di Ivana Barberini
Chi deve assumere più farmaci ogni giorno lo sa bene: orari diversi, dosaggi da ricordare, compresse da non confondere. Per rendere tutto questo più semplice (e più sicuro), il farmacista può preparare confezioni personalizzate con i medicinali che il paziente ha già acquistato, organizzate in base alla sua terapia. È un servizio che esiste già, ma finora è offerto in modo diverso da una regione all’altra.
Il decreto firmato l’11 settembre dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato approva le Linee di indirizzo nazionali per l’accesso personalizzato ai farmaci nelle farmacie territoriali. Il testo fissa standard minimi uguali per tutti e un quadro unico di riferimento, lasciando alle Regioni le proprie competenze e i propri modelli organizzativi.

Se ne è parlato il 24 settembre 2026 all’Auditorium Cosimo Piccinno del Ministero della Salute, a Roma, durante l’incontro “Una terapia personalizzata per una cura più efficace”. L’obiettivo è spiegare cosa prevede il decreto, come si è arrivati alla sua definizione e che cosa cambierà per i pazienti, in particolare cronici e fragili, e per chi se ne prende cura.
«La cronicità assorbe l’80% del Fondo sanitario nazionale», spiega il sottosegretario alla Salute on. Marcello Gemmato. «Da un lato abbiamo un’aspettativa di vita di 84,1 anni, dall’altro c’è la denatalità. Per questo abbiamo bisogno di nuovi modelli organizzativi e di migliorare le performance del Servizio sanitario nazionale. Gli ultraottantenni assumono tra i 10 e i 15 farmaci al giorno. È un dato che racconta anche una difficoltà nell’aderenza terapeutica. L’anziano fragile, che vive a casa con una badante, con scarsi legami familiari e sociali, si trova davanti 15 scatole di farmaci e deve districarsi da solo. Se il cittadino aderisce meglio alla terapia e non finisce in ospedale, anche il SSN risparmia.
Il farmacista è custode, insieme al medico, dell’aderenza terapeutica
Con le nuove linee guida abbiamo reso omogenea una pratica che, come purtroppo accade spesso in Italia, vedeva le regioni andare a velocità diverse. Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia si erano già mosse, altre no, ma il SSN pubblico è uno solo e dobbiamo difenderne l’universalismo».
Come funziona il servizio
Il servizio è attivato su richiesta del paziente e il farmacista lo svolge in collaborazione con il medico di famiglia o il pediatra. Lo scopo è aiutare le persone a seguire correttamente la terapia e ridurre il rischio di errori o di interazioni tra farmaci. La preparazione deve rispettare le norme di buona preparazione della Farmacopea ufficiale, con attenzione all’igiene, alla sicurezza e alla conservazione. Ogni passaggio deve essere tracciabile e controllato, così da garantire l’integrità dei medicinali e poter sempre risalire al lotto d’origine, un’informazione che resta a disposizione del paziente.
«Per me è già innovativo tutto il tema del deblistering che, come Direzione, abbiamo seguito passo dopo passo», interviene Gabriella Guasticchi, Direttore generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico. Poi aggiunge che «per governare il fabbisogno di dispositivi e farmaci si deve partire dagli strumenti di cui disponiamo e dai bisogni clinici primari, appoggiandosi sul Programma nazionale esiti. Allo stesso tempo dobbiamo valutare una serie di indicatori, come incidenza, prevalenza, tassi di ospedalizzazione e impatto economico e sociale. Mettendo insieme tutti questi elementi possiamo avere un sistema fortemente predittivo rispetto ai bisogni e quindi orientare l’offerta dove ce n’è più bisogno».
Non un galenico, ma un confezionamento su misura
Sul funzionamento del servizio nello specifico, interviene Paola Minghetti, Presidente della Società Italiana Farmacisti Preparatori. «Personalmente il termine deblistering non mi piace, preferisco guardare al lato positivo. Noi creiamo un confezionamento personalizzato. Non si tratta di un preparato galenico, perché il farmacista non manipola in alcun modo la forma farmaceutica, interviene sul confezionamento. L’idea, però, è attenersi alle norme di buona preparazione per tutelare al massimo il paziente. È importante da una parte garantire l’accesso a questo servizio, dall’altra tutelare la sicurezza dei pazienti. È questo lo spirito che ha mosso il gruppo di lavoro. Quanto alla tracciabilità del medicinale, nelle linee guida è indicata tutta la documentazione da conservare e come conservarla, per garantire la tracciabilità fino all’ultima dose».
Ognuno ha la sua responsabilità, ma la collaborazione con il medico curante deve essere garantita per tutto il percorso
Il meccanismo non è complesso, spiega Minghetti. «Il paziente affida i farmaci prescritti dal medico curante al farmacista con una lettera di incarico, che contiene il consenso, lo schema terapeutico e una serie di informazioni. Da quel momento il farmacista valuta la fattibilità dal punto di vista tecnico-professionale e si assume la responsabilità della corretta conservazione di un prodotto che fino a un minuto prima era del paziente. Dopo l’allestimento del confezionamento personalizzato, c’è la consegna dei farmaci e le informazioni al paziente. In caso di dubbio, il farmacista deve confrontarsi con il medico per essere sicuro che lo schema terapeutico sia corretto.
La cura si sposta sul territorio
Il servizio in farmacia è solo uno dei tasselli di un cambiamento più ampio, che coinvolge tutte le professioni sanitarie. Lo ha ricordato Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM E PSTRP) che a TrendSanità dichiara che «la personalizzazione delle cure richiede il contributo di tutti i professionisti sanitari, ciascuno per le proprie competenze e con le proprie responsabilità che sono chiamati a lavorare in modo integrato e a utilizzare tutte le opportunità, le tecnologie e i presidi che il sistema mette a disposizione.
Una trasformazione che sta cambiando il concetto di presa in carico. I professionisti sanitari sono sempre più presenti sul territorio, accanto alle persone, nei contesti di vita quotidiana e non soltanto nei luoghi tradizionali della cura. Le farmacie, per esempio, sono diventate, in molte realtà, importanti presidi di prossimità, soprattutto nelle aree interne e nei territori dove l’accesso ai servizi può essere più difficile. È proprio questa rete, fatta di competenze diverse e di professionisti che collaborano, che può rendere concreta la personalizzazione delle cure».




