Competenze avanzate in Scienze Infermieristiche

Prosegue l'approfondimento di TrendSanità sulla riforma della formazione infermieristica. Con Elisa Ambrosi (Università di Verona) analizziamo il percorso rinnovato della Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche per lo sviluppo di competenze manageriali, formative, assistenziali, di ricerca

I bisogni di salute dei cittadini sono profondamente mutati: questo richiede risposte sempre più articolate, specifiche, interdisciplinari in tutti gli ambiti di cura, dalle strutture al territorio.

Per garantire una risposta competente e allineare l’Italia agli standard europei e internazionali, è stato realizzato – fortemente voluto dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) – un percorso di riforma della formazione post-base per gli infermieri che ha portato all’attivazione di tre percorsi di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche Specialistiche – Cure Primarie e Infermieristica di Famiglia e Comunità, Cure Intensive e nell’Emergenza, Cure Neonatali e Pediatriche – e alla “rivisitazione” del già consolidato percorso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche per lo sviluppo di competenze manageriali, formative, assistenziali, di ricerca. In uno scenario mutevole e in continua evoluzione del sistema salute quali e come le competenze avanzate negli ambiti citati vanno sviluppate?

Ne abbiamo parlato con Elisa Ambrosi, Professoressa Associata di Scienze Infermieristiche dell’Università di Verona.

Perché oggi il Servizio sanitario ha bisogno di infermieri con competenze avanzate in ambito assistenziale, manageriale, formativo e di ricerca?

«Il Servizio sanitario ha bisogno di professionisti capaci di affrontare bisogni di salute sempre più complessi. L’invecchiamento, la cronicità, la fragilità sociale e la non autosufficienza richiedono percorsi personalizzati e continui, nei quali ospedale, territorio, domicilio e servizi sociali siano realmente collegati.

Elisa Ambrosi

La competenza avanzata non consiste semplicemente nel possedere maggiori conoscenze, ma nel saperle integrare per analizzare i bisogni, assumere decisioni responsabili, progettare interventi e valutarne gli esiti. In ambito assistenziale significa gestire situazioni complesse e promuovere qualità, sicurezza, appropriatezza e umanizzazione delle cure. In ambito manageriale significa contribuire alla programmazione dei servizi, alla valorizzazione delle risorse e al miglioramento dei processi.

La formazione e la ricerca sono altrettanto importanti. Una professione che vuole evolvere deve saper formare nuovi professionisti, sostenere l’apprendimento continuo e interrogare criticamente la propria pratica. La ricerca permette di trasformare i problemi assistenziali in conoscenze e di trasferire le evidenze nei contesti reali. Questi professionisti non sono quindi lontani dall’assistenza: sono chiamati a renderla più solida, innovativa e capace di rispondere ai cambiamenti della società».

Professoressa Ambrosi, che cosa offrirà questo percorso ai professionisti che si sono iscritti?

«Offrirà una visione più ampia e consapevole della professione, integrando dimensione assistenziale, organizzativa, formativa e scientifica. Il percorso formativo consente di approfondire la metodologia della ricerca, il management sanitario, l’analisi dei bisogni, la promozione della salute, le teorie dell’apprendimento e i modelli organizzativi innovativi.

L’obiettivo è formare professionisti capaci di leggere criticamente i contesti, riconoscere le priorità, progettare interventi e valutarne l’impatto. Laboratori e stage permettono di collegare i contenuti teorici alla realtà dei servizi e di confrontarsi con organizzazioni e problematiche concrete.

Nella riforma della formazione infermieristica è stata rinnovata anche la Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche per lo sviluppo di competenze manageriali, formative, assistenziali, di ricerca

Il percorso prepara a ruoli di leadership, coordinamento, consulenza, formazione e ricerca. La leadership infermieristica, tuttavia, non coincide soltanto con una posizione gerarchica: significa assumere responsabilità, orientare i processi, favorire il cambiamento e valorizzare le competenze dei diversi professionisti. Vorrei sottolineare anche la dimensione identitaria. La formazione magistrale deve rafforzare la consapevolezza del valore dell’infermieristica. Essere infermieri significa unire competenza scientifica, responsabilità etica e vicinanza alla persona. La formazione avanzata deve rendere questa responsabilità ancora più autorevole, senza mai perdere il significato profondo della cura».

