Cure intensive e nell’emergenza, nasce il nuovo infermiere specialista per il paziente critico

Alberto Dal Molin, Presidente del Corso di Laurea in Infermieristica (Università del Piemonte Orientale), presenta la nuova laurea in Cure intensive e nell'Emergenza e le competenze avanzate richieste nella gestione del paziente critico

Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche Specialistiche nelle Cure Intensive e nell’Emergenza: un percorso di specializzazione che si colloca in un contesto sanitario caratterizzato da una significativa e crescente complessità dell’assistenza ai pazienti critici anche per l’invecchiamento della popolazione, l’aumento della cronicità, della multimorbilità e delle fragilità. Una complessità che richiede tempestività e appropriatezza degli interventi, rapidità decisionale per gestire l’instabilità clinica e garantire sicurezza e qualità dell’assistenza sia nelle strutture ospedaliere che sul territorio.

L’Università del Piemonte Orientale è uno dei nove atenei che attiveranno il percorso. Ne abbiamo parlato con Alberto Dal Molin, Professore Ordinario di Scienze Infermieristiche, Presidente del Corso di Laurea in Infermieristica.

Professor Dal Molin, perché oggi il Servizio sanitario ha bisogno di infermieri specialisti nelle Cure intensive e nell’Emergenza?

«La crescente presenza di persone anziane, fragili e con più patologie concomitanti rende gli eventi acuti più complessi, aumenta il rischio di rapido deterioramento clinico e richiede capacità specialistiche di valutazione, monitoraggio e intervento tempestivo. Il paziente critico, inoltre, non si trova soltanto in terapia intensiva: può essere assistito in pronto soccorso, nelle aree di emergenza-urgenza e nelle unità di terapia intensiva e sub-intensiva, nel sistema di emergenza territoriale o a domicilio. In questi contesti servono infermieri capaci di riconoscere precocemente l’instabilità, interpretare l’evoluzione delle condizioni della persona, individuare le priorità assistenziali e contribuire alla gestione dei percorsi tempo-dipendenti. La Laurea Magistrale Specialistica nasce per formare professionisti in grado di offrire risposte assistenziali a pazienti complessi, integrando competenza clinica, utilizzo appropriato delle tecnologie e capacità decisionale.

Le competenze specialistiche acquisite dovranno essere riconosciute e inserite nei modelli organizzativi

La sfida, tuttavia, non sarà soltanto formare questi professionisti, ma creare le condizioni affinché le competenze specialistiche acquisite siano riconosciute, inserite nei modelli organizzativi e utilizzate nei contesti nei quali possono produrre il maggiore beneficio per le persone assistite».

Il 5 ottobre si svolgeranno le selezioni per il nuovo Corso di Laurea Magistrale Specialistica: cosa offrirà ai professionisti che decideranno di iscriversi?

Alberto Dal Molin

«L’elemento qualificante del corso biennale è l’acquisizione di nuove competenze specialistiche in ambito clinico-assistenziale. Il percorso approfondirà la valutazione del paziente critico, il riconoscimento precoce dell’instabilità e del deterioramento clinico, la definizione delle priorità, la pianificazione degli interventi, il monitoraggio della risposta della persona e la prevenzione delle complicanze.

Non si tratterà soltanto di imparare a utilizzare tecnologie o applicare procedure specialistiche. Gli studenti saranno preparati a interpretare situazioni articolate, assumere decisioni assistenziali appropriate e affrontare condizioni caratterizzate da instabilità e rapida evoluzione.

Il percorso affiancherà alla preparazione clinico-assistenziale anche lo sviluppo di competenze nella pratica basata sulle evidenze, nella consulenza, nella leadership clinica, nella ricerca e nella formazione».

Come cambierà concretamente la risposta al paziente critico grazie a queste competenze specialistiche?

«Un elemento centrale sarà il consolidamento del ragionamento clinico a livello specialistico. Si tratta di una competenza propria di ogni infermiere, che nel percorso magistrale viene ulteriormente sviluppata per affrontare situazioni caratterizzate da elevata complessità, instabilità e rapida evoluzione. L’infermiere specialista sarà preparato a integrare e interpretare molteplici informazioni clinico-assistenziali, riconoscere tempestivamente i problemi e i segnali di deterioramento, formulare ipotesi, individuare le priorità e assumere decisioni coerenti con i bisogni della persona.

