Oltre venti ricercatori internazionali, regulator e clinici si sono riuniti all’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti per discutere la nuova frontiera delle terapie psichedeliche. Il confronto è avvenuto nel corso del convegno “Psichedelici: ricerca scientifica, realtà clinica, impieghi terapeutici e implicazioni regolatorie nazionali e internazionali”, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni insieme al Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’ateneo, in collaborazione con ASL 2 Abruzzo, Sapienza Università di Roma e Università di Roma Tor Vergata.
Per la prima volta in Italia alcuni dei principali ricercatori e responsabili istituzionali impegnati nello studio delle terapie psichedeliche si sono confrontati pubblicamente sulle prospettive cliniche e regolatorie di questi trattamenti, già oggetto di sperimentazioni in diversi Paesi.
Si tratta di una realtà scientifica in rapido movimento verso il riconoscimento dell’efficacia delle terapie psichedeliche, già oggetto di ricerca in diversi Paesi
Il summit si inserisce nella campagna dell’Associazione Luca Coscioni “L’Italia apra alle terapie psichedeliche”, che invita le istituzioni a guardare alle esperienze già in corso in Paesi come Canada, Stati Uniti, Australia e Svizzera, nel rispetto delle normative su cure palliative, terapie compassionevoli e trattamenti innovativi.
Particolare attenzione è stata dedicata alla prima sperimentazione italiana con psilocibina, diretta dal professor Giovanni Martinotti dell’ASL 2 Abruzzo sotto la supervisione dell’Istituto Superiore di Sanità.
«Non esiste una normativa che in Italia proibisca queste terapie innovative. Occorre quindi insistere con iniziative di formazione e informazione per creare le condizioni affinché si avviino sperimentazioni cliniche o si applichino percorsi psicoterapeutici psichedelici che hanno dimostrato la loro efficacia», ha dichiarato l’avvocata Claudia Moretti, responsabile della campagna dell’Associazione Luca Coscioni. «I primi risultati del lavoro del team del professor Giovanni Martinotti devono trovare la massima diffusione scientifica».
Secondo Marco Perduca, che coordina le attività sulle sostanze psicoattive dell’Associazione Luca Coscioni, «occorre continuare con incontri come quello di Chieti per approfondire quanto avviene fuori dall’Italia e per creare fiducia nella possibilità clinica e legale dell’immediata attuazione delle terapie psichedeliche anche da noi».
Perduca ha inoltre sottolineato che «la crescente letteratura scientifica presentata al convegno conferma che, se opportunamente integrate con la psicoterapia, le terapie psichedeliche possono essere efficaci nel curare condizioni difficili o complesse in cui la farmacologia esistente non funziona. È quindi fondamentale che la ricerca su nuovi impieghi continui, ma è altrettanto cruciale che anche in Italia si replichi quanto negli Stati Uniti, in Canada, in Svizzera e in Australia ha dimostrato di funzionare».
«È importante raccogliere le sfide e le opportunità che queste terapie offrono, senza pregiudizi e in sicurezza»
Tra i partecipanti al convegno figuravano Robert Giovanni Nisticò, presidente AIFA, Alberto Siracusano, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Giovanni Martinotti, responsabile della prima sperimentazione italiana con psilocibina, Stefano Sensi, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Chieti, Rick Doblin, fondatore di MAPS negli Stati Uniti, David Erritzoe dell’Imperial College London, Francisca Silva della Psychedelic Access and Research European Alliance, oltre a rappresentanti di EMA e di istituzioni sanitarie locali, nazionali ed europee.
Nel corso del suo intervento, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Alberto Siracusano, ha ricordato il Piano nazionale per la salute mentale, definendolo un’importante opportunità per riportare il tema al centro del dibattito pubblico e auspicando che da incontri come quello di Chieti possano arrivare stimoli e proposte.
«È importante raccogliere le sfide e le opportunità che queste terapie offrono, senza pregiudizi e in sicurezza secondo quanto emerge dai recenti studi scientifici. Occorre farlo con gli strumenti regolatori più innovativi. Guardiamo con attenzione anche alle sandbox dell’EMA, che possono aiutare gli Stati membri ad affrontare gli aspetti normativi», ha spiegato Robert Giovanni Nisticò, presidente AIFA.
Nel suo intervento Rick Doblin, fondatore e presidente della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS), ha ricordato come «Galileo sia stato processato per le sue scoperte, ma non per questo ha ritrattato e grazie a lui oggi il telescopio non è criminalizzato». Doblin ha ripercorso i quarant’anni di attività di advocacy dell’organizzazione – fondata nell’aprile 1986 – ricordando gli ostacoli incontrati nel percorso di riconoscimento dell’MDMA per il trattamento del disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Secondo gli studi citati durante il convegno, circa il 67% delle persone trattate con MDMA non presenta più sintomi di PTSD, a condizione che la somministrazione sia accompagnata da sedute di psicoterapia.
Lo stesso Doblin ha inoltre annunciato l’avvio di programmi di formazione in Italia a partire da settembre, mentre negli Stati Uniti alcune città e lo Stato dell’Oregon consentono già l’accesso a percorsi di terapia psichedelica.
Infine Spencer Hawkswell, di Therapsil, ha annunciato che il Canada potrebbe presto votare una legge sulla prescrivibilità della psilocibina. Se approvata, si tratterebbe della prima normativa di questo tipo al mondo e potrebbe diventare un modello per altri Paesi con sistemi giuridici simili.
L’incontro di Chieti ha rappresentato così un primo momento di confronto tra ricerca scientifica, istituzioni e comunità internazionale su un tema destinato a crescere nei prossimi anni, mentre anche in Italia iniziano le prime sperimentazioni cliniche e il dibattito sulle possibili applicazioni terapeutiche delle sostanze psichedeliche.



