Rubrica

«Difendere il valore della chimica-farmaceutica nazionale significa difendere il diritto alla salute del cittadino italiano»

Nella seconda uscita della rubrica Ipse dixit, Marcello Gemmato affronta i nodi della riforma della legislazione farmaceutica, il tema dell’autonomia produttiva e il ruolo strategico dell’innovazione per garantire accesso alle cure e competitività del Paese

Difendere il valore della chimica-farmaceutica nazionale significa, in primo luogo, difendere il diritto alla salute del cittadino italiano. È su questo presupposto che si fonda il percorso di riforma della legislazione farmaceutica, oggi ancora ancorata a due impianti normativi del 1934 e del 1938, ai quali si sono stratificate nel tempo circa 100 norme e oltre 700 leggi. Un quadro complesso e frammentato che rischia di frenare la competitività di una filiera che, al contrario, rappresenta uno degli asset strategici del Paese.

I dati più recenti confermano la forza del comparto: la produzione farmaceutica in Italia ha raggiunto i 70 miliardi di euro, posizionando il Paese al primo posto in Europa, con un sorpasso sulla Germania consolidato negli ultimi tre anni. L’export, pari a circa 68 miliardi, contribuisce in modo significativo al ruolo dell’Italia come quarto Paese esportatore al mondo. Tutelare questo valore industriale significa anche garantire ai cittadini accesso a cure sempre più efficaci, grazie all’innovazione terapeutica, che consente di intervenire in modo più rapido e appropriato, riducendo ospedalizzazioni, cronicità e costi per il sistema pubblico.

Tutelare questo valore industriale significa anche garantire ai cittadini accesso a cure sempre più efficaci, grazie all’innovazione terapeutica

La centralità del diritto alla salute si intreccia con la necessità di assicurare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, soprattutto in un Paese che detiene il primato europeo per longevità, con una media di 85,6 anni. L’invecchiamento della popolazione richiede maggiori investimenti, ma anche nuovi modelli organizzativi, nei quali l’innovazione svolge un ruolo determinante: curare meglio e prima significa infatti contenere la spesa e migliorare le performance complessive del sistema.

In questa prospettiva si inserisce il Testo Unico della legislazione farmaceutica, la cui approvazione è prevista entro dicembre 2026. Attualmente in fase di audizione al Senato, il provvedimento passerà poi alla Camera e sarà seguito dai decreti attuativi. L’obiettivo è definire un quadro normativo unitario che ponga al centro il cittadino e l’accesso alle cure, fino a ipotizzare un rafforzamento di questo diritto anche all’interno dei LEA.

Curare meglio e prima significa contenere la spesa e migliorare le performance complessive del sistema

Difendere la chimica-farmaceutica nazionale significa però anche affrontare il tema dell’autonomia produttiva. Oggi circa l’80% dei principi attivi utilizzati per i farmaci salvavita viene prodotto in India e in Cile: una dipendenza che espone il Paese a rischi concreti in caso di crisi geopolitiche o interruzioni delle forniture, con un orizzonte di autonomia limitato a poche settimane. In un contesto internazionale in cui le tensioni si giocano anche sul piano energetico e industriale, la chimica farmaceutica diventa un ambito strategico da presidiare.

Da qui la necessità di recuperare e rafforzare la tradizione italiana nella chimica-farmaceutica di base, sviluppata in particolare negli anni Ottanta, per garantire una filiera completa sul territorio nazionale. Non solo l’allestimento dei farmaci complessi, ma anche la produzione di principi attivi ed eccipienti, così da assicurare continuità produttiva e sicurezza degli approvvigionamenti.

Parallelamente, sono in corso interventi sul fronte della governance della spesa. L’AIFA sta lavorando alla revisione del prontuario farmaceutico per individuare eventuali aree di inappropriatezza e migliorare le performance del sistema, con un approccio non punitivo ma orientato alla condivisione con l’industria. Le risorse recuperate potranno essere reinvestite in innovazione e qualità dell’assistenza. Tra le ipotesi in campo figura anche la clausola di salvaguardia, nell’ambito di una riflessione più ampia sull’aumento della spesa farmaceutica, legato sia all’invecchiamento della popolazione sia all’introduzione di terapie sempre più avanzate.

In questo quadro, la tutela della chimica-farmaceutica nazionale non è solo una questione industriale, ma una leva essenziale per garantire continuità terapeutica, innovazione e sostenibilità. In ultima analisi, significa assicurare ai cittadini il pieno esercizio del diritto alla salute.

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Carlo M. Buonamico
Carlo M. Buonamico
Giornalista professionista esperto di sanità, salute e sostenibilità