Integrare marcatori molecolari e immunologici nel sangue con la TAC a basso dosaggio può rendere più preciso lo screening del tumore del polmone e ridurre gli esami inutili. È quanto emerge da uno studio condotto presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e pubblicato sulla rivista Journal of Thoracic Oncology nell’ambito del trial prospettico BioMILD.
La ricerca ha valutato l’integrazione tra un test molecolare basato su microRNA e un classificatore immunologico su campioni di sangue in 304 forti fumatori con noduli polmonari sospetti. La combinazione dei due biomarcatori ha mostrato una sensibilità del 96% per i tumori diagnosticati entro due anni e ha ridotto del 37% i falsi positivi rispetto all’utilizzo del solo test molecolare.
Il team multidisciplinare dello screening dell’Istituto Tumori lavora da oltre vent’anni allo sviluppo e all’implementazione della biopsia liquida nei programmi di screening polmonare. Con il trial BioMILD era già stato dimostrato che il test basato su microRNA può contribuire a personalizzare gli intervalli di screening, estendendo in sicurezza il tempo tra una TAC e la successiva nei soggetti a basso rischio. Il nuovo studio aggiunge un ulteriore livello di informazione attraverso l’analisi del profilo immunitario circolante. L’approccio integrato consente di massimizzare le informazioni ottenute da un singolo prelievo di sangue, combinando segnali molecolari e immunologici in un modello di stratificazione del rischio più raffinato.
L’integrazione di imaging e biopsia liquida fa avanzare la medicina preventiva di precisione nel tumore polmonare
Nel modello combinato, circa il 30% dei partecipanti potrebbe evitare il controllo TAC annuale, con una riduzione dell’esposizione a radiazioni e del carico diagnostico, mantenendo un’elevata capacità di intercettare i tumori clinicamente rilevanti. Inoltre, l’associazione tra lo score immunologico e l’aggressività biologica dei tumori osservata nei modelli sperimentali preclinici suggerisce che il test possa fornire informazioni non solo sulla presenza della malattia, ma anche sul suo potenziale evolutivo. L’integrazione tra imaging radiologico e biopsia liquida rappresenta un passo concreto verso una medicina preventiva di precisione nel tumore del polmone, con l’obiettivo di rendere lo screening sempre più efficace, sostenibile e poco invasivo, riducendo la mortalità senza aumentare inutilmente il peso diagnostico sui cittadini.
«Lo screening del tumore del polmone è oggi un tema centrale, perché parliamo della principale causa di mortalità oncologica al mondo», spiega Gabriella Sozzi, Director of Experimental Oncology Department Head of Epigenomics & Biomarkers of Solid Tumors Unit, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Intercettare la malattia quando è molto piccola salva vite e riduce l’impatto sul sistema sanitario. La TAC spirale a basso dosaggio è uno strumento prezioso, ma la sua elevata sensibilità porta spesso a individuare numerosi noduli, non sempre facili da interpretare. Integrare l’imaging con marcatori molecolari e immunologici nel sangue consente di rendere lo screening più preciso e poco invasivo, distinguendo meglio i noduli a rischio da quelli innocui. Questo approccio permette anche di allungare in sicurezza gli intervalli tra una TAC e l’altra, riducendo l’esposizione alle radiazioni e gli esami inutili».
Secondo i ricercatori, l’integrazione tra imaging radiologico e biopsia liquida rappresenta un passo verso programmi di screening più efficaci, sostenibili e personalizzati nel tumore del polmone.



