Nuovo tariffario sanitario, cosa è cambiato dal 21 settembre per visite, esami e protesi

di Ivana Barberini

È entrato in vigore il 21 settembre 2026 il nuovo tariffario nazionale per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e assistenza protesica. Il decreto del Ministero della Salute, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 19 settembre 2026, aggiorna gli importi riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale alle strutture che erogano visite, esami diagnostici, trattamenti e dispositivi protesici.

Il provvedimento arriva dopo un lungo percorso di rinvii e il contenzioso che ha coinvolto il precedente tariffario del 25 novembre 2024. Quest’ultimo, entrato in vigore il 30 dicembre dello stesso anno, era stato impugnato da numerosi ricorrenti. Il TAR del Lazio ne aveva disposto l’annullamento, differendone gli effetti di 365 giorni dal deposito delle prime sentenze, avvenuto il 22 settembre 2025. I Ministeri hanno presentato appello e il contenzioso, secondo quanto riportato nel nuovo decreto, risulta ancora pendente.
Per superare le criticità emerse, il Ministero ha avviato una nuova rilevazione dei costi delle prestazioni, coinvolgendo strutture pubbliche e private accreditate e ha ridefinito i valori tariffari. La revisione può tradursi, a seconda delle prestazioni, in aumenti, conferme degli importi precedenti o riduzioni.

Le nuove tariffe si applicano alle prestazioni prescritte a partire dal 21 settembre 2026.

Cosa cambia per i cittadini: tariffe più alte non significano ticket più cari

La prima distinzione da fare riguarda il significato delle tariffe. Gli importi stabiliti dal decreto non sono il prezzo che il cittadino deve pagare per una visita o un esame, ma la remunerazione riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale alle strutture che erogano le prestazioni. Un aumento della tariffa, quindi, non comporta automaticamente un aumento del ticket, che continua a dipendere dalle regole sulla compartecipazione alla spesa sanitaria, dalle eventuali esenzioni e dalle disposizioni regionali.

Tariffe più aderenti ai costi possono sostenere l’offerta di prestazioni, ma non garantiscono da sole una riduzione delle liste d’attesa

Le conseguenze per i cittadini riguardano soprattutto la disponibilità delle prestazioni. Tariffe maggiormente aderenti ai costi effettivi possono contribuire a rendere economicamente sostenibile l’erogazione di visite, esami e trattamenti, anche da parte delle strutture private accreditate. Ciò non significa, però, che il nuovo tariffario determinerà automaticamente una riduzione delle liste d’attesa. L’accesso alle cure dipende anche dalla disponibilità di personale, dall’organizzazione dei servizi e dai volumi di prestazioni acquistati dalle Regioni.
È lo stesso Ministero a richiamare questo obiettivo nella relazione metodologica, motivando la rivalutazione delle prime visite specialistiche anche con la necessità di mantenere tempi di attesa adeguati e garantire equità nell’accesso al Servizio sanitario nazionale.

Dalle visite cardiologiche agli esami diagnostici: alcuni esempi delle nuove tariffe

Per comprendere concretamente la portata dell’aggiornamento, basta guardare alcuni degli importi riportati nel decreto. Le prime visite specialistiche sono state rivalutate al rialzo, con una tariffa portata mediamente a 26 euro. La scelta tiene conto soprattutto del costo del personale medico, che è la componente principale della spesa necessaria per erogare queste prestazioni.
Tra gli esempi contenuti nel nuovo tariffario figurano la prima visita neurologica (26 euro), prima visita cardiologica con ECG incluso (38 euro), Prima visita dermatologica/allergologica (26,40 euro), ecc.

Gli aggiornamenti interessano anche gli esami diagnostici. L’analisi ministeriale ha confrontato i costi reali sostenuti dalle strutture con i ricavi teorici calcolati applicando il tariffario del 2024, individuando lo scostamento più ampio nella diagnostica vascolare, dove i costi superano del 53% le tariffe attualmente in vigore. Divari significativi emergono anche per le biopsie e per elettromiografie ed endoscopie.

Le prime visite specialistiche sono state rivalutate al rialzo, con una tariffa portata mediamente a 26 euro

Tra le prestazioni rivalutate rientra anche la riabilitazione. La medicina fisica e riabilitativa (fisioterapia, logopedia, terapia occupazionale) presenta, infatti, un rapporto tra costi e tariffe superiore del 9% rispetto ai valori del 2024, un aggiornamento che riguarda un bacino ampio di pazienti, dai percorsi post-ictus alla riabilitazione ortopedica.

