“Te lo sei meritato”. Quando il successo femminile smette di sembrare una colpa

La sindrome dell’impostore colpisce milioni di donne, anche quando hanno talento, competenze e risultati. La campagna promossa da Cittadinanzattiva prova a ribaltare questa narrazione

Alzi la mano (soprattutto le donne) chi, di fronte a un traguardo raggiunto, ha pensato di non esserne davvero all’altezza, di essere arrivata fin lì per caso, per fortuna o magari per un errore di valutazione altrui. È il paradosso della cosiddetta sindrome dell’impostore, un sentimento diffuso e spesso silenzioso che porta a mettere in dubbio le proprie capacità anche quando i risultati parlano chiaro. Non si tratta solo di un atteggiamento psicologico individuale. Sempre più studi mostrano come questo senso di inadeguatezza abbia radici culturali profonde fatte di stereotipi, aspettative sociali e modelli di leadership ancora fortemente maschili. Un substrato in cui il merito femminile continua, spesso inconsapevolmente, a essere percepito come un’eccezione.

Il 75% delle donne ha provato questa sensazione, ma il 58% di loro non ne parla

Da questa consapevolezza nasce “Te lo sei meritato”, la campagna lanciata da Cittadinanzattiva per accendere i riflettori su un fenomeno che riguarda molte donne, in ambito professionale e non solo. Un invito semplice ma potente: riconoscere il proprio valore e restituire al merito il suo nome.

Ne abbiamo parlato con Anna Lisa Mandorino, Segretaria di Cittadinanzattiva per capire perché oggi sia ancora necessario dirlo ad alta voce e soprattutto perché, dietro quella frase apparentemente semplice, si nasconde una sfida culturale che riguarda tutta la società.

La sindrome dell’impostore tra insicurezze personali e condizionamenti del sistema

Anna Lisa Mandorino
Anna Lisa Mandorino

«Abbiamo ideato la campagna “Te lo sei meritato” per promuovere l’empowerment femminile e combattere la sindrome dell’impostore – spiega Mandorino. Questa è una condizione psicologica diffusa, quindi non solo femminile, ma le donne sono più propense per condizionamenti sociali e culturali a percepire i loro risultati come immeritati o dovuti alla fortuna, anziché alle loro reali competenze. I dati che citiamo indicano che il 75% delle donne ha provato questa sensazione, ma il 58% di loro non ne parla. Cittadinanzattiva, con la sua esperienza quasi cinquantennale di impegno civico, ritiene che la parità di genere sia una precondizione necessaria per la piena cittadinanza e lo sviluppo democratico. La campagna mira specificamente a rompere il silenzio su questo tema e incoraggiare un cambiamento culturale più ampio. Vuole trasformare un sentimento individuale in un tema generale e collettivo.

La sindrome dell’impostore è meno spesso una questione di insicurezza personale. La nostra analisi evidenzia che essa è alimentata principalmente da disuguaglianze strutturali, sottorappresentazione femminile e pregiudizi culturali. Sebbene una componente psicologica individuale possa esistere, è il sistema, con le sue dinamiche storiche che hanno messo in discussione l’autorevolezza delle donne, a creare l’ambiente in cui questa percezione si manifesta e prospera. È fondamentale riconoscere che non possiamo separare l’esperienza individuale dal contesto strutturale».

Evitare la trappola dell’empowerment ridotto alla sola fiducia in sé stesse

«Questo rischio è centrale e lo stiamo affrontando sin dall’ideazione della campagna, proprio per evitare la trappola di focalizzarci solo sulla questione della fiducia, è necessario andare oltre il messaggio motivazionale. Abbiamo quindi pensato di creare uno spot di comunicazione sociale, eventi pubblici e attività di advocacy; poi ci sono le attività future, come i webinar e le sessioni di formazione, che mirano a fornire strumenti per riconoscere e affrontare questi temi a livello collettivo, non solo individuale. La sindrome è un sintomo di un ambiente che chiede alle donne di dimostrare continuamente il proprio valore. La consideriamo esattamente in quest’ottica.

È fondamentale riconoscere che non possiamo separare l’esperienza individuale dal contesto strutturale

Questo è in gran parte il sintomo di un ambiente che, attraverso disuguaglianze strutturali e pregiudizi culturali, costringe le donne a dover continuamente dimostrare la propria competenza. Le conseguenze di questo ambiente sono gravi, burnout, ansia e autosabotaggio, e rappresentano un ostacolo alla crescita sociale collettiva».

Il cambiamento culturale è necessario

«Il cambiamento culturale fondamentale che ci aspettiamo e per cui ci stiamo impegnando è il riconoscimento universale della parità di genere non come un obiettivo secondario, ma come precondizione necessaria per la piena cittadinanza e per lo sviluppo democratico del Paese. In dieci anni, speriamo che la necessità di questa campagna svanisca perché saranno state eliminate le disuguaglianze strutturali, la sottorappresentazione e i pregiudizi culturali che alimentano la sindrome dell’impostore. Dobbiamo passare dal chiedere alle donne di “credere in sé stesse” al riconoscimento e all’auto riconoscimento del proprio valore senza riserve.

Il riconoscimento universale della parità di genere è la precondizione necessaria per piena cittadinanza e sviluppo democratico

Il lancio della campagna si basa su testimonianze potenti per aiutare le persone a riconoscere e superare questi schemi e stiamo continuando a raccogliere le storie da tutta Italia. Abbiamo infatti avuto il privilegio di incontrare donne di spicco come Victoire Gouloubi (chef, autrice e voce dell’Africa contemporanea), Roberta Noè (giornalista di Sky Sport) e Raffaella Buzzetti (Presidente della Società Italiana di Diabetologia), le cui storie mostrano chiaramente che il fenomeno della sindrome dell’impostore non risparmia neanche le professioniste con carriere consolidate. La loro disponibilità a condividere le proprie esperienze è ciò che ci ha fatto comprendere quanto il fenomeno sia diffuso e, allo stesso tempo, anche quanto la cultura del silenzio contribuisca a renderlo invisibile».

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Ivana Barberini
Ivana Barberini
Giornalista specializzata in ambito medico-sanitario, alimentazione e salute