Come cambieranno concretamente gli interventi e le azioni sui processi assistenziali, manageriali, formativi e di ricerca?

«Cambierà innanzitutto il modo di progettare l’assistenza: dalla centralità della singola prestazione alla responsabilità sull’intero percorso della persona e sugli esiti di salute. Sarà necessario chiedersi non soltanto che cosa viene fatto, ma se l’intervento è appropriato, sicuro, efficace e realmente rispondente ai bisogni. In ambito assistenziale, il professionista potrà contribuire alla presa in carico delle persone con bisogni complessi, alla continuità tra ospedale e territorio, all’educazione sanitaria e terapeutica e al sostegno dell’autonomia della persona e della famiglia.

In ambito manageriale, sarà chiamato a utilizzare dati e indicatori per programmare i servizi, valutare la qualità, riconoscere le criticità e verificare gli effetti delle innovazioni. Gestire significa anche creare condizioni di lavoro capaci di sostenere gli operatori e garantire cure migliori.

Gli infermieri con formazione avanzata possono contribuire alla progettazione e alla valutazione dei percorsi assistenziali

Nella formazione sarà importante sviluppare ragionamento clinico, capacità decisionali, comunicazione e collaborazione interprofessionale. Nella ricerca, invece, occorrerà formulare quesiti rilevanti, leggere criticamente la letteratura, partecipare a studi e favorire il trasferimento delle evidenze nella pratica. Il cambiamento più significativo sarà quindi culturale: l’infermiere sarà sempre più protagonista della progettazione, della valutazione e dell’innovazione dei processi assistenziali».

Quale modello organizzativo immagina per valorizzare queste competenze avanzate?

«Immagino un modello integrato, flessibile e orientato alla persona, nel quale le competenze avanzate siano riconosciute attraverso funzioni e responsabilità concrete di leadership professionale, coordinamento, consulenza, formazione, ricerca e sviluppo dei servizi.

È necessario superare la frammentazione tra professioni e tra luoghi di cura. La persona non vive la propria salute distinguendo tra ospedale, territorio e domicilio: è il sistema che deve costruire connessioni. Servono équipe multiprofessionali, obiettivi condivisi, comunicazione efficace e responsabilità chiare. Un’organizzazione evoluta deve inoltre coinvolgere i professionisti nelle decisioni. Chi lavora nei servizi conosce direttamente problemi, risorse e possibilità di cambiamento. La partecipazione favorisce motivazione, responsabilità e innovazioni più realistiche.

È il sistema che deve costruire connessioni: servono équipe multiprofessionali, obiettivi condivisi, comunicazione efficace e responsabilità chiare

Infine, occorre valutare gli esiti: qualità e sicurezza dell’assistenza, continuità dei percorsi, esperienza delle persone, sostenibilità e benessere degli operatori. Solo ciò che viene osservato e valutato può essere migliorato».

Come potrà questo professionista agire le sue competenze per facilitare la relazione e l’integrazione tra professionisti negli ambiti assistenziali, formativi, manageriali e di ricerca?

«Potrà svolgere una funzione di connessione tra persone, saperi, servizi e responsabilità. Nell’assistenza favorirà percorsi condivisi; nella formazione promuoverà l’apprendimento interprofessionale; nel management sosterrà partecipazione, comunicazione e gestione dei conflitti; nella ricerca collegherà i problemi della pratica alla produzione di nuove conoscenze.

La leadership infermieristica valorizza le competenze professionali e sostiene il miglioramento dei servizi

L’integrazione non nasce soltanto da protocolli o strumenti informatici. Richiede ascolto, fiducia, riconoscimento reciproco e disponibilità al confronto. Il professionista magistrale dovrà quindi possedere anche competenze relazionali: saper mediare, argomentare, facilitare le decisioni e valorizzare il contributo di ogni professionista. Credo profondamente in questa professione perché sa unire scienza e prossimità, autonomia e collaborazione, competenza e cura. Investire nella formazione avanzata significa rafforzare il ruolo degli infermieri e migliorare la qualità dell’assistenza offerta alle persone e alle comunità».

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Marina Vanzetta
Marina Vanzetta
Infermiera, PhD, MSN, Responsabile comunicazione OPI Verona