Il 95% delle gare pubbliche analizzate per l’acquisto di dispositivi medici prevede almeno un requisito di sostenibilità e la parità di genere è il requisito più diffuso, presente nel 74% delle gare. La diffusione dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) resta tuttavia disomogenea, con procedure che includono da zero a 13 criteri differenti. È quanto emerge dalla survey del Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici, che ha mappato 105 gare svolte in tutta Italia tra il 2025 e il primo semestre del 2026.
I risultati sono stati presentati il 15 ottobre a Bari, durante l’evento «Green Procurement in Sanità: criteri e percorsi condivisi per generare valore sostenibile», nell’ambito del 1° Convegno nazionale FARE.
Criteri ambientali e sociali più diffusi, la governance resta indietro
Nel complesso, i criteri ambientali compaiono nell’85% delle gare, quelli sociali nel 78%, mentre solo il 13% include almeno un criterio di governance.
Anche la tipologia e il numero dei requisiti variano sensibilmente tra le procedure. Gli aspetti ambientali riguardano, tra gli altri, il packaging, la gestione dei rifiuti, il trasporto e le certificazioni. I requisiti obbligatori si concentrano soprattutto sulle caratteristiche dei prodotti e sulla gestione dei rifiuti, mentre gli aspetti sociali e di governance sono generalmente introdotti come criteri premiali.
I criteri ambientali sono presenti nell’85% delle procedure, quelli sociali nel 78% e quelli di governance nel 13%
Secondo Alessia Lupi, special advisor sostenibilità, etica e sociale di Confindustria Dispositivi Medici, la frammentazione delle procedure determina per le imprese una maggiore complessità amministrativa e un aumento degli oneri documentali e certificativi, senza garantire sempre benefici ambientali e sociali misurabili. La mancanza di uniformità può inoltre rendere più difficile orientare gli investimenti industriali verso l’innovazione sostenibile.
«Non basta inserire criteri ESG nelle gare: occorre che siano omogenei, verificabili e coerenti con la specificità di un settore che comprende oltre 2 milioni di tecnologie sul mercato europeo», ha dichiarato Lupi.
Acquisti sostenibili, servono regole uniformi e verificabili
Per Confindustria Dispositivi Medici, lo sviluppo del green procurement sanitario deve accompagnare l’evoluzione della normativa europea sulla sostenibilità, evitando di introdurre obblighi non coerenti con i tempi di adeguamento previsti e con le condizioni effettive del mercato.
Confindustria Dispositivi Medici propone 10 raccomandazioni per rendere i criteri ESG più omogenei, verificabili e coerenti con la normativa europea
Il tema assume particolare rilevanza per il settore dei dispositivi medici, già sottoposto a un quadro regolatorio specifico, definito anche dai regolamenti europei MDR e IVDR, nel quale sicurezza, efficacia clinica e qualità delle prestazioni restano requisiti imprescindibili.
«La sostenibilità deve generare valore per i pazienti, i professionisti sanitari, le strutture e le imprese che investono in innovazione», ha sottolineato Lupi, richiamando la necessità di responsabilità condivise, competenze, regole chiare e dialogo continuo tra tutti gli attori del sistema.
Le 10 raccomandazioni per il green procurement sanitario
Per favorire un’applicazione concreta e verificabile dei criteri di sostenibilità, Confindustria Dispositivi Medici ha elaborato 10 raccomandazioni rivolte al sistema degli acquisti sanitari:
- Promuovere il dialogo con il mercato, attraverso un confronto strutturato prima di introdurre i criteri ESG.
- Riconoscere il principio di equivalenza tra certificazioni e rating differenti, quando basati su requisiti comparabili.
- Definire criteri ESG chiari e verificabili, fondati su evidenze scientifiche e standard tecnici riconosciuti.
- Rafforzare la programmazione strategica, partendo dai fabbisogni reali e da una logica value-based.
- Valorizzare le specificità dell’economia circolare, considerando reprocessing e refurbishment nel rispetto dei regolamenti MDR e IVDR, anziché ricorrere a un generico concetto di riuso.
- Utilizzare la Life Cycle Assessment (LCA) come strumento di miglioramento interno alle aziende, non come criterio comparativo di gara.
- Introdurre i criteri con gradualità, in modo proporzionato alla maturità del mercato e al quadro normativo.
- Monitorare e aggiornare i criteri nel tempo, adottando un approccio value-based orientato agli esiti.
- Sostenere l’elaborazione di Linee guida nazionali, per favorire un procurement sostenibile omogeneo sul territorio.
- Investire nella formazione continua, sviluppando le competenze ESG di chi programma e gestisce gli acquisti.
Le raccomandazioni puntano a favorire procedure più coerenti tra enti e centrali di committenza, con requisiti proporzionati, confrontabili e applicabili alle specificità dei dispositivi medici.
Il documento integrale è disponibile sul sito di Confindustria Dispositivi Medici.




