di Carlo M. Buonamico
Scatta il 31 marzo una delle tappe chiave per la sanità digitale italiana: il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) 2.0 entra nell’ultima fase di attuazione prevista dal Pnrr (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), con l’obiettivo di arrivare alla piena operatività nazionale entro l’estate.
In concreto, tutte le Regioni sono chiamate a garantire l’alimentazione continua e tempestiva del fascicolo con dati clinici e documenti sanitari.
Cosa cambia per i professionisti
Per medici, strutture pubbliche e private e operatori sanitari, il cambiamento è soprattutto organizzativo e tecnologico. In particolare dal 31 marzo non solo le strutture del Servizio sanitario nazionale, ma anche le strutture private accreditate devono inviare i dati necessari ad alimentare il FSE. Un obbligo generalizzato di alimentazione del fascicolo che richiede anche la standardizzazione dei documenti clinici caricati, che devono essere in format interoperabile, e riportare la firma digitale. E tutto questo, dovrà essere fatto entro una manciata di giorni dall’erogazione della prestazione. Questo aggiornamento continuo del “patient summary” sarà fondamentale anche per l’accesso al SSN in condizioni di emergenza.
Le Regioni devono garantire l’alimentazione continua e tempestiva del Fascicolo con dati clinici aggiornati
Il Fascicolo sanitario elettronico non sarà più un semplice archivio, ma diventa così a tutti gli effetti un ecosistema interoperabile di dati clinici condivisi tra territori e strutture, nell’ottica di assicurare la continuità assistenziale ospedale-territorio (e viceversa) che tanto anela il nostro servizio sanitario pubblico.
Cosa cambia per i pazienti
Per i cittadini, il fascicolo sanitario elettronico diventerà progressivamente il punto unico di accesso ai servizi sanitari. Dalla consultazione di referti, esami e storia clinica alla prenotazione degli esami, ai pagamenti, fino alla possibilità di effettuare il cambio del proprio medico di famiglia.
Resta centrale il tema del consenso e della privacy: l’accesso ai dati da parte dei sanitari è possibile solo con autorizzazione esplicita, sempre revocabile.
A che punto siamo davvero
Nonostante la scadenza odierna, il sistema però non è ancora uniforme. Persistono “gap” di diverso tipo e a veri livelli. Dalle forti differenze regionali nella disponibilità dei dati al basso utilizzo da parte dei cittadini (meno della metà degli italiani ha dato il consenso), passando per i ritardi nell’integrazione completa dei servizi.
Lo ricorda in particolare una nota della Fondazione GIMBE, secondo la quale, al 30 settembre 2025, in base ai dati del portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, nessuna Regione ha reso disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023, con un livello di completezza che varia dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia (vedi Figura seguente – Fonte: Fondazione GIMBE).

Insomma, il FSE è uno dei pilastri della digitalizzazione sanitaria, ma richiederà ancora mesi per essere pienamente operativo e omogeneo.
Il prossimo passaggio
Il traguardo ora è fissato tra maggio e giugno di quest’anno, quando il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 dovrà essere completamente integrato con l’ecosistema nazionale dei dati sanitari, aprendo anche a utilizzi per ricerca e programmazione sanitaria.
Quella del 31 marzo è quindi una data spartiacque: più che un punto di arrivo, l’avvio concreto di una trasformazione che cambia il lavoro dei professionisti e il rapporto dei cittadini con il Servizio sanitario nazionale.



