Malattie reumatologiche, la SIR propone cinque priorità per rafforzare l’assistenza

La reumatologia italiana ha raggiunto importanti risultati nella ricerca e nella disponibilità di terapie innovative, ma persistono differenze territoriali e organizzative che condizionano l’accesso alle cure. È il quadro delineato dal primo Libro Bianco della Reumatologia Italiana, presentato il 12 ottobre al Senato dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR), in occasione della 30ª Giornata Mondiale delle Malattie Reumatologiche.

Il documento propone una roadmap per rafforzare la disciplina e migliorare la tempestività della diagnosi, l’omogeneità dei percorsi assistenziali e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Le priorità indicate dalla SIR riguardano il potenziamento del personale specialistico, lo sviluppo dei centri di riferimento, il consolidamento delle reti regionali, l’accesso uniforme ai farmaci innovativi e il rafforzamento della formazione universitaria.

Una rete assistenziale ancora disomogenea

In Italia circa 10 milioni di persone convivono con almeno una malattia reumatologica. A fronte di questa domanda assistenziale, le Unità Operative Complesse di Reumatologia sono 42, pari a 0,71 ogni milione di abitanti, con differenze significative tra le Regioni.

Le criticità riguardano anche i tempi di accesso alle prestazioni: secondo Roberto Caporali, presidente eletto della SIR, in alcune Regioni l’attesa per una prima visita può superare i sei mesi, con possibili conseguenze sulla tempestività della diagnosi e sulla progressione della malattia.

Un altro nodo è rappresentato dall’accesso ai trattamenti. Circa il 23% dei reumatologi che operano in ambito ambulatoriale non può prescrivere direttamente i farmaci biologici, rendendo talvolta necessario il ricorso a un ulteriore centro autorizzato. Anche la formazione universitaria presenta differenze: nei corsi di Medicina, i crediti dedicati alla Reumatologia variano da uno a quattro a seconda dell’ateneo e in alcune sedi manca un professore ordinario della disciplina.

«Disponiamo di conoscenze e strumenti potenti, ma non tutti i cittadini possono beneficiarne in modo uniforme», osserva Caporali, sottolineando come il luogo di residenza possa ancora influenzare le opportunità diagnostiche e terapeutiche.

Le cinque priorità per la Reumatologia

Per rispondere a queste criticità, la SIR individua cinque direttrici di intervento.

  • Potenziare il personale specialistico, sulla base dei bisogni della popolazione e della distribuzione territoriale. Il Libro Bianco indica come riferimento un fabbisogno di 30 ore settimanali di specialistica reumatologica territoriale ogni 100.000 abitanti.
  • Rafforzare i centri di riferimento, prevedendo posti letto dedicati ai pazienti più complessi e una rete di unità operative dimensionata in base alla popolazione e alle caratteristiche geografiche regionali.
  • Sviluppare reti regionali e percorsi di cura condivisi, con Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) omogenei e una maggiore integrazione con le Case di Comunità e la medicina generale, anche per favorire il riconoscimento precoce delle patologie.
  • Garantire un accesso più uniforme alle terapie innovative, superando le differenze territoriali nelle possibilità di prescrizione e nell’accesso ai trattamenti.
  • Rafforzare la formazione universitaria, promuovendo una presenza adeguata della Reumatologia nei corsi di Medicina. La SIR propone almeno un professore ordinario della disciplina in ogni ateneo con un corso di laurea in Medicina.

Il documento richiama inoltre la necessità di investire nella ricerca clinica traslazionale e nella medicina di precisione, valorizzando le tecnologie digitali. L’integrazione di registri clinici, telemedicina, telemonitoraggio, intelligenza artificiale e sistemi informativi sanitari viene indicata come parte del percorso per migliorare la continuità assistenziale.

Ricerca e innovazione, i punti di forza da valorizzare

La fotografia della SIR evidenzia anche i risultati raggiunti dalla comunità scientifica italiana. Tra il 2016 e il 2025 sono state indicizzate su PubMed 17.053 pubblicazioni reumatologiche con affiliazione italiana. Le pubblicazioni annuali sono passate da 1.389 nel 2016 a 1.691 nel 2025, con un incremento superiore al 21%.

«La comunità reumatologica italiana partecipa in prima linea a livello internazionale per avanzare nella comprensione di patologie complesse, individuare biomarcatori e nuove soluzioni terapeutiche», sottolinea Alberto Cauli, presidente della Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia (FIRA). Per tradurre questi progressi in diagnosi più precoci e cure personalizzate, aggiunge, è necessario continuare a rafforzare le risorse dedicate alla ricerca.

Anche secondo Andrea Doria, presidente della SIR, gli investimenti nella disciplina possono produrre benefici clinici e organizzativi. «Più riusciremo a diagnosticare e a trattare precocemente queste condizioni, più otterremo non solo migliori risultati clinici ma anche meno disabilità, ricoveri e interventi chirurgici», afferma.

Dal Libro Bianco alle politiche sanitarie

La presentazione del documento si inserisce nel percorso istituzionale avviato per rafforzare e riorganizzare l’assistenza reumatologica, richiamato dalla senatrice Maria Cristina Cantù, promotrice dell’iniziativa al Senato. L’obiettivo è tradurre i bisogni delle persone con malattie reumatologiche in priorità e proposte operative rivolte a Parlamento, Ministero della Salute e Regioni.

Per la SIR, la sfida è ora trasformare le indicazioni del Libro Bianco in interventi misurabili, attraverso il confronto con le istituzioni, il mondo accademico, le professioni sanitarie e le associazioni dei pazienti. Come conclude Caporali, le priorità individuate costituiscono un percorso per tradurre il valore della Reumatologia in politiche sanitarie più efficaci e vicine ai bisogni delle persone.

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