Le farmacie online convengono?

Negli ultimi tre anni sono aumentate del 59% le richieste di autorizzazione per vendere farmaci online. La normativa è molto precisa, ma non sempre viene rispettata. Un’indagine Altroconsumo

In tre anni, dal 2019 al 2022, sono aumentate del 59% le richieste per vendere online farmaci. Affinché questo sia possibile, in Italia è necessario che una farmacia o parafarmacia fisica inoltri una domanda alla propria Regione di appartenenza e al Ministero della Salute.

“L’autorizzazione è automatica, ma è interessante poiché il legislatore considera la vendita online come un’estensione di quella effettuata dal punto vendita fisico”, rileva Laura Filippucci, economista ed esperta di temi sanitari per Altroconsumo. L’associazione per la tutela dei consumatori monitora periodicamente l’andamento dei prezzi dei farmaci e, da quando le farmacie sono arrivate online, si occupa anche di questa fetta.

Diversamente da quanto si potrebbe pensare, infatti, dal Decreto Bersani del 2006 in Italia il farmacista è libero di vendere i farmaci da banco al prezzo che ritiene più opportuno. Le case farmaceutiche consigliano un costo, che però non è vincolante.

Per l’edizione 2022 dell’indagine, Altroconsumo ha preso in considerazione un campione di 27 punti vendita online di farmaci. I criteri su cui si è basata la scelta sono stati 3: sono stati analizzati i siti che dispongono di un alto numero di farmaci, quelli che compaiono nelle prime pagine dei risultati dei motori di ricerca e quelli che erano risultati più convenienti nella precedente inchiesta di Altroconsumo del 2019.

Il costo dei farmaci

“Il primo aspetto da sottolineare è che lo stesso medicinale può avere prezzi diversi. È qualcosa cui tendiamo a prestare poca attenzione, ma è giusto saperlo”.

Per tutelarsi al meglio, dunque, è importante ricordarsi quanto si paga per i farmaci che teniamo in casa, in modo da poter fare dei confronti.

“In farmacia, infatti, i prezzi dei medicinali non sono quasi mai esposti. Per questo l’unico modo per conoscerli è acquistare”. Questo nonostante un protocollo d’intesa del 2008 imponga ai punti vendita di esporre listini con i prezzi dei farmaci da banco o di automedicazione e in generale per tutti i farmaci non soggetti a prescrizione medica.

Sul web il medicinale deve costare quanto nella farmacia o parafarmacia fisica che ha richiesto l’autorizzazione ma questo non sempre accade

Online, giocoforza, i punti vendita devono esporre i prezzi. “Una caratteristica specifica del farmaco è che sul web il prodotto deve costare quanto nella farmacia o parafarmacia fisica che ha richiesto l’autorizzazione”, chiarisce Filippucci.

Nell’indagine 2022 di Altroconsumo emerge come non sempre questo accada.

Dei 27 siti analizzati, in 12 casi il costo di alcuni dei farmaci più venduti si è rivelato più basso e 8 non hanno risposto al telefono.

“Spesso sui portali c’è un numero di telefono che però non corrisponde al punto vendita fisico – spiega Filippucci – Così, abbiamo rintracciato la farmacia fisica titolare dell’autorizzazione e abbiamo chiesto i prezzi di alcuni farmaci”. Non sempre, però, è stato possibile risalire al punto vendita originario.

La presenza di un farmacista

“Tra le criticità che abbiamo rilevato, c’è anche la difficoltà a parlare con un farmacista e l’assenza di una scheda anamnesica da compilare: se un cittadino acquista un certo farmaco, non gli viene in alcun modo detto a che cosa deve prestare attenzione, né segnalate eventuali interazioni con altri prodotti”.

Nel campione di siti analizzati, solo quattro offrono esplicitamente la possibilità di parlare con un operatore sanitario

Sebbene infatti il farmacista non abbia obblighi particolari nei confronti dei clienti che vadano oltre l’erogazione del farmaco, il codice deontologico della categoria prevede che il professionista eviti l’abuso di un farmaco e intervenga per un uso appropriato. Nel campione di siti analizzati, solo 4 offrono esplicitamente la possibilità di parlare con un operatore sanitario.

 

A mancare online sono anche quantitativi massimi di acquisto che non dipendano dalle disponibilità in magazzino”. In un’edizione precedente di questa analisi, Altroconsumo aveva acquistato 10 confezioni di lassativo online e in alcuni punti vendita fisici, e in nessuno di questi il farmacista aveva posto domande o messo in guardia l’acquirente da un uso improprio. “All’epoca segnalammo quella che ci sembra a tutti gli effetti un’anomalia – spiega Filippucci – In questa edizione ci siamo concentrati sulle farmacie e parafarmacie online, senza fare nuovamente il paragone con quelle fisiche”. L’esperta ha poi ricordato che, in generale, “quando si parla di salute il concetto di scorta non è mai positivo: i farmaci scadono e, se mal conservati, possono perdere parte delle loro proprietà. Meglio acquistare piccoli quantitativi al bisogno”.