Il percorso rafforza ragionamento clinico, capacità decisionali e riconoscimento precoce del deterioramento

Il ragionamento clinico non si esaurisce nella valutazione iniziale, ma prosegue attraverso il monitoraggio, la rivalutazione continua degli interventi e il loro adeguamento all’evoluzione delle condizioni del paziente. L’infermiere specialista potrà così contribuire a una valutazione clinico-assistenziale più approfondita, alla pianificazione di interventi personalizzati, alla prevenzione delle complicanze e alla valutazione sistematica degli esiti assistenziali. Potrà inoltre sostenere l’équipe nella gestione delle situazioni a maggiore complessità e nell’impiego appropriato delle tecnologie.

Queste competenze rafforzeranno anche la presa in cura. L’assistenza non sarà limitata al singolo episodio acuto o alla corretta esecuzione di una procedura, ma accompagnerà la persona nelle diverse fasi del percorso, dall’emergenza e dalla stabilizzazione fino alle successive transizioni assistenziali».

Gli infermieri specialisti lavoreranno insieme agli infermieri generalisti e agli altri professionisti. Quale modello organizzativo immagina per valorizzare competenze diverse senza creare sovrapposizioni sia in ambito ospedaliero che territoriale?

«Il modello organizzativo deve partire dalla valorizzazione dell’infermiere formato con la laurea triennale, che rimane il riferimento dell’assistenza infermieristica nei diversi contesti di cura. Occorre continuare a rafforzarne la formazione e le competenze clinico-assistenziali, perché rappresentano la base sulla quale si fondano la qualità e la sicurezza dell’assistenza.

Le attività dell’infermiere specialista potranno svolgersi in contesti sia ospedalieri sia territoriali

Su questa base si inserisce l’infermiere specialista, che mette a disposizione competenze specifiche nelle situazioni caratterizzate da maggiore complessità, instabilità e intensità assistenziale. Il modello deve essere fondato sulla complementarità e sull’integrazione con gli infermieri generalisti, formati con laurea triennale, i medici e gli altri professionisti della salute.

In ospedale questa figura potrà essere valorizzata nelle terapie intensive, nei dipartimenti di emergenza-urgenza, nei percorsi tempo-dipendenti, nei team di risposta rapida e nelle unità nelle quali è più elevato il rischio di deterioramento clinico, esercitando le proprie competenze con autonomia professionale nell’ambito delle responsabilità attribuite e in raccordo con l’équipe. Sul territorio potrà contribuire ai sistemi di emergenza, alla gestione delle persone clinicamente instabili e al raccordo con le strutture ospedaliere, anche attraverso interventi autonomi di valutazione e assistenza, quando appropriato, secondo protocolli e criteri condivisi».

L’infermiere specialista potrà agire anche come facilitatore della relazione e dell’interazione tra professionisti sia nelle strutture ospedaliere che sul territorio per promuovere sicurezza e qualità in un ambito così specifico?

«Sì. Nella gestione del paziente critico, la sicurezza dipende anche dalla capacità dei professionisti di integrare tempestivamente valutazioni, informazioni e interventi. Grazie alle proprie competenze clinico-assistenziali avanzate, l’infermiere specialista potrà contribuire al confronto all’interno dell’équipe e favorire una lettura condivisa delle situazioni più complesse, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità di ciascun professionista. Questo contributo sarà particolarmente importante nei momenti di transizione, tra emergenza territoriale, pronto soccorso, area intensiva, reparti ospedalieri e servizi territoriali, nei quali aumenta il rischio di frammentazione del percorso. Lo specialista potrà sostenere passaggi di consegna strutturati, facilitare la condivisione delle informazioni assistenziali rilevanti e contribuire alla continuità della presa in cura.

La sicurezza del paziente critico passa anche dalla condivisione tempestiva di informazioni e valutazioni tra i professionisti

Potrà inoltre mettere le proprie competenze a disposizione dell’équipe attraverso attività di consulenza, formazione sul campo e revisione dei percorsi e degli esiti assistenziali. Non si tratta di attribuirgli il coordinamento delle relazioni tra professionisti, ma di valorizzarne la capacità di collegare valutazione clinico-assistenziale, collaborazione interprofessionale e continuità del percorso della persona».

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Marina Vanzetta
Marina Vanzetta
Infermiera, PhD, MSN, Responsabile comunicazione OPI Verona