Medici sotto pressione: perché in Europa si torna a parlare di professione usurante

A TrendSanità Alessandra Spedicato (Federazione Europea dei Medici Salariati - FEMS): «L'approccio non è intervenire a posteriori, ma proporre tutele fin dall'inizio della carriera»

Turni notturni, carichi di lavoro crescenti, responsabilità cliniche sempre più complesse e una stanchezza che non riguarda solo i singoli professionisti ma l’intero sistema sanitario. In Europa si riaccende il dibattito sul riconoscimento del lavoro medico come professione usurante, un tema che negli ultimi anni è uscito dalle rivendicazioni di categoria per entrare nel confronto politico e istituzionale.

Se ne è discusso al Parlamento europeo di Bruxelles durante la conferenza “Doctors Under Strain – A European Debate on the Recognition of Medical Work as an Arduous Occupation”, dove organizzazioni mediche, sindacati e istituzioni hanno messo insieme dati ed esperienze provenienti da diversi Paesi. Il quadro che emerge è chiaro: la pressione sul personale sanitario non è una fase emergenziale legata alla pandemia, ma una condizione strutturale che rischia di mettere in crisi la tenuta dei sistemi sanitari e la sicurezza delle cure.

Dati e riflessioni dal recente evento organizzato dalla Federazione Europea dei Medici Salariati (FEMS) al Parlamento Ue

Non si tratta solo di orari lunghi o di carenza di personale. Il lavoro medico oggi significa convivere con stress continuo, esposizione a rischi fisici e psicologici, difficoltà a conciliare vita privata e professionale e crescente fatica nel mantenere motivazione e benessere lungo tutta la carriera. Circostanze che rendono sempre più difficile trattenere i professionisti e attrarre le nuove generazioni.

Da qui la richiesta, sempre più forte, di un riconoscimento formale del lavoro medico come attività usurante a livello europeo, accompagnato da misure concrete per riorganizzare tempi e condizioni di lavoro e garantire tutele nel lungo periodo.

Medici in Europa: una professione usurante senza riconoscimento

La professione medica in Europa è caratterizzata da un livello di stress e usura fisica e mentale che raramente trova riscontro in altri ambiti lavorativi, nondimeno in nessuno dei 14 Paesi membri della Federazione Europea dei Medici Salariati (European Federation of Salaried Doctors – FEMS) è formalmente riconosciuta come lavoro usurante. Secondo un recente Policy Paper dell’organizzazione, i medici affrontano quotidianamente turni notturni estenuanti, orari prolungati che superano ampiamente quelli contrattuali, elevata pressione emotiva e responsabilità uniche che rendono questa professione “una delle più gravose in assoluto”.

I dati scientifici raccolti nel documento dipingono un quadro allarmante: i medici di medicina d’emergenza hanno l’aspettativa di vita più bassa tra tutte le specializzazioni, con un’età media di morte di soli 58,7 anni. I turni, in particolare quello notturno, sono associati a disturbi del sonno, aumentato rischio cardiovascolare fino al 40%, sindrome metabolica e persino un maggior rischio oncologico. A questi si aggiungono rischi occupazionali specifici come l’esposizione a malattie infettive, agenti chimici, radiazioni ionizzanti e disturbi muscoloscheletrici dovuti alla gestione di pazienti.

Carenza di personale e turni massacranti riducono l’aspettativa di vita dei medici

Particolarmente preoccupante è il divario di longevità tra medici e popolazione generale, che si sta progressivamente riducendo. Il fenomeno è attribuibile non solo alle caratteristiche intrinseche della professione, ma anche al progressivo deterioramento delle condizioni lavorative causato dalla carenza di personale, dai tagli economici e dalla mancata applicazione delle normative europee sull’orario di lavoro, inadeguate per la professione medica.

