirigenza delle professioni sanitarie significa dotare il sistema di una capacità di programmazione più solida, rendendolo più rapido ed efficiente nel rispondere ai bisogni di salute dei cittadini. È su questa capacità organizzativa che si gioca oggi una parte decisiva della tenuta dell’intero Sistema salute», ha dichiarato il presidente della Fno Tsrm e Pstrp Diego Catania.
Tre direttrici per il rafforzamento del sistema
La Federazione individua tre assi principali di intervento. Il primo riguarda lo sviluppo strutturale della dirigenza, con la richiesta di piena attuazione del quadro normativo esistente e l’istituzione dei Dipartimenti delle professioni sanitarie integrati nelle direzioni strategiche aziendali, considerati fondamentali per migliorare integrazione e utilizzo delle risorse.
Il secondo asse riguarda il riconoscimento contrattuale, con l’adeguamento delle condizioni economiche e normative, incluso il tema dell’indennità di esclusività, ritenuta necessaria per garantire equità tra le dirigenze e favorire la stabilità dei professionisti nel sistema pubblico.
Il divario europeo impone più competenze e riconoscimento dirigenziale
Il terzo ambito è lo sviluppo delle competenze e della leadership, attraverso un modello articolato su più livelli di crescita professionale e su 11 domini di competenza, costruiti con metodologia Delphi, per rafforzare il governo dei processi assistenziali e organizzativi.
Esperienze e nuovi ruoli organizzativi
Nel corso dell’evento sono state presentate esperienze che evidenziano il contributo della dirigenza anche nei ruoli di direzione socio-sanitaria e nella prevenzione, ambiti in cui il coordinamento delle attività assume un ruolo sempre più centrale nella gestione della complessità dei bisogni di salute.
La Federazione ha infine ribadito la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per tradurre le proposte in interventi normativi e contrattuali, nella convinzione che il rafforzamento della dirigenza rappresenti una condizione chiave per la tenuta e l’evoluzione del Servizio sanitario nazionale.




