Rubrica

«Dobbiamo investire solo su ciò che serve e non su ciò che ci piace»

Beatrice Lorenzin invita a distinguere sostenibilità e austerità, auspicando politiche della salute basate su evidenze e una visione di medio-lungo periodo

Occorre fare politiche della salute evidence-based. In quest’ottica, la sostenibilità va distinta dall’austerità: sostenibilità non significa semplicemente spendere meno, ma allocare le risorse in modo efficace sulla base dei bisogni reali.

Serve innanzitutto una scelta politica chiara: definire quanto è necessario investire per garantire i livelli essenziali di assistenza e l’accesso all’innovazione, e calibrare di conseguenza tutte le altre politiche pubbliche. Oggi siamo al di sotto della media europea: a fronte di un valore di riferimento intorno al 7% del Pil, il finanziamento del Fondo sanitario nazionale si avvicina al 6%. Questo si traduce in una riduzione dell’accesso alle terapie innovative e in una minore attrattività del sistema per medici e infermieri.

Non si tratta però solo di aumentare la spesa. È altrettanto necessario intervenire con riforme strutturali omogenee, finora non realizzate in modo adeguato. Le riforme comportano costi iniziali, ma generano anche risparmi: esistono ancora margini di efficientamento, a patto che le risorse recuperate vengano reinvestite nel sistema sanitario. Un esempio è il meccanismo del payback, che potrebbe essere indirizzato in modo più mirato al finanziamento dei fondi sanitari regionali.

Le politiche sanitarie più efficaci nel tempo sono quelle basate su evidenze e su una visione di medio-lungo periodo

Le politiche sanitarie più efficaci nel tempo sono quelle basate su evidenze e su una visione di medio-lungo periodo: dalle vaccinazioni all’organizzazione della rete sanitaria. Sistemi complessi richiedono aggiornamenti continui, ma sempre guidati da obiettivi chiari.

Se l’obiettivo è mantenere un sistema universalistico, equo e accessibile, tutte le trasformazioni devono essere orientate a questo fine. In tema di innovazione tecnologica, è fondamentale rafforzare i contesti di ricerca, oggi ancora troppo poco attrattivi: i ricercatori scelgono raramente l’Italia, anche a causa delle difficoltà nel trasferimento tecnologico e di un sistema regolatorio che rappresenta un ostacolo. Nonostante norme che prevedono tempi certi per le autorizzazioni, persistono rallentamenti significativi.

È quindi necessario intervenire su questi nodi critici, semplificando i processi e rendendo il sistema più dinamico. Questo richiede una visione nazionale accompagnata da un’azione locale, che coinvolga distretti industriali e scientifici, università e regioni, valorizzando non solo il Nord ma anche il potenziale ancora inespresso del Centro-Sud.

Solo attraverso politiche fondate su evidenze, programmazione e capacità di attuazione sarà possibile coniugare sostenibilità e accesso equo all’innovazione.

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Carlo M. Buonamico
Carlo M. Buonamico
Giornalista professionista esperto di sanità, salute e sostenibilità