A tutto questo si aggiunge il peso psicologico. I medici devono prendere decisioni critiche in situazioni di vita o morte, confrontarsi quotidianamente con la sofferenza e il lutto e sostenere un’elevata responsabilità legale che in alcuni Paesi, come l’Italia, può avere anche implicazioni penali. Soltanto Bulgaria e Romania prevedono forme limitate di pensionamento anticipato per medici in situazioni molto specifiche. In Italia esiste teoricamente una norma che consentirebbe ai medici turnisti notturni di accedere ad anzianità contributiva anticipata, ma di fatto non è mai stata applicata.

Ne parliamo a TrendSanità con Alessandra Spedicato, presidente FEMS.

Stipendi o status previdenziale: qual è il vero problema?

«Il tema del lavoro usurante, sebbene molto sentito dalla categoria, finora non era mai stato affrontato a livello europeo – spiega Spedicato. È sicuramente un percorso lungo ma il primo passaggio necessario è quello di accrescere la consapevolezza, da parte dei medici ma anche dei pazienti, sull’assenza di questa tutela che porterebbe benefici a medici e pazienti.

Alessandra Spedicato

Riconoscere la professione medica come usurante è un passaggio necessario per avere solide basi normative su cui impiantare soluzioni che proteggano la salute dei medici lungo tutto il percorso lavorativo e permettano un invecchiamento in salute sul posto di lavoro. Dunque l’approccio al problema non è quello di intervenire a posteriori ma tutt’altro, proporre tutele fin dall’inizio della carriera lavorativa».

Pensionamenti anticipati: rischio o opportunità?

«Il pensionamento anticipato è solo una possibile strategia tra quelle che la FEMS sta studiando per accompagnare il professionista medico lungo tutta la sua carriera – dichiara Spedicato. La carenza di medici è tale solo nelle specialità impegnative e rendere la professione più attrattiva, con soluzioni che devono essere implementate nella cornice di lavoro usurante, potrà richiamare le generazioni più giovani di medici e ridurre l’abbandono della professione. Adottare politiche che aiutino i medici a conciliare la salute personale e la soddisfazione professionale con il mestiere di cura potrebbe incidere sulle assenze per malattia (ricordiamo che in Europa è molto elevata la classe di medici over 55, con l’Italia al secondo posto) e sulla qualità delle cure erogate».

Competenze specialistiche e responsabilità decisionale

«Sono diversi i fattori che rendono la professione medica usurante e, sebbene i medici condividano con altri professionisti sanitari l’ambiente di lavoro e alcuni schemi orari, alcuni elementi distinguono il lavoro del medico – ribadisce la presidente FEMS. La responsabilità legata alla decisione delle scelte terapeutiche e all’atto della cura (immaginiamo i chirurghi) sono un unicum che le altre professioni sanitarie non presentano, e hanno un peso intellettuale ed emotivo senza precedenti. È necessario anche ricordare che i medici presentano competenze e abilità molto specialistiche, derivanti da un percorso di educazione e addestramento che non finisce mai e che richiede un costante impegno fisico e mentale».

Il nodo tra previdenza, stipendi e organizzazione del lavoro

«La crisi della professione medica è un fenomeno trasversale in Europa dunque necessariamente multi fattoriale – conclude Spedicato. Negli ultimi anni è cambiato il ruolo sociale del medico, i pazienti sono diventati più impegnativi, sia per l’allungamento della vita media che per una richiesta più pressante di salute a volte non legata ad aspettative realistiche.

Aumenti retributivi aiutano ma conta soprattutto riconoscere valore e sacrifici di una professione essenziale per la società

A questo si aggiunge una crisi finanziaria che ha ridotto, in modo diverso, i finanziamenti legati alla sanità pubblica trasformando il medico da fornitore di cura a fornitore di prestazioni che devono rispettare un budget. Questi processi hanno eroso l’autonomia professionale del medico.

Sicuramente remunerazioni più alte possono essere un incentivo a scegliere la professione ma il cambiamento principale deve essere quello di riconoscere il valore e gli sforzi di una professione unica ed essenziale per garantire la sopravvivenza della società».

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Ivana Barberini
Giornalista specializzata in ambito medico-sanitario, alimentazione e salute