L’indagine è stata trasmessa a tutte le istituzioni coinvolte. Sottolinea Filippucci: “Crediamo siano necessarie direttive più chiare e maggiori controlli per non rendere vana la normativa: per segnalare la persistenza di questi problemi, abbiamo inviato i risultati della nostra inchiesta a tutti gli stakeholder”.

Il logo

Una volta che una farmacia o una parafarmacia ottiene l’autorizzazione per la vendita online, è tenuta a esibire un bollino su ciascuna pagina che venda un farmaco.

“Questo serve sia come garanzia di non contraffazione del farmaco, sia per vedere l’autorizzazione rilasciata”. Cliccando, infatti, si viene inviati alla pagina del Ministero della Salute che riporta gli estremi della licenza. “Questo perché non basta che un sito contenga la parola farmacia nell’url per essere legale”, ricorda Filippucci.

Il logo dell’autorizzazione concessa alla farmacia per la vendita online deve essere apposto su ogni pagina web che venda farmaci

Il logo dell’autorizzazione concessa alla farmacia per la vendita online deve essere apposto su ogni pagina web che venda farmaci

Quello che Altroconsumo ha verificato, però, è un abuso di questo logo (che è europeo), spesso presente in tutte le pagine, anche quelle che vendono per esempio cosmetici o integratori. “Diventa così un autenticatore di qualità del sito, ma dal punto di vista della trasparenza andrebbe evitato, apponendolo solo sulle pagine che vendono effettivamente farmaci. Il rischio, altrimenti, è confondere altri prodotti con i medicinali”.

Tra gli aspetti da considerare, poi, ci sono le spese di spedizione: “I farmaci da banco hanno un costo medio di 6-8 euro – ricorda Filippucci – E di solito la spedizione è gratuita per importi superiori ai 40 euro”.

 

Proprio per evitare scorte di medicinali, Altroconsumo invita a valutare bene gli acquisti, facendo un giro su diversi siti prima di mettere i prodotti nel carrello. “È importante ricordare che questi portali non vendono solo medicinali: possono quindi essere convenienti se si deve acquistare altro e, poi, si decide di aggiungere anche un farmaco”.

 

Nel campione analizzato sono state rilevate differenze di prezzo significative: in generale, come detto, il farmaco online risulta meno caro rispetto al prezzo indicativo.

Tra le molecole prese in considerazione nei siti analizzati dall’inchiesta, i 3 con le differenze di prezzo maggiori sono stati: il collirio Iridina, che registra una differenza del 286%, passando da un prezzo minimo di 3,30 euro su topfarmacia.it, a quello massimo su lloydsfarmacia.it (9,45 euro); il cerotto ad azione rapida Flector, con una differenza del 216%, passando da 6,90 euro su farmaciasoccavo.it, a 14,50 euro di farmafarma.it. Al terzo posto, l’antiacido Maalox Plus, che passa da 4,84 euro fino a 8,55 euro su docfarma.it con una differenza del 176% (dati rilevati a luglio 2022).

Le carenze

Nelle ultime settimane le farmacie italiane sono state interessate da una carenza di circa 3.000 farmaci di uso comune, in particolare antidolorifici e antinfiammatori. A lanciare l’allarme è stata la Fofi, la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani.

L’allarme dei distributori: si stanno abbattendo sull’intero settore farmaceutico gli effetti combinati della crisi pandemica e di quella economica

Allarme anche da parte dei distributori: in un comunicato stampa congiunto le sigle della Distribuzione Intermedia Farmaceutica, l’Associazione dei Distributori Farmaceutici aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia (Adf) e Federfarma Servizi hanno sottolineato come si stiano “abbattendo sull’intero settore farmaceutico gli effetti combinati della crisi pandemica (che accresce la richiesta di alcuni prodotti), e di quella economica (inflazione, aumenti dei costi per energia e trasporti, scarsità di materie prime) che, incidendo anche a livello produttivo, provocano conseguenze a cascata nella filiera, con ritardi nelle consegne dei medicinali ai magazzini dei Distributori intermedi che si ripercuotono infine sulle farmacie e sui cittadini, con forti rallentamenti nelle consegne: ordini che prima arrivavano in 5 giorni ai siti logistici dei distributori, attualmente restano inevasi fino a 3 o 4 settimane causando, di conseguenza, il problema di medicinali introvabili per i cittadini che si recano in farmacia, dove si segnalano mancanze in aumento”.

 

I cittadini possono monitorare i farmaci carenti sul sito dell’Aifa: l’Agenzia italiana del farmaco, infatti, aggiorna periodicamente i propri elenchi. Sebbene l’accesso sia libero a tutti, non è raro che la persona si trovi a scoprire in farmacia che il medicinale che desidera non è al momento disponibile. Le farmacie online, mostrando in tempo reale quanto hanno in magazzino, permettono di ovviare a questo problema, facendo risparmiare tempo.

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Michela Perrone
Giornalista pubblicista