Con un terzo delle imprese italiane che a inizio 2026 ha già integrato in modo strutturato soluzioni di intelligenza artificiale nei propri processi, la trasformazione digitale rappresenta sempre più un fattore decisivo di competitività industriale. Nel settore farmaceutico, tra i più avanzati nell’adozione delle nuove tecnologie, emerge però una crescente distanza tra grandi aziende e piccole-medie imprese.
La transizione digitale avanza, ma non in modo uniforme
Il tema è stato al centro della seconda giornata del 65° Simposio nazionale dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI), in corso a Rimini, dove esperti e rappresentanti del settore hanno analizzato opportunità e ostacoli di una trasformazione che coinvolge l’intera filiera del farmaco.
I colli di bottiglia della transizione digitale
Secondo Giorgio Bruno, Presidente di AFI, il passaggio verso modelli produttivi sempre più guidati dall’intelligenza artificiale incontra criticità che riguardano tre dimensioni: culturale, tecnologica e finanziaria.
Dati, competenze e cultura aziendale sono le leve della competitività
«Nel passaggio da una produzione farmaceutica tradizionale a modelli sempre più guidati dall’intelligenza artificiale – ha spiegato Bruno – le aziende pharma italiane si confrontano oggi con alcuni colli di bottiglia ricorrenti, che riguardano tre dimensioni principali. Sul piano culturale, permane spesso una difficoltà nell’evolversi da modelli produttivi consolidati verso approcci realmente data-driven, che richiedono nuove competenze, una maggiore integrazione tra funzioni e una diffusa fiducia nell’uso dell’IA nei processi decisionali e produttivi. Sul piano tecnologico, la principale criticità è legata alla frammentazione dei dati e alla disomogeneità delle infrastrutture digitali, che limitano l’interoperabilità dei sistemi e quindi la piena scalabilità delle soluzioni di intelligenza artificiale lungo la filiera produttiva. Infine, sul piano finanziario, gli investimenti necessari per una digitalizzazione avanzata, un’automazione e uno sviluppo di competenze specialistiche non sono sempre sostenibili in modo uniforme, soprattutto per le realtà di minori dimensioni. Superare questi vincoli è condizione essenziale per rafforzare la competitività del settore e accelerare una trasformazione industriale ormai imprescindibile».
Le difficoltà delle imprese di minori dimensioni trovano riscontro anche nei dati della Banca d’Italia: oltre l’80% delle grandi aziende ad alta tecnologia ha già avviato progetti di digitalizzazione avanzata, mentre la quota scende sotto il 25% tra le PMI, soprattutto per effetto delle barriere finanziarie e della scarsità di profili tecnici specializzati.
Dalla ricerca alla fabbrica intelligente: l’AI per arrivare prima ai pazienti
Il valore strategico dell’intelligenza artificiale nel ciclo di vita del farmaco è stato approfondito da Massimo Scaccabarozzi, Direttore del Think Tank “On Radar” della Fondazione Menarini, che ha evidenziato il ruolo delle tecnologie digitali nell’accelerare ricerca, sviluppo e produzione.
«Nella ricerca e sviluppo – ha detto il Direttore – a partire dalla fase di discovery sino ad arrivare, attraverso gli step di non clinical research, early clinical research, late stage clinical trial e regulatory submission & approval, passando poi per il manufacturing e le good manufacturing practices e, infine, per le post approval activities, la farmacovigilanza, il monitoraggio e gli studi di efficacia e sicurezza, l’obiettivo (e il contributo che l’intelligenza artificiale sta portando) è quello di ridurre i tempi e i fallimenti per arrivare prima ai pazienti».
L’innovazione deve tradursi in benefici per pazienti e sistemi sanitari
Per Scaccabarozzi, la leadership del Pharma italiano passa anche dalla capacità di valorizzare il capitale umano attraverso nuove competenze e nuovi ruoli professionali.
«Il percorso del ciclo di vita è un percorso complesso e le nuove tecnologie possono renderlo ancora più complesso se non adeguatamente integrate. Nuove competenze e nuovi ruoli sono fondamentali. In passato ci siamo avvalsi dei transformation officer e oggi credo dovremmo creare figure quali lo chief AI officer per gestire il passaggio e lo sviluppo adeguato di questi nuovi sistemi. Il capitale umano sarà ancor più valorizzato se saremo in grado di comprendere che l’intelligenza artificiale è uno strumento ad uso e consumo dell’intelligenza umana e l’approccio dovrà essere umanocentrico».
Il paradigma indicato è quello della “co-intelligence”, in cui intelligenza artificiale e intelligenza umana collaborano valorizzando le rispettive capacità.
Farmaci equivalenti e biosimilari, una leva per autonomia strategica e sostenibilità
Il dibattito ha coinvolto anche il settore dei farmaci equivalenti, biosimilari e medicinali a valore aggiunto. Secondo Riccardo Zagaria, Presidente di Egualia, questo comparto rappresenta oggi un elemento strategico per garantire resilienza produttiva e sicurezza sanitaria europea.
«L’industria dei farmaci equivalenti, biosimilari e value added medicines rappresenta oggi una componente essenziale della sicurezza sanitaria europea. In un contesto segnato da crescenti tensioni geopolitiche e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, è fondamentale riconoscere il valore strategico del comparto off patent per garantire continuità delle forniture, accesso alle cure e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».
La sfida, secondo Egualia, è costruire un quadro normativo e industriale capace di rafforzare la capacità produttiva europea e valorizzare un settore che contribuisce quotidianamente alla tenuta dei sistemi sanitari e alla tutela dei pazienti.