Per la dialisi, invece, è stata prevista una rivalutazione tariffaria media del 3,6%, che comprende sia i trattamenti extracorporei effettuati nelle strutture sanitarie sia la dialisi peritoneale, che può essere eseguita al domicilio del paziente.

Anche il prelievo di sangue venoso registra un incremento tariffario di 50 centesimi. Si tratta, ancora una volta, di un aumento dell’importo riconosciuto per la prestazione, non necessariamente della somma pagata dall’assistito.

Assistenza protesica: aumentano del 44% le tariffe di 98 ausili ottici

Una parte della revisione riguarda l’assistenza protesica su misura, che comprende dispositivi come ortesi, protesi per gli arti, calzature ortopediche, protesi oculari e ausili ottici. Per aggiornare gli importi, il Ministero ha tenuto conto dell’aumento dei costi dei materiali e della componentistica, dei tempi di lavorazione, della manodopera specializzata e degli oneri legati agli adempimenti normativi e amministrativi.

Tra le modifiche più rilevanti figura l’incremento del 44% delle tariffe sui 98 codici di ausili ottici, rimasti esclusi dagli aumenti previsti dal precedente decreto del novembre 2024. La rivalutazione è motivata sempre dall’aumento dei costi dei materiali.

Per i cittadini che hanno bisogno di dispositivi protesici, l’aggiornamento punta quindi a rendere la remunerazione maggiormente coerente con i costi sostenuti per la realizzazione e la fornitura degli ausili. Non modifica, di per sé, i requisiti per accedere all’assistenza protesica garantita dai LEA.

Le risorse stanziate: 100 milioni nel 2026 e 183 milioni annui dal 2027

La revisione del tariffario è accompagnata da risorse economiche vincolate dalla legge di Bilancio 2026. L’articolo 1, comma 350, della legge n. 199/2025 prevede infatti uno stanziamento di 100 milioni di euro per il 2026 e di 183 milioni annui a decorrere dal 2027, nell’ambito del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard.
Le somme devono consentire al Servizio sanitario nazionale di sostenere l’aggiornamento delle tariffe massime per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica, e sono il riferimento massimo nazionale per la remunerazione delle prestazioni. Le Regioni possono stabilire importi superiori, ma devono rispettare le condizioni previste dalla normativa e sostenere gli eventuali maggiori oneri con i propri bilanci.

La revisione del tariffario è accompagnata da risorse economiche vincolate dalla legge di Bilancio 2026

Per la specialistica ambulatoriale, gli importi valgono anche come riferimento per la compensazione della mobilità sanitaria interregionale, cioè per regolare economicamente le prestazioni erogate a cittadini residenti in altre Regioni. Il decreto ammette inoltre, nell’ambito degli accordi interregionali e nel rispetto degli equilibri di bilancio, una remunerazione aggiuntiva per determinati erogatori e prestazioni, quando siano presenti costi legati all’utilizzo di specifici farmaci ad alto costo.

Ricette specialistiche, validità di 180 giorni: cosa succede se l’appuntamento è oltre la scadenza?

Il decreto conferma anche le regole sulla validità delle ricette specialistiche, un aspetto importante soprattutto per chi deve fare i conti con le liste d’attesa. Le prescrizioni hanno una validità massima di 180 giorni dalla data di emissione, salvo eventuali termini più brevi stabiliti dalle singole Regioni. Ciò non vuol dire, però, che la visita o l’esame debbano necessariamente essere effettuati entro sei mesi. È sufficiente prenotare la prestazione prima della scadenza della ricetta. In questo caso, la prescrizione rimane valida fino al giorno dell’appuntamento, anche se fissato oltre i 180 giorni.

Se invece la prenotazione non è effettuata entro il termine previsto, la ricetta dematerializzata è automaticamente invalidata dal Sistema Tessera Sanitaria. La data di scadenza è riportata anche sul promemoria della prescrizione e può essere verificata attraverso il portale.
Un’ultima precisazione riguarda l’applicazione del nuovo tariffario. Le tariffe entrate in vigore il 21 settembre 2026 si applicano alle prestazioni prescritte a partire da questa data. Per le visite e gli esami prescritti prima del 21 settembre continua, invece, ad applicarsi il precedente tariffario, anche se l’appuntamento è fissato successivamente.

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