Grandi anziani fragili, al via 58 progetti PNRR per l’assistenza a domicilio

Con 150 milioni di euro e circa 60.000 over 80 coinvolti, Agenas sperimenta nuovi modelli di presa in carico domiciliare basati su telemedicina, strumenti digitali e integrazione dei servizi territoriali. Il direttore generale Angelo Tanese: «La tecnologia come fattore abilitante di una sanità più vicina alle persone»

Cinquantotto progetti pilota, 150 milioni di euro dal PNRR, circa 60.000 cittadini over 80 con patologie croniche coinvolti. Sono i numeri della sperimentazione nazionale promossa da Agenas per favorire la permanenza a domicilio dei grandi anziani fragili, attraverso telemedicina, strumenti digitali e nuovi modelli di assistenza territoriale.
L’obiettivo è trasformare la casa in un luogo di cura, individuando modelli organizzativi replicabili su scala nazionale al termine della sperimentazione.

Ne abbiamo parlato a TrendSanità con il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese.

Cosa significa concretamente “rendere la casa un luogo di cura” per un anziano fragile e per la sua famiglia e quali strumenti la rendono possibile oggi?

Angelo Tanese

«Rendere la casa un luogo di cura significa portare le cure dove le persone vivono e quindi ripensare profondamente il modello di assistenza del Servizio sanitario nazionale. Per molti anni il sistema è stato costruito intorno all’ospedale; oggi, di fronte all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle patologie croniche dobbiamo essere capaci di fornire un’assistenza continua, prevenire il peggioramento delle condizioni di salute ed evitare ricoveri non necessari.
Per le famiglie significa poter contare su un sistema che non interviene soltanto nell’emergenza, ma accompagna il percorso di cura nel tempo. Questo cambiamento è reso possibile da strumenti come la telemedicina, strumenti digitali e nuovi modelli organizzativi previsti dal DM 77. La tecnologia non è il punto di arrivo: è il fattore abilitante di una sanità più vicina alle persone, più capace di coordinare i professionisti e di garantire continuità assistenziale. È questa la direzione strategica lungo la quale Agenas sta accompagnando l’evoluzione del Servizio sanitario nazionale».

Terminata la sperimentazione, è previsto un finanziamento strutturale per garantire continuità ai modelli di presa in carico risultati efficaci?

«Questa sperimentazione non nasce per finanziare singoli progetti, ma per realizzare nuove modalità di assistenza e di presa in carico, replicabili su scala nazionale. Il PNRR rappresenta un’opportunità straordinaria per lasciare un’eredità permanente al Servizio sanitario nazionale.
Ne è una prova anche il fatto che, nel caso specifico, tra i criteri previsti dall’Avviso per la selezione dei progetti sperimentali a beneficio dei grandi anziani figura proprio il grado di sostenibilità dei progetti presentati anche al termine del periodo di sperimentazione. Si è deciso di dare rilievo, in altre parole, alla capacità dei progetti di proseguire nel tempo oltre il finanziamento specifico e di integrarsi stabilmente nella programmazione dei servizi già erogati sui territori.

La tecnologia non è il punto di arrivo: è il fattore abilitante di una sanità più vicina alle persone, più capace di coordinare i professionisti e di garantire continuità assistenziale

Tra i criteri di selezione figura anche, per citare un altro esempio, la replicabilità dei progetti in altri contesti o su un target di popolazione più ampio. Certo, monitoreremo e valuteremo ogni singolo progetto. Saranno i risultati della valutazione a orientare le scelte future, ma il principio è chiaro: ciò che dimostrerà di migliorare la qualità dell’assistenza, gli esiti di salute e l’efficienza del sistema dovrà diventare parte integrante dell’organizzazione della sanità territoriale. È così che si costruiscono riforme durature».

Con quali criteri le ASL selezioneranno i beneficiari tra la platea potenziale di over 80 fragili, a fronte dei 60 mila posti disponibili?

«I destinatari sono cittadini con più di ottant’anni, affetti da almeno una patologia cronica e non già inseriti nei percorsi di Assistenza Domiciliare Integrata. La selezione avverrà in raccordo con le Aziende sanitarie sulla base di criteri di fragilità clinica e sociale coerenti con gli obiettivi della sperimentazione.

L’aspetto più innovativo è però il cambio di prospettiva. Non interveniamo quando la non autosufficienza è ormai consolidata, ma cerchiamo di intercettare precocemente le situazioni di maggiore vulnerabilità, prima che evolvano verso condizioni più gravi legate al deterioramento cognitivo, all’isolamento sociale o alla scarsa aderenza terapeutica.

L’obiettivo non è chiedere agli anziani di adattarsi al digitale, ma costruire un sistema sanitario che utilizzi il digitale per essere più vicino ai cittadini

È un passaggio culturale importante: la sanità territoriale del futuro dovrà essere sempre meno orientata a rispondere alle emergenze e sempre più capace di prevenire il bisogno assistenziale intercettando i bisogni anche “sociali” che investono la popolazione, accompagnando le persone nel tempo e preservandone il più possibile autonomia e qualità della vita. Anche qui, per citare un esempio pratico, nell’ambito della selezione svolta sono stati valorizzati i progetti dotati di un elevato grado di inclusività e accessibilità, capaci, cioè, di raggiungere anche soggetti isolati o residenti in aree interne».

Come è stato affrontato il tema dell’alfabetizzazione digitale per gli anziani che non hanno competenze tecnologiche né un caregiver di supporto?

«La tecnologia deve essere semplice, accessibile e progettata intorno ai bisogni delle persone, non il contrario. Il nostro obiettivo non è chiedere agli anziani di adattarsi al digitale, ma costruire un sistema sanitario che utilizzi il digitale per essere più vicino ai cittadini. Quando è ben progettata, l’innovazione diventa uno strumento di equità, permette di raggiungere persone che oggi rischiano di rimanere escluse dai percorsi di cura e rafforza la capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire assistenza ovunque, a partire dal domicilio».

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Ivana Barberini
Ivana Barberini
Giornalista specializzata in ambito medico-sanitario, alimentazione e salute